Sword Gai: The Animation

Una storia di armi e maledizioni. Poteva essere un bel prodotto ma la trama latita ed il finale è tagliato con l’accetta.

 

 

Credo sia la prima volta che assisto ad un lavoro dove il protagonista è una figurina di contorno per metà della serie: quasi tutta la prima parte della stagione è incentrata sulle storie di alcune armi maledette e dei loro ultimi possessori; racconti interessanti che spesso si concatenano, ma che non danno assolutamente niente in più alla storia principale. Cosa ancora peggiore è il coprotagonista, che poi fungerà da antagonista nello scontro finale, che si presenta solo oltre metà della stagione.

Proprio quando la storia comincia ad ingranare, tutto precipita velocemente verso il finale che è tagliato con una scure invisibile in modo brutale. Dopo aver visto la serie anche Joe Bastianich esclamerebbe: “Vuoi che muoro?”; questo solo per darvi un’idea di massima di quello che ho visto.

La storia narra di un mondo contemporaneo in cui le armi che sono state usate in innumerevoli battaglie possono sviluppare una propria volontà e dominare l’uomo che le brandisce: le armi leggendarie, che hanno mietuto infinite vittime, richiedono sangue per placare il proprio desiderio e questo porta col tempo a far impazzire chi le impugna; ogni volta che un uomo brandisce l’arma concede parte della propria umanità e della propria sanità mentale all’arma stessa. Gli uomini che riescono a resistere alla volontà dell’arma sono chiamati Crisalidi e sono destinati a perdersi nella volontà dell’arma maledetta diventando dei Busoma, in altre parole portatori inconsapevoli di armi. I poteri di Crisalidi e Busoma arrivano al proprio apice durante la vestizione delle armature, espressione della stessa volontà malata delle armi, che permettono di sviluppare capacità inimmaginabili.

 

 

Gai è il nostro protagonista e, sin dalla nascita, la sua vita è stata legata alla katana maledetta Shiryu, un’arma leggendaria che ha falciato numerose vite. Il ragazzo, che è rimasto orfano subito dopo la nascita proprio a causa della katana maledetta, viene adottato dalla famiglia Ogata, famiglia di famosi maestri forgiatori impegnati a preparare armi di alta fattura e a mantenere Shiryu dormiente. Gai è un ragazzo solitario e taciturno che non esprime mai i suoi sentimenti, l’unica cosa che lo scuote è la costruzione di armi e la presenza di Shiryu; in pratica è come il pupazzo One che si anima solo quando gli viene introdotto un braccio su per il fondoschiena.

Il legame tra ragazzo e katana comincerà a diventare sempre più presente fino al giorno in cui, durante una cerimonia per placare Shiryu, Gai perderà un braccio. Il maestro Ogata, sentendosi in colpa per l’accaduto, decide di fondere la katana e creare un braccio artificiale per il ragazzo; ora Shiryu e Gai sono una cosa sola e la sete di sangue dell’arma comincerà a corrompere il ragazzo trasformandolo in una Crisalide.

La storia di Gai viene spesso interrotta per raccontarci altre storie di armi maledette; una scelta interessante che ampia la conoscenza delle armi e del loro funzionamento. Il problema è che quest’approfondimento non ha un grande impatto sulla storia del nostro protagonista che può tranquillamente essere raccontata anche senza trame aggiuntive. Oltretutto il confronto tra Gai e il suo antagonista, che dovrebbe essere la struttura primaria e portante della serie, è relegato quasi solo all’ultima puntata, facendo precipitare gli eventi così velocemente da far perdere il filo del discorso.

Il primo Busoma della storia, nato da una falce, sembrerebbe essere il macchinatore dietro a tutte queste trame; il problema è che appare come un’ombra sullo sfondo ma non si mette mai in gioco, pur essendo definito come il nemico più potente che ci sia. Mi chiedo ancora, a che serve un personaggio del genere?

 

 

Il finale è gestito da schifo! La storia sembra tagliata con l’accetta neanche fosse un B-Movie di pessima qualità: siamo nel momento principale dello scontro finale, proprio quando i due avversari si stanno per menare forte, proprio quando si deve concretizzare la vera minaccia dei Busoma tramite la loro ultima evoluzione e… ZAC, taglio netto e panoramica con titoli di coda sui personaggi sopravvissuti. La sensazione che mi ha lasciato è la stessa di quando addenti una succulenta pizza bianca e ti ritrovi come gomma da masticare in bocca. Bonci mio, aiutami a dire: “Male, male, male!”.

Graficamente questo lavoro è sufficiente, anche se le animazioni dei Busoma in armatura sono brutte pur essendo state realizzate in computer grafica 3D. Credo che la causa principale di questa bruttura non sia tanto dovuta alla legnosa animazione grafica, bensì ad una pessima scelta estetica iniziale: ritengo che nessuno di quei mostri in armatura possa essere considerato né bello né proporzionato. Sfondi e personaggi al contrario hanno una riuscita onesta, nulla di eclatante sia chiaro, ma per lo meno sono gradevoli.

Concludendo, la serie è ricca di tanti racconti ma manca di concretezza per quanto riguarda la storia portante. L’epica battaglia è tagliata con l’accetta, cosa che potrebbe essere anche una scelta interessante se solo il finale fosse stato concepito per spiegare o per raccontare gli eventi tagliati; purtroppo invece anche il finale è tirato via velocemente come se fossero finiti i soldi. In pratica, oltre a tagliare brutalmente il momento topico della battaglia finale, la storia si conclude senza la dovuta cura ed attenzione, il che è strano visto che le storie sulle armi che sono narrate nella prima parte di stagione sono interessanti e curate a dovere, tanto da meritarsi la piena sufficienza. Purtroppo la gestione dei personaggi ed il finale rovinano tutto!

 

Sword Gai: The Animation, 2018
Voto: 3