Brian Di Nazareth: la recensione

Una pellicola dissacrante e senza freni, capace di colpire a tutto tondo: Brian Di Nazareth è un film imprescindibile per ogni persona libera delle ideologie.

 

 

Il nome Monty Phyton richiama alla mente alcuni dei più clamorosi e intelligenti film degli anni ’70, che con la loro ironia e la loro follia hanno saputo tracciare un solco nella cinematografia di genere.
Se nei loro sketch più famosi, in Ed Ora Qualcosa Di Completamente Diverso e ne Il Sacro Graal il gruppo di comici inglesi avevano saputo affiancare demenzialità e sottili ma pungenti ironie soprattutto nei confronti della medio-alta borghesia inglese, in Brian Di Nazareth i Monty Phyton confezionano quello che rappresenta un notevole passo in avanti della loro sempre educatissima ferocia satirica, allargando il tiro soprattutto su bersagli considerati solitamente intoccabili: la religione e i gruppi di contestatori della sinistra internazionale.

 

 

La trama del film è presto detta: Brian viene alla luce nello stesso momento e vicino alla capanna dove nasce Gesù; e fin dal primo momento viene scambiato per un profeta. Le sue peripezie nella Palestina occupata dagli antichi romani permettono ai Monty Phyton di imbastire un film costruito su gag esplosive e dirompenti che seguendo solitamente un chiaro filo logico, demoliscono palesemente i capisaldi della religione cristiana (soprattutto quella cattolica) e degli eccessi dei suoi credenti ma soprattutto dei gruppi di contestatori politici, chiaramente ispirati alla miriade di organizzazioni di sinistra che fin dagli anni ’70 hanno preteso di plasmare la realtà in base al loro pensiero ideologico.

 

 

Il film presenta alcune delle scenette più irresistibili che la storia ricordi, condensando in una sola pellicola un compendio di gag memorabili. Non c’è niente e nessuno che venga risparmiato: si prendono in giro i fanatici religiosi, le persone con difetti di pronuncia, le assurdità della burocrazia, i gruppi politici anti-ebraici, i mercanti ebrei. I 94 minuti di proiezione sono un continuo susseguirsi di assurdità e prese in giro, di messe alla berlina degli estremismi intransigenti, delle contraddizioni e delle ipocrisie di chi è solito mettersi sul piedistallo di chi pretende di essere il portatore della verità. Insomma, Brian Di Nazareth è il classico film alla Monty Phyton, ma all’ennesima potenza.

 

 

Qui il sestetto inglese rende al meglio anche dal punto di vista della recitazione: Terry Jones, Eric Idle, John Cleese, Michael Palin, Graham Chapman e Terry Gilliam realizzano come loro solito una produzione corale che riesce a scaricare a terra una potenza comica difficilmente avvicinabile; interpretando ognuno molteplici ruoli, i sei dimostrano una volta di più la loro incredibile capacità di passare da un ruolo all’altro mantenendo sempre credibilità e maestria.

 

 

Forse non è un caso se i Monty Phyton sono spariti da anni dalle programmazioni del piccolo schermo. I loro film sono dei classici senza tempo, punte estreme di quella satira onesta e intelligente capace di ridicolizzare qualsiasi aspetto della società, senza preconcetti o favoritismi dettati da qualche appartenenza politica; e per questo scomodi ed invisi a quelle caste dirigenziali che, nascondendosi dietro un discutibile senso di superiorità morale, censurano e zittiscono ogni voce dissonante.
Brian Di Nazareth è una pellicola imperdibile, come lo sono tutte le altre della filmografia dei Monty Phyton.

 

Brian Di Nazareth, 1979
Voto: 10
Per condividere questo articolo: