Last Hope

Volete vedere una bella serie animata? Allora state ben lontani da Last Hope!

 

 

È un polpettone gigantesco fatto di idee senza un filo logico. Mai mi sarei aspettato di vedere una stupidaggine simile. In passato ho assistito a sviluppi scientifici connessi a mitologici flussi spirituali, ma questo prodotto, nato da una collaborazione tra Cina e Giappone, è semplicemente allucinante! Akira è stato il primo film di animazione di questo genere: una profonda interazione psichico spirituale ambientata in un mondo futuribile fatto di tecnologia e decadenza. Mi viene quasi da vergognarmi a mettere questi prodotto nella stessa categoria. Last Hope è proprio come dice il titolo: “Ultima speranza”, quella che ti concedo con il secondo episodio per convincermi di non aver fatto una cazzata!

Cosa fanno insieme il gatto di Schrödinger, il vaso di Pandora, un reattore quantico, un hyperdrive multidimensionale, la teoria del caos, la teoria del campo di evoluzione interspecie, lo yin e lo yang, l’intelligenza artificiale, le arti marziali e lauti banchetti al peperoncino? Apparentemente niente. Realmente… proprio niente! In Last Hope sono inseriti tutti questi spunti ma senza un minimo di filo logico, di spiegazione o di interconnessione credibile. In pratica tutta questa manfrina serve solo per giustificare qualche combattimento gradevole e poco altro.

 

 

Provo a spiegarvi un po’ la storia di Last Hope ma perdonatemi sin da ora perché quest’opera è tutto fuorché comprensibile. Intorno all’anno 2031 nella città di Xianglong si verificò un disastro planetario: un reattore quantico andò fuori controllo generando un campo d’evoluzione interspecie. Questo campo evolutivo causò mutazioni in piante ed animali ibridandole con la tecnologia. Queste nuove specie ebbero in dono una capacità stupefacente di adattarsi. A distanza di sette anni, Xianglong è minacciata da creature mostruose, ibridi tecnologici delle specie evolute, che puntano ad arrivare al reattore quantico. Leon Lau, il nostro protagonista ed ex primo assistente del defunto professore Lon Woo, ideatore e realizzatore del reattore, decide di contrapporsi a questa minaccia con la sua ultima invenzione: l’hyperdrive multidimensionale. Questo prototipo, installato su un veicolo appropriato, fa evolvere il mezzo in maniera stupefacente, rendendolo capace di contrapporsi alle creature che minacciano l’estinzione dell’umanità.

Fino a qui la parte scientifica potrebbe anche reggere, sempre se non ci facciamo troppe domande. Purtroppo arrivano proprio dall’uso della tecnologia i poco credibili spunti spirituali connessi alle coscienze multidimensionali, all’utilizzo dello yin e yang e alla forte contrapposizione di volontà in lotta tra loro… Ve l’avevo detto che le cose si complicavano? Stranamente siamo ancora nella zona in cui, con poche deduzioni si capisce cosa diavolo stia succedendo. In pratica le forze spirituali di luce si concentrano nei buoni e quelle spirituali dell’oscurità nei cattivi. Ma davvero i cattivi sono cattivi e i buoni sono buoni, o la realtà è differente? Ecco, sarebbe stato carinissimo se gli autori ci avessero messo una sottile patina di dubbio per camuffare una storia banale e renderla più piccante; purtroppo non hanno voluto correre il rischio di migliorare il loro prodotto. In pratica mi ritrovo a guardare un qualsiasi cartone animato degli anni ’80 in cui sai perfettamente che i cattivi sono cattivi, perché sono nati cattivi e non perché, come accade sempre più spesso nel nuovo millennio, hanno una storia alle spalle che li ha resi cattivi. Il resto del racconto comincia a perdersi in stranissimi riferimenti a contratti familiari, loop temporali, creature nate dalla forza spirituale, vanesie lotte di classe e sovrapposizioni di anime multidimensionali. Sarò polemico ma, se nomini la prima puttanata che ti viene in mente, c’è il forte rischio che i produttori di Last Hope l’abbiano inserita realmente in questo progetto.

 

 

Passiamo all’aspetto grafico. I personaggi sono disegnati in modo mediocre per essere un prodotto del 2018. Mi posso aspettare un disegno non proprio all’altezza da produzioni datate o da studi di animazione relativamente giovani, ma quando mi si parla di coproduzioni in cui spunta il Giappone, non posso che essere critico se vedo qualcosa di poco curato. L’animazione in 3D dei robottoni è invece di tutt’altro livello. Si vede che lo studio Giapponese si è concentrato solo su quest’aspetto mentre il resto della produzione è stato fatto oltre mare. Due livelli qualitativi nello stesso prodotto ti spingono a dire, come diceva il buon René Ferretti, che quest’opera è fatta: “Alla cazzo di cane”!

Concludiamo con una chicca: la frase che campeggia dopo la conclusione dell’ultimo episodio: “Grazie di averci seguito”… Grazie di averci seguito? Ma ti do una capocciata la prossima volta che mi proponi una schifezza del genere!

 

Last Hope, 2018
Voto: una capocciata!