Collo Di Bottiglia stupisce per lo stile; meno per la trama

Il lavoro d’esordio di Marco Quadri colpisce per il tratto particolare e per l’atmosfera atipica; sono questi i punti di forza del fumetto.

 

 

In questo periodo storico, sono numerosi gli autori italiani che si affacciano nel mondo dei fumetti. Abbandonando lo stile tipico dei manga e delle pubblicazioni statunitensi, dai tratti distintivi ma anche piuttosto stantii, negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di vedere lavori sicuramente curati o perlomeno particolari.
Collo Di Bottiglia rientra pienamente in questo gruppone, e merita un nostro sguardo più approfondito.

In Collo Di Bottiglia ci troviamo di fronte ad una serie di racconti brevissimi, di scorci limitatamente collegati l’un l’altro ma che hanno un legame comune a molte delle tematiche al centro dell’attenzione degli ambienti contemporanei più giovanili: principalmente ecologia, precariato ed incertezza sul futuro.
È evidente la voglia di Marco Quadri di raccontare un mondo a lui noto e probabilmente vicino, ma sotto questo aspetto l’autore bolognese deve ancora macinare parecchio: se è vero che ci sono spunti molto interessanti, è altrettanto evidente che questi sono trattati con superficialità, senza entrare nel dettaglio degli avvenimenti e soprattutto senza arrivare mai ad un momento topico che consenta al lettore di appassionarsi, di entrare in empatia con i diversi protagonisti del volumetto.
Nelle prime pagine del fumetto si chiarisce che “collo di bottiglia” sta ad intendere quando tutte le strade convergono verso un unico punto; purtroppo in questo caso non sembrano esserci veri intrecci o avvenimenti che valorizzino questa scelta narrativa.

 

 

Il vero punto di forza di Collo Di Bottiglia sta nel tratto e nella scelta dei colori operata da Marco Quadri. La sua opera infatti è caratterizzata da disegni che possono sembrare grezzi e approssimativi, sgraziati e poco proporzionati, ma che a ben guardare hanno una loro anima e che in taluni frangenti possono ricordare quanto visto in determinate sequenze di Allegro Non Troppo, film d’animazione degli anni ’70 che andrebbe riscoperto per via delle sue caratteristiche peculiari e surreali.
E ancora sul tratto: un occhio attento vedrà come Marco Quadri rappresenti in modo diametralmente opposto la natura, con le sue irregolarità confuse, e gli elementi urbani e riferibili all’ingegno umano, squadrati ed asettici. Vi è un netto dualismo contrapposto fra i due mondi, che per Marco Quadri (e non solo) non sono compatibili. Gli scenari naturali trasmettono calma, rilassatezza, energia positiva; tutto quello che invece è ambientato in città sembra alieno, disagevole e quasi tossico.

Anche l’utilizzo dei colori è particolare: per la natura vengono utilizzate colorazioni “sbagliate”, dal blu all’rossiccio passando per il giallo come colori principali, mentre le città sono una giungla di bianco e di nero, anche se buona parte dell’architettura proposta ricorda quei lisergici anni ’70 in grado di regalarci strutture avveniristiche ed ancora oggi affascinanti, anche se assolutamente poco funzionali. Nella scelta dei colori è evidente l’allegoria che Marco Quadri vuole proporre, ed il risultato è assolutamente positivo.

 

 

Collo Di Bottiglia è un’opera prima che avrebbe probabilmente meritato maggior attenzione al lato narrativo. L’approccio narrativo simile ai documentari in presa diretta incentrati sulle vite delle persone comuni è sicuramente di per sé apprezzabile, ma Collo Di Bottiglia per lo più non riesce ad entrare nel cuore del lettore mancando nella sintesi finale, nel consegnare un messaggio, una sensazione, uno scopo al racconto. Il potenziale c’è, e siamo certi che Marco Quadri sarà in grado di dar vita ad un prossimo lavoro di altro tenore, dove lo sviluppo degli eventi prima che dei personaggi possa ricevere un approccio meno criptico o dato per scontato.

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