The Drifter: la recensione

Arriva in sordina una delle migliori avventure grafiche degli ultimi tempi: alta tensione e dialoghi azzeccatissimi rendono The Drifter un titolo imperdibile.

 

 

È atipico far uscire in piena estate un titolo dall’indiscutibile valore: che si cerchi di sfruttare un periodo povero di alternative o si tenti la carta del maggior tempo libero a disposizione dei videogiocatori, il rischio è quello di passare sotto silenzio.
Nel caso di The Drifter, questa sorte sarebbe assolutamente ingiusta: ci troviamo infatti di fronte ad un gioco validissimo che merita di non rimanere inosservato.

 

 

La storia di The Drifter, cruda e futuristica, ci vede impersonare i panni di un girovago, senza lavoro né casa, che torna dalla famiglia per assistere al funerale della madre.
Già dalla primissima scena, The Drifter ci spiazza con una sequenza assolutamente inaspettata e che ci mette spalle al muro, cosa che si ripeterà con frequenza nel corso della decina di ore che il gioco ci propone.
La tensione narrativa e delle situazioni in cui ci troviamo è il pilastro principale del gioco sviluppato da Powerhoof: The Drifter ci mette costantemente in difficoltà e alle prese con enigmi credibili, ottimamente strutturati e solitamente risolvibili utilizzando buon senso, logica e perseveranza.

Ho detto perseveranza? Si, perché una delle peculiarità di The Drifter è che il gioco prevede la nostra morte, e che questa avvenga ripetutamente. C’è un motivo narrativo dietro questa scelta di design, e la cosa funziona magnificamente; spesso le situazioni sono un pugno nello stomaco ed i nostri tentativi hanno un tempo limite, annullando l’effetto “prova qualcosa di diverso finché non funziona”.

 

 

L’interfaccia funziona ottimamente grazie alla sua semplicità: esiste una sola azione per volta che possiamo compiere su ogni oggetto interattivo, ma potendo cliccarci sopra più volte avremo risultati diversi, sempre logici e perfettamente contestualizzabili nel momento. La cosa rende semplice l’interazione ma non il trovare la soluzione; è sempre la nostra testa a dover mettere insieme i giusti pezzi.
I dialoghi (interamente doppiati con un caratteristico accento australiano) avvengono per icone tematiche: insomma sappiamo di cosa parleremo con il nostro interlocutore ma non conosciamo in anticipo quel che diremo. Una scelta perfetta per non togliere al giocatore la sorpresa nel leggere le frasi che andremo a pronunciare.
Interessante poi il fatto che il gioco ci facilita la vita, tenendo traccia dei vari filoni narrativi attraverso un’altro gruppo di icone che riassumono quel che sappiamo fino a quel momento: una scelta molto utile per non perdere la strada e per permetterci di schiarirci le idee quando necessario.

 

 

La grafica pixellata, ormai uno standard anche per le avventure grafiche moderne, rende bene (anche meglio di titoli simili come Loco Motive), ma sui monitor più grandi, con risoluzioni più elevate, l’effetto non è il migliore possibile. Dove arriva il meglio è però nei dialoghi: in The Drifter il tono è spesso drammatico e carico di tensione. L’umorismo occupa uno spazio minimo, sostituito dal sarcasmo e dal cinismo del protagonista, i cui pensieri sono parte attiva del dipanarsi del racconto. Non c’è un passaggio che risulti forzato, immaturo o che convinca poco: giocare a The Drifter è quanto di più simile ci sia a leggere un ottimo romanzo futuristico dai toni cupi e pulp. Per certi versi ci ha ricordato il buon vecchio The Orion Conspiracy, titolo per DOS uscito nel lontano 1995; ma i due giochi, entrambi privi di giri di parole nella loro evoluzione, appartengono a campionati qualitativamente diversi.

 

 

Con The Drifter, Powerhoof ha realizzato un mezzo capolavoro: è un titolo che si gioca tutto d’un fiato, che non abbassa quasi mai il ritmo e che ci fa sentire costantemente minacciati e inadeguati: per buona parte del gioco non siamo gli eroi di turno, ma normalissime persone travolte da qualcosa più grande di loro.
Se The Drifter concede qualcosa è nel terzo conclusivo della storia, dove il gioco risulta meno incisivo dal punto di vista narrativo rispetto a quanto visto in precedenza. Un peccato, perchè in questo modo la sensazione da vero classico dei videogiochi viene meno; e il gioco di Powerhoof avrebbe veramente meritato di potersi fregiare di questo riconoscimento. Nonostante ciò, rimane il fatto che The Drifter è un titolo dalla rara qualità narrativa.

The Drifter è un titolo assolutamente consigliabile, che merita senza alcun dubbio di essere collocato tra le migliori avventure degli ultimi anni.

 

The Drifter, 2025
Voto: 8.5
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