Violet Evergarden: la recensione

Una storia estremamente particolare, che riesce ad insinuarsi persino oltre le corazze più resistenti e ti fa sciogliere in un mare di emozioni e lacrime.

 

 

Di solito non scrivo di anime che provocano una forte reazione emozionale, ma quest’opera mi è stata segnalata e ho deciso vederla. Sinceramente non mi sarei mai aspettato di rimanere così emotivamente rapito da questa serie animata, eppure eccomi qui ad elogiare quest’opera.

La storia comincia in sordina. Le prime puntate non sono particolarmente esaltanti, ma preparano il terreno per le vere e potenti bordate emotive che seguiranno. I misteri che si annidano nel passato di Violet, la nostra protagonista, e che sono accennati all’inizio, servono a creare quell’impianto adeguato a coinvolgere il pubblico. Allo stesso tempo hanno lo scopo d’incuriosire lo spettatore che, senza accorgersene, sarà portato a continuare la visione di questo anime.

La serie si ambienta in un mondo simile alla fine del 1800, con una tecnologia che spazia di qualche decade avanti ed indietro a seconda delle occasioni. Possiamo quindi trovare treni a vapore, navi da guerra ed aerei militari che sorvolano i cieli di città in cui girano ancora cavalli trainati da buoi. La guerra ha portato la distruzione nelle campagne e nei paesini di confine, mentre nelle grandi città sembra che il disastro sia solo una minaccia lontana.

Violet è un’orfana che è stata trovata tra le macerie di una città distrutta dalla guerra. È stata addestrata al combattimento per diventare un’arma umana e, come se fosse un oggetto, è stata regalata al Maggiore Gilbert Bouganvillea dal suo diretto superiore e fratello Dietfried. Durante uno scontro, Violet e Gilbert rimangono gravemente feriti e lei perde entrambe le braccia.

Alla nostra protagonista vengono installate delle pregiate protesi in metallo al posto delle braccia che le permettono di sostituire gli arti mancanti. Per tutto il tempo della degenza Violet attende di ricevere degli ordini dal suo Maggiore, ma alla fine del percorso riabilitativo viene affidata al Tenente Claudia Hodgins.

 

 

Il militare prova a spiegarle che non deve più sentirsi legata al suo vincolo militare, ma Violet, che ha sempre e solo combattuto da quando ha memoria, non capisce perché il suo Maggiore l’abbia abbandonata come se fosse un’arma ormai inutilizzabile. Con un’evidente bugia, il Tenente Hodgins convince Violet che l’ultimo ordine di Gilbert sia stato quello di renderla libera. Violet ora deve trovare la sua strada nel mondo.

Hodgins la invita a lavorare per la compagnia postale che lui stesso ha fondato dopo aver lasciato l’esercito. La ragazza, che ha evidenti problemi di interazione emotiva con le altre persone, decide di diventare una “bambola di scrittura automatica”. Devo ammettere che questa è un’ottima intuizione dell’autore. Che cosa sono e cosa fanno le “bambole di scrittura automatica”? Semplicemente aiutano la popolazione analfabeta a scrivere una lettera.

Sembrerebbe facile scrivere sotto dettatura, ma non è quello che i clienti desiderano. Essi esprimono confusamente i loro sentimenti e quindi le “bambole” devono cercare di capire effettivamente di cosa la persone abbiano bisogno e riportarlo su carta. Immaginate ora Violet, quasi del tutto incapace di capire le persone e di empatizzare con loro, alle prese con una professione che fa dell’empatia la dote primaria. Le conseguenze non possono che essere disastrose.

Ma perché Violet decide di diventare una “bambola di scrittura automatica”? La risposta è semplice. Lei desidera capire che cosa significano le ultime parole che sono uscite dalla bocca del suo Maggiore: “Ti amo”.

 

 

Il passato di Violet, per quanto surreale possa essere, è forse la parte meno coinvolgente di tutto il resto della serie, ma permette di costruire un personaggio che attrae fortemente le emozioni dello spettatore. Tutto quello che segue è una serie di racconti in cui Violet, facendo il suo lavoro, si trova di fronte a momenti emotivamente coinvolgenti. Difficilmente si riesce a resistere alla portanza emotiva di queste storie che sono alla fine dei brevi racconti di grande impatto.

Probabilmente la semplicità delle storie sono il punto di forza della serie: tanti racconti diversi che si susseguono e che sono capaci di trasmettere allo spettatore sensazioni emotive diverse per sfumature e contenuti. L’amore per un figlio, la perdita di una persona cara, l’amore oltre le costrizioni sociali sono solo alcuni degli spunti che vengono presentati nelle storie di Violet Evergarden.

Graficamente parlando i disegni sono di livello superiore. In particolare i colori sembrano essere estremamente lucenti e vividi. L’animazione è allo stesso tempo molto curata e fluida. Sinceramente questo è un lavoro che potrebbe tranquillamente competere con un prodotto cinematografico senza sfigurare.

La musica è stata scelta per essere un giustissimo accompagnamento, mai troppo invadente o troppo effimera da sparire nel nulla. Sono rimasto davvero colpito di come siano riusciti ad usare la musica per stimolare lo spettatore immergendolo ancora più a fondo nell’emotività della serie stessa.

Sono ancora profondamente indeciso se chiamarlo “capolavoro” o più semplicemente definirlo come un’opera di altissimo livello, ma quello che mi sento di dire è che il risultato è estremamente soddisfacente. Un’opera che coinvolge emotivamente lo spettatore in questo modo mi è capitata assai di rado. Io ve lo consiglio vivamente soprattutto se siete predisposti a farvi trasportare come una foglia al vento in una tempesta di emozioni.

 

Violet Evergarden, 2018
Voto: 9
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