Demjansk Kessel 1942: i tedeschi in trappola

Per la prima volta dall’avvio delle ostilità contro l’Unione Sovietica, un’intera armata della Wehrmacht viene circondata e costretta a difendersi per mesi.

 

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Col fallimento della presa di Mosca, dovuto più a questioni logistiche che meteorologiche, gli alti comandi sovietici intuiscono che l’esercito tedesco ha esaurito almeno per il momento la capacità di avanzare coi ritmi dei mesi precedenti. Non solo riescono a vanificare gli attacchi delle punte più avanzate che tentano disperatamente di raggiungere il Cremlino e la Piazza Rossa, ma adesso, e forse per la prima volta in maniera così consistente ed efficace, i contrattacchi respingono i tedeschi che si trovano costretti a ripiegare su posizioni più facilmente difendibili. Ogni chilometro riguadagnato di fronte alla capitale bolscevica è una piccola vittoria, nell’ora più buia per la nazione e per Stalin.

Grazie alle informazioni della spia sovietica a Tokyo, Richard Sorge, che assicura Stalin dell’intenzione del Giappone di non attaccare il vicino comunista, le divisioni siberiane vengono trasportate in tutta fretta sul fronte europeo e vengono subito impegnate nel massiccio contrattacco che ha inizio il 5 Dicembre 1941, atto ad alleggerire la pressione sulla capitale. Un totale di 16 corpi d’armata supportati da reparti di cavalleria travolgono i tedeschi, che vengono sorpresi e subiscono fortemente il colpo. Hitler è chiaro, si deve resistere sul posto, il più a lungo possibile, così da riuscire a mobilitare le riserve e non provocare falle incontenibili soprattutto nella congiunzione tra il gruppo di armate Nord e Centro.

 

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Il 7 Gennaio 1942, i sovietici attaccano in massa il settore di Staraya Russa e Demjansk con ampi movimenti sui lati, intrappolando la 16° Armata tedesca. Cinque divisioni di fanteria, la divisione SS Totenkopf più vari reparti ausiliari di polizia, per un totale di circa 100.000 uomini, si scoprono in trappola e circondati dalle forze sovietiche. Esclusa categoricamente la possibilità di una resa, si decide rapidamente di mantenere viva la speranza e la resistenza attraverso un ponte aereo. Goring è sicuro di farcela e per l’impresa mette a disposizione tutto quello che ha disponibile nella zona centrale del fronte, richiamando mezzi persino da altri settori.

 

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Con soli due piccoli aeroporti all’interno della sacca, l’aviazione tedesca riesce a trasportare ogni giorno tonnellate di materiale e persino rinforzi, caricando per la via del ritorno i malati e i feriti. Centinaia di aerei sorvolano ogni giorno le truppe intrappolate, e nei cieli l’aviazione sovietica è quasi assente. In poco meno di tre mesi decine di migliaia di tonnellate di rifornimenti entrano nella sacca, insieme a migliaia di truppe fresche. È un successo clamoroso, forse il primo di questa portata, che non solo permette una resistenza vera ed efficace anche alle spalle del fronte, ma tiene anche bloccate ingenti forze nemiche che potrebbero essere impiegate in altri punti decisivi.

 

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A fine Aprile, i primi reparti iniziano a rompere la sacca, in concomitanza con diversi attacchi sugli assedianti provenienti dal fronte principale. Il 22 Aprile si apre la prima linea di congiunzione e Demjansk passa da sacca chiusa, da trappola, a saliente che può essere sfruttato dalla Wehrmacht.

 

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Nonostante la superiorità aerea, la Luftwaffe perde 265 aerei, in maggioranza Junkers Ju 52 che la Germania fatica a produrre in massa. I morti sono circa 10.000 ma più della metà degli effettivi totali risultano fuori combattimento nel mese di Maggio. La buona riuscita del ponte aereo a Demjansk è forse il fattore che più influenza le decisioni di Hitler nella gestione della sacca di Stalingrado nell’inverno del 1942-1943, su scala però decisamente più grande.

 

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Goring promette al Fuhrer di poter replicare il successo, ma così non è: i sovietici imparano in fretta dai propri errori, e sono decisi a non fare della città che porta il nome di Stalin una seconda Demjansk.