L’Unione Sovietica contro il Giappone: Manciuria e fine della guerra

A tre mesi dalla fine del conflitto in Europa, l’Armata Rossa si prepara a invadere la Manciuria giapponese.

 

 

Due giorni dopo il lancio della prima bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima, avvenuto il 6 Agosto 1945, le truppe dell’Armata Rossa iniziano una micidiale penetrazione nella Manciuria, dichiarando di fatto guerra a un Giappone già sull’orlo del baratro.

Le tensioni tra l’Unione Sovietica e il Giappone imperiale risalgono a decenni prima del secondo conflitto mondiale. L’importanza strategica dei territori dell’estremo Oriente, così come le ideologie contrapposte dei due regimi, alimentano il più delle volte scontri a bassa intensità lungo le frontiere e una diffidenza reciproca che cresce col passare degli anni. L’annessione giapponese della Manciuria nel 1932 e il patto anti-Comintern firmato da Tokyo nel novembre del 1936, sancendo di fatto con la Germania nazista l’alleanza in chiave anti comunista, peggiorano decisamente il fragile equilibrio tra le due grandi potenze fino ad arrivare alla battaglia del Khalkhin Gol del 1939. L’eco dello scontro non raggiunge le potenze occidentali, ma il Giappone, incassata la sconfitta e riconosciuta la potenza del vicino, raggiunge un accordo di non aggressione coi sovietici nella primavera del 1941. Con l’Europa caduta sotto l’ombra della follia nazista, i vertici di Mosca hanno il vitale bisogno di evitare una pugnalata alle spalle in Asia per potersi così dedicare all’imminente scontro nei territori a occidente. D’altra parte, il patto di non aggressione permette ai giapponesi di concentrare truppe e risorse in Cina e nel sud-est asiatico, dove riesce in brevissimo tempo a imporre un feroce dominio.

Con il 1943 e il generale miglioramento della situazione sul fronte germano-sovietico, Stalin avvia un consolidamento graduale delle divisioni presenti nelle sue regioni più orientali. Nella conferenza di Teheran assicura, sebbene solo verbalmente, sull’intenzione di appoggiare gli eserciti Alleati nella guerra al Giappone, una volta sconfitti i tedeschi. La probabilità si concretizza nei fatti solamente con la conferenza di Yalta del Febbraio 1945 nella quale si decide la spartizione del mondo post-bellico. Stalin assicura gli alleati: l’Unione Sovietica dichiarerà guerra al Giappone entro 90 giorni dalla fine del conflitto in Europa. In cambio, gli viene promessa una sfera d’influenza sulla Manciuria e alcuni territori persi nei precedenti conflitti con Tokyo. Il 26 Luglio 1945, Truman, Churchill e Chiang Kai-shek firmano la Dichiarazione di Potsdam nella quale vengono delineati i termini di resa del Giappone, dato che la situazione si è velocemente sviluppata sfavorevolmente per i nipponici. Stalin, rispettando almeno formalmente la neutralità, non firma. Gli Alleati, così come Stalin a Mosca, sanno che occupare le importanti regioni della Manciuria e della Corea, significherebbe sferrare un corpo mortale al Giappone imperiale. Le due regioni infatti, contribuiscono in maniera consistente allo sforzo bellico grazie al suolo relativamente ricco di materie prime (petrolio in primis) e alle tante industrie spostate dal suolo nipponico per evitare le devastazioni causate dalle incursioni aeree.

 

 

Pochi giorni dopo, il 6 Agosto, Hiroshima subisce tutta la violenza dei progressi scientifici nel campo nucleare e viene rasa al suolo nell’arco di pochi istanti. I vertici militari nipponici, insieme al governo, che si è speso per evitare di spargere la notizia di tanta devastazione, non si piegano e comunicano la volontà di continuare il conflitto fiduciosi di un esito positivo per la nazione. Quello che non sanno però è che un milione di soldati aspetta l’ordine di penetrare in Manciuria seguendo due direzioni principali: dalla Mongolia il Fronte Trans-baikalico, guidato da Malinovsky e dall’estremo est il Fronte Orientale alle dipendenze di Meretskov. Il piano è quello di circondare in maniera fulminea tutta la regione e creare un’enorme sacca nella quale rinchiudere l’armata giapponese del Kwantung, forte di circa 700.000 soldati. Il compito di penetrare ed annichilire le resistenze della sacca ricade sul 2° Fronte Orientale di Purkayev situato, con le sue truppe, sul confine settentrionale. La principale difficoltà per i mezzi corazzati dell’Armata Rossa è rappresentata dalla catena montuosa che circonda le pianure centrali della Manciuria. Un ritmo lento e macchinoso darebbe tempo agli ancora ignari giapponesi di rinforzare le alture e bloccare i passi. La congiunzione tra i due fronti nel sud della regione, e quindi la creazione della sacca stessa, verrebbe messa in pericolo, permettendo il deflusso dei nemici dalla pericolosa trappola. I sovietici scelgono dunque di non impegnare le deboli truppe di frontiera ed evitare, almeno con la prima ondata di truppe, di occupare le roccaforti sulle montagne, per utilizzarle in un secondo momento.

La dichiarazione di guerra dell’8 Agosto 1945 da parte dell’Unione Sovietica, così come l’inizio dell’offensiva manciuriana, coglie il Giappone e i giapponesi totalmente di sorpresa. Quando le due concentrazioni di uomini e mezzi iniziano la loro manovra di accerchiamento da ovest e da est, trovano una blanda resistenza: i nipponici non riescono ad attivare il sistema difensivo in tempo per contrastare l’invasione, tanto che numerose truppe vengono catturate in posizioni non fortificate. Le linee di comunicazione tra le divisioni vengono presto tagliate, mandando in confusione ancora di più l’Armata conosciuta e riconosciuta per il valore militare e la combattività sul campo. Se non erano bastate le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, l’intervento militare sovietico mette fine alle speranze di vittoria dell’Imperatore Hirohito e della giunta militare nipponica. Una settimana dopo l’invasione della Manciuria, l’Imperatore annuncia l’impossibilità di continuare lo stato di belligeranza. Il messaggio però non viene recepito da molti sudditi, in parte anche per via delle formule usate che lasciavano spazio a molte interpretazioni. È una resa o no? In molte zone si continua a combattere, e i sovietici occupano entro il 20 Agosto le principali città della regione, spingendosi verso la Corea.

 

 

Il 2 Settembre 1945, il Giappone imperiale si arrende ufficialmente alle potenze Alleate. L’area occupata dai sovietici rimane in gran parte in loro possesso, almeno fino al 1955 quando gran parte passerà alla Repubblica Popolare Cinese. La Corea viene suddivisa in due sfere di influenze, a nord comunista, a sud capitalista-occidentale, con drammatiche conseguenze negli anni a venire. È la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della Guerra Fredda.

 

 

 

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