La Legge Di Lidia Poet unisce mistero, costume storico e modernità in una serie italiana coinvolgente, sostenuta da personaggi solidi e ottime interpretazioni.

La Legge Di Lidia Poet è una produzione italiana distribuita da Netflix Italia e composta da tre stagioni di sei episodi ciascuna. La serie prende ispirazione dalla vera storia della prima donna ammessa all’Ordine degli Avvocati in Italia; un personaggio realmente esistito che ha dovuto confrontarsi con una società profondamente conservatrice e allora incapace di accettare la presenza femminile all’interno di un tribunale.
Ambientata nella Torino di fine Ottocento, la serie costruisce un racconto che unisce indagine, costume storico e dinamiche giudiziarie con un tono sorprendentemente leggero e moderno.
La Legge Di Lidia Poet racconta la storia della giovane protagonista dopo l’esclusione dall’albo degli avvocati a causa del proprio sesso. Nonostante le restrizioni imposte dalla società dell’epoca, Lidia continua a collaborare con il fratello Enrico, anche lui avvocato, occupandosi di omicidi, casi complessi e indagini sempre più delicate. Ogni episodio affronta un nuovo caso, mentre sullo sfondo si sviluppano la crescita personale della protagonista, le difficoltà familiari e il desiderio di conquistare un’indipendenza che, nell’Italia dell’epoca, sembrava ancora irraggiungibile.
La Legge Di Lidia Poet non si limita soltanto a raccontare la giovinezza della sua protagonista, ma prova anche a ricostruire un Paese sospeso tra tradizione e cambiamento. Da una parte emerge un modo di pensare ancora antiquato, fortemente legato alle convenzioni sociali; dall’altra si percepisce una crescente volontà di abbattere barriere considerate ormai insostenibili. La serie riesce a trasmettere bene questa doppia anima, alternando momenti più leggeri a riflessioni sul ruolo della donna e sull’evoluzione della società italiana.

I casi investigativi risultano quasi sempre interessanti e mantengono viva l’attenzione grazie ad una costruzione narrativa semplice e lineare, fatta di indagini e intuizioni ben distribuite lungo gli episodi. In ognuno di questi vengono inseriti vari indizi lungo il percorso, permettendo spesso di intuire la direzione delle indagini senza però compromettere il piacere della scoperta. A rendere ancora più coinvolgente il racconto contribuisce tutta la componente privata legata a Lidia; i suoi desideri, le difficoltà sentimentali, il rapporto con il fratello Enrico e con la famiglia costruiscono un quadro completo e credibile della protagonista.
Grande merito del successo della serie passa inevitabilmente attraverso la prova di Matilda De Angelis (L’Incredibile Storia Dell’Isola Delle Rose, Citadel Diana, Veloce Come Il Vento), interprete di Lidia Poet. L’attrice italiana cesella il personaggio con una crescita evidente stagione dopo stagione. Nei primi episodi emerge una leggera impostazione teatrale, percepibile soprattutto nella voce e in alcune movenze; con il passare del tempo la recitazione diventa più naturale e spontanea, fino ad arrivare ad una terza stagione in cui la sua interpretazione appare decisamente più naturale. Il personaggio storico si presta perfettamente ad una reinterpretazione moderna e Matilda De Angelis sfrutta questa caratteristica costruendo una protagonista ironica, brillante e dotata di una presenza scenica costante.
Accanto a lei spicca Eduardo Scarpetta (Le Fate Ignoranti – la serie, L’Amica Geniale) nel ruolo di Jacopo Barberis. Il personaggio rappresenta il lato più impulsivo e romantico della serie; una figura spesso sopra le righe ma capace di mostrare anche una notevole sensibilità. Scarpetta, appartenente ad una storica famiglia di artisti legata anche ai De Filippo, alterna con grande fluidità ironia, sfacciataggine e momenti più teneri. La chimica costruita con Matilda De Angelis funziona particolarmente bene e contribuisce a rendere più vive tanto le dinamiche emotive quanto quelle investigative.
Molto convincente anche Pier Luigi Pasino (Il Colibrì, Non Uccidere) nel ruolo di Enrico Poet. Inizialmente il personaggio appare severo e controllato, quasi pensato per limitare l’irruenza della sorella; con il passare degli episodi emerge però una figura profondamente affezionata alla famiglia e sinceramente protettiva. Pasino interpreta Enrico con grande equilibrio, trasformandolo in un punto fermo del racconto e in una presenza rassicurante per tutta la durata della serie.

Da sottolineare anche l’ottimo lavoro realizzato sul piano tecnico. I costumi sono eleganti, colorati e ben valorizzati, capaci di restituire il fascino dell’epoca senza appesantire visivamente la narrazione. Le ricostruzioni storiche sono curate; strade, ambientazioni e interni creano un contesto autentico e credibile per la Torino di quegli anni. Anche la colonna sonora accompagna con efficacia i momenti più importanti della serie, enfatizzando sia le scene investigative sia quelle maggiormente emotive.
La Legge Di Lidia Poet rimane quindi una serie fortemente legata al contesto storico, ma rielaborata con un linguaggio più fresco e contemporaneo che la rende facilmente godibile anche da un pubblico giovane. Le tre stagioni scorrono con facilità e riescono quasi sempre a mantenere vivo l’interesse fino alla conclusione.
Proprio il finale rappresenta probabilmente il limite più evidente della serie. L’ultimo caso, particolarmente importante per la famiglia Poet, occupa gran parte della stagione finale, lasciando però meno spazio ad una conclusione capace di approfondire il futuro dei protagonisti. Sarebbe stato interessante dedicare maggiore attenzione al percorso successivo di Lidia ed Enrico, offrendo una visione più completa del loro futuro.
Nonostante qualche piccola incertezza conclusiva, La Legge Di Lidia Poet resta comunque una produzione più che consigliata per chi apprezza racconti investigativi con una forte anima storica, un buon coinvolgimento emotivo e personaggi ben costruiti.









