Terminator: Dark Fate – Defiance: la recensione

Il titolo di Slitherine fa centro pieno: il gioco dedicato al mondo di Terminator è uno dei migliori videogiochi di strategia dell’ultimo periodo.

 

 

Ne avevamo avuto il sentore durante la nostra anteprima, ed il test di Terminator: Dark Fate – Defiance ci ha confermato le ottime sensazioni che avevamo provato poco tempo fa. Il nuovo RTS di Slitherine è uno dei titoli più azzeccati degli ultimi tempi, e va a soddisfare il palato degli appassionati dei giochi più ragionati che però si aspettano anche un gameplay rapido e spettacolare.

Terminator: Dark Fate – Defiance (ma perchè ultimamente tutti i titoli Slitherine hanno nomi chilometrici?) è ambientato qualche anno dopo il Giorno Del Giudizio, cioè il giorno in cui le macchine si ribellano agli umani e tentano di sterminarli. Vestiremo i panni di Alex Church, un comandante di prima nomina che, mandato al fronte in missione di ricognizione, incasina gravemente le cose, trasformando quello che doveva essere un semplice pattugliamento in un rovinoso incontro con i Terminator che porta alla fuga dell’intera compagine dal settore. Ci troveremo isolati, con pochi uomini e senza mezzi nel bel mezzo del nulla, e dovremo sia difenderci dalle macchine che sopravvivere ai giorni che passano trovando rifornimenti adeguati nelle zone che attraverseremo.

 

 

Terminator: Dark Fate – Defiance miscela due livelli di gioco: quello classico degli RTS con approccio ragionato e quello gestionale su di una mappa ad ampia scala dove prendere le nostre decisioni sulle prossime mosse. E che Terminator: Dark Fate – Defiance non sia un RTS classico lo si nota subito: in combattimento sarebbe follia scagliare le nostre truppe contro il nemico senza prendere le necessarie precauzioni; mentre la scuola di Command & Conquer o Starcraft ha insegnato a troppe generazioni che bisogna cliccare rapidamente per costruire in massa ed inviare allo scontro le nostre truppe alla rinfusa, qui ci si rifà a titoli come Codename: Panzers, dove la sopravvivenza di ogni singola nostra unità è vitale per il prosieguo della campagna.
Ecco quindi che dovremo pensare in anticipo a come manovrare i nostri uomini in giro per la mappa, cercando di attirare i nemici nei luogi a noi più congeniali per ingaggiare un conflitto a fuoco che ci vedrà inesorabilmente in inferiorità numerica e di potenza di fuoco.

Si rivela quindi fondamentale sfruttare gli edifici e le coperture del terreno; pensare a quali unità mettere in prima linea e a quali concedere di sparare da lontano; allestire dei gruppi di combattimento eterogenei in grado di sfruttare vicendevolemente le peculiarità delle varie unità. All’ovvia importanza delle unità anticarro, dotate di missili in grado di danneggiare le unità pesanti del nemico, si affiancano quelle dotate di armi anti-aria, quelle capaci di piazzare mine antiuomo e anticarro, quelle che possono disabilitare e riprogrammare le macchine per farle combattere al nostro fianco e così via. Ogni unità ha un suo impiego specifico, ma le situazioni in campo non ci permetteranno di usarle sempre come o quando vorremmo.

 

 

Ovviamente anche i veicoli hanno un peso di tutto rilievo, considerando che oltre ad essere solitamente in grado di trasportare diverse squadre sono anche delle importanti piattaforme in grado non solo di schierare armi pesanti, ma anche di riarmare i nostri uomini.
Il fattore rifornimenti gioca infatti un ruolo chiave in Terminator: Dark Fate – Defiance; per ogni unità si tiene conto dei proiettili a disposizione (esattamente come nei titoli della serie Combat Mission, maggiormente indicati a strateghi esperti), del carburante e delle parti di ricambio rimaste. Durante la battaglia vedremo questi valori scendere rapidamente, e solo i veicoli adatti saranno in grado di ripristinare questi parametri; il rischio di vedere le nostre unità più importanti restare a secco è presente e non sarà raro trovarci col sangue ghiacciato nello scoprire che stiamo per perdere un’importante posizione solo perchè non possiamo rifornirla.

Per le riparazioni e le operazioni di pronto soccorso, Terminator: Dark Fate – Defiance concede un margine di malleabilità per rendere il gameplay più dinamico: gli equipaggi dei veicoli possono facilmente rimetterli in funzione una volta danneggiati (se ci sono parti di ricambio a bordo e se il veicolo non è in fiamme) e i soldati feriti recuperano la loro salute se l’unità resta immobile e non in combattimento (ma superata una soglia di danno muoiono).

 

 

Il titolo di Slitherine si avvale della “pausa attiva”, cioè quella forma di pausa in cui possiamo dare ordini precisi alle nostre unità; una modalità fondamentale per gestire al meglio le nostre forze in campo, a volte estremamente numerose, mantenendo al tempo stesso un ritmo di gioco serrato, dove gli accadimenti si susseguono rapidamente e dove non necessariamente saremo in grado di tenere tutto a bada.

La fase strategica permette di gestire le nostre unità: potremo riarmarle, rifornirle, curarle, venderle o licenziarle; il nostro esercito infatti ha costantemente bisogno di rifornimenti, e non sempre avere uno stuolo di unità in azione è la scelta migliore. Questo fattore mette addosso non poca pressione, non avendo idea di cosa ci possa aspettare nella prossima missione, e sapendo che gli spostamenti richiedono ingenti quantità di rifornimenti e che non tutti gli insediamenti che incontreremo ci permetteranno di ottenere quel che ci serve per proseguire nel cammino.

 

 

In Terminator: Dark Fate – Defiance si ha sempre la sensazione di essere in una situazione di inadeguatezza, di pericolo, di inferiorità e di incertezza; tutte componenti che rendono un gioco ricco di suspance. L’atmosfera è sempre cupa e ottimamente realizzata, grazie a colori solitamente tendenti al grigio e che rimandano alla coltre scura creata dagli umani per ostacolare la produzione delle macchine. La gestione degli scontri è tutto sommato semplice: nonostante le variabili in campo, è facile indirizzare le nostre unità e farle comportare come vogliamo.

Il gioco è sicuramente ben fatto, e presenta solo problemi minori che però si sarebbe potuto risolvere in fase di sviluppo. Quello principale riguarda il pathfinding delle unità, che a volte si separano o si incastrano in passaggi meno agevoli del territorio; solitamente basta dar loro un’indicazione di movimento diversa per risolvere la situazione, ma il problema sta nell’accorgersene e nel tempo perso, visto che in Terminator: Dark Fate – Defiance la tempestività è chiave.
Un fastidio che poteva essere facilmente evitato è lo spessore infinitesimale della barra che permette di scorrere le nostre unità nella schermata strategica; è impensabile che nel 2024 bisogni ancora cercare di “acchiappare” col mouse un elemento dell’interfaccia, specialmente quando la sua funzione è così basilare. Si tratta di un problema evidente e frustrante che può essere risolto con poco.
Altro elemento che andrebbe rivisto è la mancanza di indicazione sulla destinazione delle nostre unità. Mettere un segnale sul punto previsto di arrivo quando selezioniamo un’unità ci permette di capire come stiamo muovendo le truppe, ma questa importante notifica manca.

 

 

Si tratta comunque di elementi secondari, che non inficiano troppo sull’esperienza di gioco. Terminator: Dark Fate – Defiance è un ottimo gioco di strategia che nasconde la sua natura ragionata dietro un marchio solitamente legato all’azione ed alla spettacolarità (che in questo videogioco non manca); il titolo di Slitherine è profondo, complesso e ricco di componenti (oltre alla campagna esiste la possibilità di effettuare scontri in multiplayer o locali, con battaglie delle quali possiamo definire i parametri). Terminator: Dark Fate – Defiance è sicuramente un gioco di tutto rispetto ed uno dei migliori di strategia dell’ultimo periodo.

 

Terminator: Dark Fate – Defiance, 2024
Voto: 8.5
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