Fare un buon fantasy oggi è un’impresa eroica quanto affrontare un drago: peccato che in Damsel sia proprio il drago a rovinare tutto.

Oggi il fantasy al cinema sembra più attento a seguire le tendenze che a costruire mondi davvero memorabili, e Damsel non fa eccezione proponendo una storia con una protagonista femminile forte, interpretata da una Millie Bobby Brown (The Electric State, Stranger Things, Enola Holmes) che riesce a essere un’eroina convincente solo a tratti.
La trama racconta di Elodie, principessa e figlia di Lord Bayford, che accetta di sposare il principe Henry di Aurea per salvare la sua famiglia da gravi difficoltà economiche. Ma la notte del matrimonio tutto prende una piega inaspettata: la famiglia reale la sacrifica come parte di un antico debito, gettandola in una caverna abitata da un drago millenario. Invece di arrendersi, Elodie lotta per la propria sopravvivenza e sfida il destino che le è stato imposto, affrontando con coraggio il temuto mostro e le insidie del suo oscuro rifugio.

Il primo vero problema che salta all’occhio riguarda proprio il drago. Non è questione di CGI o dell’ambientazione volutamente buia, ma di un design che appare davvero poco riuscito. Il drago non rispetta la classica anatomia da rettile: niente collo lungo, nessuna presenza imponente, ma un aspetto che ricorda più un grifone mal riuscito, con una testa ibrida tra un leone, un falco e un’iguana. Il corpo è esile e atletico, quasi fuori luogo per un essere che dovrebbe incarnare la potenza mitica di un drago. Questa scelta estetica richiama forse l’iconografia medievale classica, ma il risultato finale lascia parecchio a desiderare e spezza un po’ l’immersione nel film.
Elodie, portata sullo schermo da Millie Bobby Brown, è un personaggio deciso, solido, con una personalità che antepone il bene della sua gente al proprio. L’ispirazione sembra più vicina alla Fiona di Shrek che alle classiche principesse Disney, e il tentativo di veicolare un messaggio di “girl power” è evidente. Tuttavia, la storia stessa, pur prevedibile e semplice, non lascia spazio a figure maschili eroiche che intervengano a salvare la situazione, e questo ha un suo fascino.
L’altro difetto di Damsel è la mancanza di freschezza nella narrazione. La trama non è sbagliata, ma nemmeno particolarmente coinvolgente o innovativa: è semplicemente banale e stereotipata. Per lo meno, il ritmo narrativo è sostenuto, le scene si succedono senza pause inutili, fornendo il minimo indispensabile di informazioni per andare avanti. Tuttavia, non aspettatevi colpi di scena o misteri da risolvere: fin dall’inizio si capisce chiaramente dove la storia andrà a parare e come si concluderà.

Dal punto di vista tecnico, la costumistica è curata con attenzione e contribuisce a rendere credibile l’ambientazione. Gli scenari naturali sono ben ricostruiti, anche se i castelli risultano un po’ troppo fiabeschi, richiamando in modo evidente le classiche torri slanciate delle favole. La musica accompagna il tutto senza mai essere invasiva o fastidiosa, svolgendo il suo compito senza particolari pretese.
Capisco poi le esigenze narrative che hanno portato ad ambientare gran parte della vicenda in un labirinto di grotte oscure: da una parte serve per la trama, dall’altra consente di risparmiare sulla CGI, soprattutto per l’animazione del drago. Tuttavia, un pizzico di luce e colore in più avrebbe giovato non poco all’atmosfera, spezzando la monotonia visiva e rendendo il film più piacevole da seguire.
In definitiva, Damsel prova a portare sullo schermo un fantasy con un’eroina forte e indipendente, ma non riesce a convincere del tutto, in particolare durante la rivalsa finale. Il drago poco riuscito, la trama prevedibile e l’ambientazione troppo scura ne limitano l’impatto, anche se la prova di Millie Bobby Brown resta un motivo valido per dare un’occhiata al film. Se cercate un fantasy leggero, con un messaggio positivo e senza troppe pretese, Damsel può essere una visione discreta, magari da affrontare in famiglia. Per chi invece desidera un’avventura più corposa e originale, puntate decisamente verso altri lidi.








