S.T.A.L.K.E.R. Call Of Pripyat: la recensione

Il terzo capitolo della saga chiude il trittico di Stalker; pur non essendo un capolavoro, è un titolo che si lascia giocare.

 

 

S.T.A.L.K.E.R. Shadows Of Chernobyl è un gioco che ha cambiato un’intera generazione. Vuoi per la crisi delle radiazioni sparse su tutto il territorio europeo, vuoi per il fascino ed il terrore legati ad una simile ambientazione post-apocalittica, il capostipite della saga ha segnato un’epoca. I due capitoli successivi della saga di Stalker però, Clear Sky e questo Call Of Pripyat, non hanno saputo mantenere alto il valore del capostipite.

Call Of Pripyat riprende le dinamiche di Shadows Of Chernobyl, ma non riesce minimamente ad equiparare l’atmosfera regalata dal gioco padre. In Call Of Pripyat infatti lo sviluppo della trama è abbastanza lineare e, anche se la durata del gioco non è affatto breve, non si percepisce affatto quella sensazione di un mondo vivo e pulsante intorno a noi.

 

 

Il fatto di non avere fazioni nemiche (nemmeno i banditi!) ci permette infatti, con un minimo di arguzia, di evitare la maggior parte degli scontri a fuoco contro esseri umani (in pratica si spara solo dove lo prevede la storia). La diminuita presenza di mostri in giro per la Zona, e fortemente localizzata in specifici punti, abbassa ancora il livello di sfida. La famosa A-Life di Stalker qui non mostra per niente il meglio di sé.

 

 

Dal punto di vista dei combattimenti, Call Of Pripyat mantiene la cattiveria e la durezza che hanno contraddistinto la saga, capaci di ucciderci con un sol colpo ben assestato. Gli scontri con i mutanti sono feroci e impietosi, e ci troveremo a ricordare come un tempo salvare spesso e su slot diversi era un obbligo necessario oltre che utile.
Restano presenti due problemi grossolani: sparare anche un singolo colpo per errore durante uno scontro a fuoco contro i nostri alleati li renderà immediatamente ostili (occhio quindi anche a granate ed armi a dispersione); altre volte capiterà che i nostri alleati ci spingano via dal riparo che ci siamo trovati per prenderselo loro… o semplicemente perché volevano passare da là.

 

 

Nonostante questo, Call Of Pripyat ha i suoi momenti topici: l’attraversamento in squadra del passaggio sotterraneo fino a Pripyat, ad esempio, è incalzante e decisamente ben realizzato; così come una determinata sezione di tunnel sotterranei in cui avremo a che fare con una tana di snork (e che mi ha ricordato tantissimo una missione di Will To Live Online); o ancora l’approccio ai mercenari vicino al ponte della prima mappa… Insomma, del buono c’è, assolutamente, ma è legato principalmente a momenti specifici.

Forse il vero problema di Call Of Pripyat è di dover essere messo a confronto con Shadows Of Chernobyl, situazione dalla quale esce con le ossa rotte per mancanza di carisma, storia e pathos. Di per sé però il gioco oggettivamente non è male e, anche se delude sotto numerosi aspetti, è senz’altro un passo avanti rispetto a Clear Sky ed è un buon titolo preso a sé stante.

 

 

Numerosi sono i mod realizzati per Call Of Pripyat. Fondamentali sono Absolute Nature e Headbob Go Away (usati per questa recensione): il primo perché altrimenti ci troveremmo di fronte ad uno scenario brullo, inconsistente, bruttissimo, e che permette di vedere i (pochi) nemici ad una distanza tale da prevenire qualsiasi imboscata a nostro danno. Sì, questo è Call Of Pripyat al naturale! Ed il secondo è perché ci troviamo di fronte ad uno di quei giochi che, non si sa per quale motivo, seguivano il filone dell’headbobbing, ovvero il sobbalzo della testa in movimento, cosa che in natura è compensato da occhi e cervello ma che in gioco porta solo alla nausea ed al vomito. Perché???

 

 

Ci sono poi ovviamente i mod che cambiano completamente la struttura di gioco, o lo rendono davvero aspro e duro oltre ogni limite. Abbiamo parlato di Anomaly qualche mese fa, ma anche Call Of Chernobyl, Wind Of Time e soprattutto Misery meritano attenzione.

S.T.A.L.K.E.R. Call Of Pripyat è in conclusione un discreto FPS ambientato nel mondo di Stalker, utile come riempitivo ma di certo non in grado di entrare nell’olimpo dei videogiochi.

 

PRO:

  • Scontri a fuoco coinvolgenti

CONTRO:

  • La storia è fiacca
  • Il mondo di gioco sembra un pò vuoto
  • Necessari due mod per renderlo apprezzabile

 

S.T.A.L.K.E.R. – Call Of Pripyat, 2009
Voto: 7
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