I Piccoli Maestri: la recensione

Pur mantenendo una certa onestà intellettuale, Daniele Lucchetti confeziona un film retorico e non troppo allettante; colpa di una regia sottotono e di un cast non all’altezza.

 

 

Daniele Lucchetti è un regista affermato e di sicuro valore, ma non tutti i suoi lavori possono dirsi riusciti. Purtroppo I Piccoli Maestri è una delle sue pellicole meno efficaci: pur riconoscendole determinati aspetti positivi, complessivamente il film convince in modo relativo.

Uscito nelle sale nel 1998, I Piccoli Maestri è la trasposizione del romanzo autobiografico omonimo di Luigi Meneghello, partigiano non comunista che combatté sulle montagne venete durante la Seconda Guerra Mondiale. I Piccoli Maestri racconta la storia di uno sparuto gruppo di partigiani, studenti universitari, seguendoli durante i tre anni di guerra fino all’arrivo degli Alleati nel nord Italia.
Il soggetto è sicuramente valido, ma la storia viene raccontata da Lucchetti in modo non affascinante. Ci sono pochi preamboli, poche transizioni tra un episodio e l’altro, e solo in alcuni tratti del film la narrazione scorre fluida. Lo stesso taglio della fotografia non eccelle; complessivamente ci si trova di fronte ad una realizzazione lontana dalle produzioni più attente e più curate nel modo di raccontarsi.

D’altro canto anche il cast non aiuta minimamente a tenere sostenuta la qualità del girato; la recitazione è sempre troppo teatrale, o approssimativa, o non credibile. I volti noti a salvarsi sono solo quelli di Stefania Montorsi (Mille Bolle Blu, Dillo Con Parole Mie) e il sempre convincente Marco Paolini (Il Racconto Del Vajont, I-TIGI Canto Per Ustica, Il Sergente); per entrambi però la partecipazione è limitata a figure di secondo piano, poco presenti e sottosfruttate.

 

 

A fare la parte del leone è l’attore italiano più sopravvalutato di inizio secolo: quello Stefano Accorsi che ricordiamo con un sorriso in una pubblicità di gelati ma che quasi mai ha espresso credibilità nelle sue tante presenze sul grande schermo (Jack Frusciante È Uscito Dal Gruppo, Radiofreccia, L’Ultimo Bacio, La Stanza Del Figlio, Il Giovane Casanova, Romanzo Criminale, Saturno Contro, Baciami Ancora, A Casa Tutti Bene). In linea col resto della sua carriera, Stefano Accorsi risulta inadatto, eccessivo, finto: un vero pesce fuor d’acqua.

Non molto meglio va il suo gregario, un Giorgio Pasotti non a caso presente più in modeste produzioni televisive che sul grande schermo (L’Ultimo Bacio, Baciami Ancora, La Grande Bellezza, Sapore Di Te).

Nonostante le premesse, I Piccoli Maestri non è però una pellicola da buttare. La storia, per quanto scollegata e mal recitata, riesce a suo modo a stimolare la curiosità dello spettatore; e se non altro, I Piccoli Maestri racconta una pagina di storia italiana senza estremismi politici e senza utilizzare quei toni e termini da guerra civile che oggi una parte politica ha ingiustificatamente ritirato fuori. Il vero valore de I Piccoli Maestri è che non si tratta della solita pellicola che punta a incensare i “compagni”; non nasconde gli eccessi o le azioni nefande compiute dai partigiani comunisti, dai quali il gruppo dei protagonisti si distacca e si dissocia, pur combattendo lo stesso nemico.
Questo è forse il maggior pregio del film (e la cosa si ripeterà in altri lavori di Daniele Lucchetti): non schierarsi a tappetino a favore del “partito”, ma mantenere una visione non certo scevra da critiche anche forti nei confronti delle ipocrisie del mondo sinistroide-comunista.

Nella sua lunga carriera, Daniele Lucchetti ha realizzato molti film di alterna efficacia (Domani Accadrà, La Settimana Della Sfinge, Il Portaborse, Arriva La Bufera, La Scuola, Dillo Con Parole Mie, Mio Fratello È Figlio Unico, Anni Felici, Io Sono Tempesta); purtroppo I Piccoli Maestri è fra quelli meno riusciti, mancandogli una coralità complessiva per emergere e convincere pienamente.

 

I Piccoli Maestri, 1998
Voto: 6
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