Fracchia La Belva Umana: la recensione

Uno dei film più iconici della cinematografia umoristica degli anni ’80 si basa in realtà su poche riuscitissime gag, e non regge il passare degli anni.

 

 

È curioso: spesso, rivedendo con occhio critico e distaccato film che 20 o 30 anni prima ci hanno fatto impazzire, si nota che gli stessi in realtà sono di qualità non eccelsa, e che quell’effetto bomba che ci avevano fatto all’epoca oggi è completamente dissolto. Fracchia La Belva Umana purtroppo è proprio uno di questi casi: un mostro sacro che però, riapprocciato oggi, mostra tutti i suoi limiti.

Paolo Villaggio è stato incoronato per il personaggio di Fantozzi, proposto a metà degli anni ’70; ma negli anni precedenti era già stato reso famoso dal suo Giandomenico Fracchia, un impacciato e mediocre impiegatuccio sempre in difficoltà a relazionarsi sia con i superiori che con i colleghi; e soprattutto con le donne. Al momento della sua presentazione, nel 1968, il personaggio di Fracchia era sicuramente una novità nel panorama comico nazionale, all’epoca molto ingenuo e al contempo ancora piuttosto impostato. Con Fracchia, Villaggio portava alla ribalta una goffaggine ed una insicurezza che poi avrebbe parzialmente riproposto con Fantozzi, raffinandola ed alternandola ad atteggiamenti cinici e di rivalsa, rendendo lo stesso Fantozzi sicuramente più efficace di Fracchia.

 

 

Ed in effetti, se all’epoca Fracchia poteva avere il suo senso, oggi vederne un film o anche solo uno sketch televisivo è una vera sofferenza. Fracchia risulta sempre uguale a sé stesso, ha atteggiamenti eccessivamente sottomissivi, e le stesse scenette risultano troppo lunghe, esasperate e prive di un vero mordente. E purtroppo Fracchia La Belva Umana rientra pienamente in questo contesto.

L’interezza del film è composta da momenti in cui Villaggio/Fracchia si mette in ridicolo oltre il livello di “macchietta”: risulta fastidioso e stupido, e non suscita nessuna empatia nello spettatore. La realtà è che le gag davvero riuscite di Fracchia La Belva Umana sono poche e quasi tutte attribuibili all’altra colonna portante del film, quel Lino Banfi arrivato al cinema grazie a particine nei film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, passato poi per le commediole sexy degli anni ’70 ed infine affermatosi con Vieni Avanti Cretino, Vai Avanti Tu Che Mi Vien Da Ridere, Al Bar Dello Sport, L’Allenatore Nel Pallone, Il Commissario Lo Gatto, Com’è Dura L’Avventura e tanta televisione. Le parti dove Lino Banfi fa da mattatore (insieme al formidabile caratterista Sandro Ghiani) sono praticamente le uniche che funzionano, e lo fanno benissimo; ed a ragionarci sopra, sono proprio queste che vengono citate comunemente quando si pensa a Fracchia La Belva Umana.

 

 

Nel cast figurano attori molto vicini a Paolo Villaggio, e che sono presenti nei film di Fantozzi, negli sketch di Fracchia e negli altri lavori paralleli come Il Belpaese: Anna Mazzamauro, Gianni Agus, dei giovanissimi Francesco Salvi e Massimo Boldi, e un Gigi Reder surreale e travolgente nei panni della madre della “belva umana”. Ma chi è questa belva umana?

Ecco, forse la vera particolarità del film, che però al grande pubblico è sempre passata sotto silenzio, è la capacità di Paolo Villaggio di recitare una parte completamente inaspettata e radicalmente diversa dai suoi classici Fracchia e Fantozzi: nei panni di una persona cattiva, ostile, acida, Paolo Villaggio recita a suo agio; forse perché, come lui ribadiva, la sua vera natura era più simile a questi personaggi caustici che non alle sue classiche macchiette. In film come Il Volpone, Cari Fottutissimi Amici e Camerieri, Paolo Villaggio tira fuori un piglio che a ben vedere in Fracchia La Belva Umana stava già prendendo forma. Forse l’attore ligure avrebbe potuto contribuire molto di più alla cinematografia italiana spingendo sul filone drammatico invece di insistere sul filone fantozziano; è pur comprensibile che pecunia non olet, e se i cinema si riempivano con porcherie come Fantozzi In Paradiso e Fantozzi 2000, evidentemente la scelta di Paolo Villaggio non è criticabile nemmeno a posteriori.

 

 

Pur con grande dispiacere, non si può affermare che Fracchia La Belva Umana sia quel gran film che la memoria collettiva ricorda; e se tutto sommato si tiene a galla il merito è di Lino Banfi, non di Paolo Villaggio. Fracchia La Belva Umana è un film che si può vedere solo se si ha voglia di aspettare le folgoranti battute dell’attore pugliese, intervallate da lunghe, piatte sezioni di grigiore e quasi fastidio.

 

Fracchia La Belva Umana, 1981
Voto: 6 (stiracchiatissimo)
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