Il PD di Elly Schlein ad un anno dalla sua elezione

A 4 mesi dalle elezioni europee, qual è la situazione del Partito Democratico dopo un anno di leadership della nuova segretaria Elly Schlein?

 

 

Un anno fa sembrava si stesse finalmente accendendo un barlume di speranza per il futuro della sinistra italiana, grazie alla vittoria conseguita da Elly Schlein nella corsa a due per la Segreteria del PD. La Schlein infatti sembrava l’antidoto perfetto per risvegliare il PD e sopratutto la sinistra italiana tutta dallo stato di atarassia nel quale era caduta dopo anni e anni di governo “misto”.

Elly Schlein ha indubbiamente apportato diversi cambiamenti all’interno della galassia PD, sia nella struttura che nella natura del partito: ha scelto ad esempio di essere molto più presente sui social, comprendendo sin da subito l’importanza che questi nuovi modelli di mass-media occupano all’interno del processo elettorale contemporaneo, e ha cambiato la scala gerarchica delle priorità programmatiche del PD focalizzandosi fortemente su determinate dinamiche come genere ed ecologia.
Dal punto di vista elettorale probabilmente questi due cambiamenti potrebbero generare un’espansione del bacino elettorale in direzione delle fasce più giovani dell’elettorato attraverso la creazione di una dialettica che si incentri proprio su tematiche come queste, molto care alle generazioni più recenti rispetto a quelle pre anni duemila.

Uno dei cambiamenti che si auspicava parte dell’elettorato di sinistra all’alba del PD di Elly Schlein era proprio questo parziale ritorno ad un progressismo sociale che coinvolgesse le generazioni più giovani con lo scopo di rivitalizzare non solo l’elettorato di sinistra in sé, ma anche la militanza e il coinvolgimento attivo.

 

 

Tutta questa nuova struttura che si sta formando intorno alla nuova Segretaria sembrerebbe però avere alla sua base la solita ed ormai marcia organizzazione del PD, che in certi casi affonda le sue radici nell’ultima DC, collassata e poi in parte confluita in tutte le varie ramificazioni prese dalla sinistra italiana dagli anni 90 in poi.

La comunicazione non sembrerebbe essere il punto di forza di Elly Schlein, e questo in parte può essere una conseguenza figlia di quella struttura marcia sopracitata che non si è mai preoccupata di avviare una revisione delle pratiche comunicative, limitandosi spesso alla retorica del “loro sono i cattivi, noi i buoni”. La scelta di insistere con molta più veemenza sulle tematiche di genere ed ecologista non può essere certo definita una scelta scellerata, vista l’inopinabilità del grado di urgenza raggiunto, però queste due tematiche non devono essere l’unico punto cardinale nella rosa dei venti degli obiettivi politici del PD.

Le visite nelle varie fabbriche come a Piombino o a Genova hanno evidenziato forse un certo distacco fra il mondo industriale e l’attuale segretario PD; al di là delle sterili accuse di essere una “radical chic” (informazione: in un mondo capitalista si può nascere benestanti ed avere una filosofia politica socialista), la Schlein finora sembra non avere un’effettiva cognizione di causa dello stato dell’industria italiana e dei lavoratori del settore.

 

 

Anche le dichiarazioni in merito alla questione Palestinese in cui ha affermato di essere sia per Israele che per la Palestina hanno lasciato trapelare una certa inclinazione a non volersi sbilanciare in certe questioni più spinose che spaccano sia il suo elettorato che il suo partito; il genere, l’ecologia e altre tematiche uniscono praticamente tutti gli ambienti interni del PD, ma su altri punti il partito è notoriamente frastagliato e la sua Segretaria non sembra aver riunito le parti.

Insomma il PD della Schlein sembra ontologicamente teso fra la necessità di aprirsi effettivamente al progresso e la sua natura conservativa e centrista, incline al compromesso ma alla stabilità; il risultato però pare essere un distacco ulteriore dal mondo più proletario e più popolare, che fu della sinistra in passato e che forse ancora non lo sarà per molto in futuro.

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