Mark Zuckerberg e il sogno metaverso: un incubo per i suoi dipendenti

Mark Zuckerberg opera con meno enfasi rispetto ai suoi colleghi multimiliardari, ma le sue azioni sembrano essere guidate dal medesimo delirio di onnipotenza.

 

 

La scorsa settimana avevamo affrontato il caso del nuovo CEO di Twitter Elon Musk e di come le sue decisioni sembrino mosse da un ego piuttosto smisurato, alimentato in maniera direttamente proporzionale dalle sue ricchezze; questa settimana invece è il turno del più silenzioso Mark Zuckerberg, CEO di Meta nonché ideatore e creatore del social network per antonomasia: Facebook.

Sebbene il patrimonio di Zuckerberg sia inferiore a quello di Elon Musk, il patron di Meta rimane uno degli uomini più ricchi e soprattutto influenti del mondo: tre delle applicazioni più famose e scaricate dai vari store (Facebook, Instagram e Whatsapp) sono di sua proprietà, così come sono di sua proprietà l’enorme mole di dati e informazioni che tutti noi abbiamo deciso di condividere con queste piattaforme.

 

 

Caratterialmente i due miliardari sembrano essere molto lontani, come dimostrano le interviste e le dichiarazioni rilasciate nel corso degli anni. Musk infatti sembra più spavaldo e schietto, e spesso le sue dichiarazioni sembrano essere al limite dell’irrazionalità; Zuckerberg ha sempre cercato di contornarsi di un’aura di riservatezza, ponderando le dichiarazioni rilasciate con risoluta pacatezza.
Il CEO di Meta tuttavia non è avulso da stravaganze progettuali e lo spirito innovatore e pionieristico lo ha portato recentemente ha mettere le sue ambizioni sopra qualsiasi cosa, compresa parte delle forza lavoro che gli ha permesso negli ultimi anni di rendere le sue aziende le potenti realtà che sono oggi.

Circa un mese un fa Mark Zuckerberg ha annunciato il licenziamento di circa 11.000 dipendenti di Meta, in particolare dal settore delle risorse umane, promettendogli però la paga base per almeno 16 mesi e la copertura assicurativa sanitaria per almeno 6 mesi; una mossa cauta, apparentemente filantropica che però lascia comunque qualche perplessità: perché Zuckerberg e il suo consiglio di amministrazione sono arrivati a questa drastica decisone?

La risposta è facilmente riscontrabile nelle enormi perdite che l’azienda ha subito non appena è stato lanciato il progetto del metaverso, il fiore all’occhiello della rivoluzione tecnologica immaginata e fortemente voluta da Mark Zuckerberg: la creazione di un mondo parallelo a quello reale, sicuramente un progetto affascinante e dalle potenzialità infinite, ma al contempo ancora troppo astratto per azionisti e investitori vecchio stampo e che non fornisce concretezza all’utente medio.

 

 

Dal 7 settembre 2021, giorno del massimo picco di Meta nel mercato azionario, l’azienda ha perso 100 miliardi di dollari; un contraccolpo che ovviamente non ha investito unicamente il portafoglio degli investitori, ma che ha causato una perdita di circa 13 miliardi di dollari anche al patrimonio dello stesso Mark Zuckerberg.
Il progetto visionario di Zuckerberg dunque non sta pagando, ma il proprietario di Meta, esattamente come Elon Musk, non vuole rinunciare ne tantomeno modificare i suoi progetti; in questo modo a rimetterci sono i suoi lavoratori, pedoni sacrificabili sulla scacchiera del progresso in nome della sostenibilità economica.

Tutto questo non significa che il progresso dev’essere frenato in nome della classe lavoratrice, ma forse arrivati in questo momento storico neo futurista in cui l’intelligenza artificiale e i voli spaziali privati sono le auto e gli aerei di una volta dovremmo tutti chiederci se non stiamo ripercorrendo nuovamente gli errori del passato.

 

 

Qualsiasi progresso è figlio dell’intelletto, ma diventa realtà solo grazie alle braccia, al sudore e al tempo di migliaia di lavoratori spesso avvolti nell’ombra dell’anonimato, colpevoli di non essere al vertice di quel processo, ma “solo” la base su cui tutto poggia e che tutto alimenta.

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