Detention

Una atipica storia di fantasmi: Detention unisce un’atmosfera orientale con la storia di Taiwan in una breve ma accattivante avventura.

 

 

Il mondo del paranormale è sicuramente molto trattato nel mondo dei videogiochi e dei film, ma quando si parla della visione asiatica di horror e fantasmi le scelte si riducono fortemente. In campo cinematografico possiamo menzionare Ju-On e Shutter, in quello videoludico Dreadout e Silent Hill… ma oggettivamente non c’è tantissimo altro.

Detention si affaccia sul mondo delle avventure punta e clicca con una ambientazione molto particolare: quella della Taiwan degli anni di dominazione cinese, quando i dissidenti venivano rieducati o fatti sparire. Tutto il gioco è pervaso da questo momento storico, eppure in realtà ci troviamo di fronte ad un titolo horror-psicologico nel quale non ci capisce mai bene il confine fra i due ambiti.

 

 

L’ambientazione tipicamente orientale cattura sicuramente l’attenzione, così come i luoghi in cui saremo calati. Oggettivamente spesso vivremo una situazione di tensione e disagio, ed anche se non si salta mai sulla sedia gli sviluppatori hanno fatto un ottimo lavoro nel renderci la vita tutt’altro che tranquilla.

Avanzare nel gioco è abbastanza semplice grazie al fatto che l’interfaccia è scarna al limite del necessario: ogni volta che passiamo il cursore su di un punto di interesse questo cambia di forma, evidenziando che possiamo (dobbiamo) cliccarci sopra. È praticamente impossibile perdersi qualcosa, ma non è escluso che ci si blocchi ad un certo punto per mancanza di idee sul come procedere (un paio di enigmi sono abbastanza contorti).

 

 

Dal punto di vista tecnico, le animazioni sono buonine, ma traspare un senso di legnosità. Tutt’altra storia per i fondali, ottimamente curati e dettagliati e che da soli fanno metà del lavoro per immergerci nella Taiwan degli anni ’60.
Un plauso va alle descrizioni: cliccando più volte sullo stesso oggetto avremo descrizioni sempre più curate ed interessanti da leggere. Per quanto riguarda i dialoghi invece c’è qualcosa da rivedere: la traduzione verso l’inglese non è perfetta anche se sempre perfettamente comprensibile, ma a volte non si riesce a seguire il filo logico dei discorsi, e questo non va bene.

 

 

In Detention c’è un pò di tutto. Cultura tradizionale taiwanese (curiose ed intriganti le canzoni che capita di ascoltare durante il gioco), religione, storie di fantasmi, introspezione, storia e follia. Red Candle Games ha mescolato piuttosto bene queste componenti, e ne ha tratto un gioco sicuramente apprezzabile che però si perde via via, arrivando pian piano a mancare di freschezza e soprattutto di chiarezza.

 

 

Detention ha dalla sua il fatto di essere una delle poche voci dissonanti nei confronti dell’omertà pro-cinese, ma oltre al suo impegno politico (che ha causato incredibili pressioni da parte dei giocatori e della stampa cinese e la rimozione da Steam e GOG di Devotion,  titolo successivo di Red Candle Games), il gioco arriva un pelo corto al ritagliarsi un posto di valore fra i videogiochi di questo tipo; non spaventa realmente, non genera eccessiva empatia (se non nelle prime fasi), però stupisce, incuriosisce ed ha oggettivamente un approccio atipico e degno di nota. Insomma è un buon titolo che si lascia giocare bene fino in fondo.

Dal gioco è stato anche tratto un film, distribuito sui canali streaming a pagamento.

 

PRO

  • Uno spaccato sull’horror asiatico
  • Ambientazione unica
  • Ti fa stare costantemente a disagio
  • Esperienza di gioco atipica

CONTRO

  • Breve
  • Alcune sfaccettature della trama non sono chiare

 

 

Detention, 2017
Voto: 7