Uno dei romanzi principali di Philip K. Dick, Cronache Del Dopobomba è una interessante lettura per scopire i suoi influssi sulla fantascienza contemporanea.

Philip K. Dick è uno dei mostri sacri della fantascienza: a lui dobbiamo opere sicuramente sui generis come Ubik e La Svastica Sul Sole (dal quale è stata tratta la serie TV L’Uomo Nell’Alto Castello), o vere e proprie pietre miliari come Il Cacciatore Di Androidi, dal quale sarebbe derivato il seminale Blade Runner.
Cronache Del Dopobomba è un suo romanzo pubblicato nel 1965, e che letto oggi fatica a stare al passo coi tempi; eppure, alcuni suoi aspetti sono tutt’ora interessanti, specialmente andandoli a comparare con la fantascienza dei nostri giorni.
In Cronache Del Dopobomba, Philip K. Dick ci fa conoscere alcune normalissime persone (e due non normali) che vivono la loro vita comune, e che si trovano a sopravvivere ad una apocalisse atomica. Il romanzo tratta l’argomento guerra nucleare in modo piuttosto fantasioso e senza reali appigli tecnici; gli Stati Uniti post-atomici vengono raccontati come un mondo fin troppo ospitale rispetto alla realtà imposta dallo scambio di bombe atomiche tra USA e URSS.
Philip K. Dick non riesce a far passare le sensazioni legata a stenti, sofferenze fisiche e privazioni, a dolore e disperazione come invece benissimo fa il film Threads (consigliatissimo ma davvero duro da affrontare): il mondo post-nucleare dello scrittore statunitense sembra quasi un piccolo paradiso (fatte le debite proporzioni) dove vivere potrebbe non essere poi così male. Al termine del racconto si può parzialmente capire il perché di questo mondo “facile”, ma Cronache Del Dopobomba commette lo stesso errore di The Great Flood: quello di spiegare troppo tardi e solo per vie traverse, e rischia di bruciarsi per lo stesso motivo.
L’attenzione si concentra invece sulle singole storie dei tanti protagonisti, come a voler raccontare tanti spaccati di vita che si intrecciano tra loro. La resa complessiva vede un risultato alterno, con alcune figure molto più definite, profonde, convincenti e coinvolgenti di altre, con quest’ultime che si limitano a rimanere ai margini delle storie degli altri. In nessuno si può palesemente identificare un eroe o un antieroe: a prescindere dalle inclinazioni complessive, ogni personaggio ha le sue motivazioni, il suo modo di essere e il suo modo di relazionarsi al prossimo. Dick tratteggia dei personaggi molto veri, da questo punto di vista, e che potrebbero benissimo essere reali anche oggi.
Parallelamente, Philip K. Dick aggiunge le vite di due personaggi i cui tratti salienti andranno a formare un esempio ed un paragone per la fantascienza futura. Costoro posseggono, o credono di possedere, dei poteri psichici fuori dalla norma, in grado di influenzare il mondo che li circonda – anche a distanze siderali. L’autore è molto bravo a tenere il lettore costantemente sul filo del dubbio: fino alla fine si non riesce a capire se gli avvenimenti raccontati avvengono per casualità o per veri interventi esterni. I colpi di scena, non numerosi e che arrivano sul finire del racconto, sono ben congegnati e riescono a mantenere fino in fondo questo alone di incertezza, che è il vero valore aggiunto del racconto.
In Cronache Del Dopobomba, Philip K. Dick inserisce un elemento legato al paranormale ed alle capacità psichiche associate al bene ed al male; un tema che successivamente Stephen King farà suo e che riporterà nella maggior parte delle sue opere. È evidente l’influenza esercitata sul principale autore di fantascienza ed fantastico contemporaneo, che sembra non solo riprendere costantemente questo tema ma anche lo stile di scrittura, tanto che almeno fino ai primi anni 2000 questa sembra direttamente mutuata dal modo di scrivere di Philip K. Dick.
Dove i due si differenziano è nel fatto che, se per Stephen King il bene e il male sono elementi netti e chiaramente identificabili, per Philip K. Dick la distinzione è molto meno netta, mediata dalla fallacità degli uomini, delle loro passioni e del loro operato.
Stupisce anche vedere come il linguaggio sia cambiato, dal 1965 a oggi, e come prima si potessero usare termini e frasi molto dirette, efficaci ed inequivocabili senza timore di suscitare le ire di qualche esaltato. Usando termini crudi ma veritieri, Philip K. Dick va dritto al punto senza voler offendere nessuno, usando termini come handicappato o negro: semplicemente, sfrutta la lingua nella sua accezione più vera e senza giri di parole.
Il romanzo è complessivamente leggerino e non così avvincente; la lettura scorre via fluida ma senza esaltare particolarmente il lettore. Cronache Del Dopobomba va inteso, oggi, come un libro più interessante che coinvolgente: rappresenta sicuramente una discreta lettura sia per chi voglia approfondire un’opera oggettivamente importante nel panorama fantascientifico degli anni ’60 sia capire come tanti autori più recenti dovrebbero ringraziare Philip K. Dick, loro ispiratore nei temi e nella scrittura. Se invece si cerca qualcosa di maggiormente corposo e magari cupo, ma altrettanto facile da leggere, il suggerimento è di ripiegare su quel Cronache Marziane uscito nel 1950 ed opera di Ray Bradbury: un romanzo altrettanto formativo che però non lascia speranza nel cuore del lettore.









