Reconquista portoghese: l’assedio di Lisbona

Assediata per diversi mesi dalle forze cristiane sotto il comando di Alfonso I di Portogallo, Lisbona viene sottratta al dominio arabo nell’anno 1147.

 

 

Capitale e città più importante del Portogallo, Lisbona affascina non solo per le bellissime piazze e i suoi particolari quartieri, ma anche per la storia millenaria e ciò che diverse popolazioni e culture hanno lasciato impresso in ogni suo angolo.
Conosciuta dai romani col nome di Olisippo, prospera durante l’era imperiale col nome di Felicitas Julia diventando il centro più importante della Lusitania. A seguito del declino della parte occidentale dell’Impero Romano, varie popolazioni barbariche tra le quali quelle degli Alani, Sarmati e Vandali ne prendono possesso e la amministrano per brevi periodi. Sul finire del sesto secolo, la città passa sotto il dominio dei Visigoti, padroni allora dell’intero settore iberico, fino a quando, nel 711, la città viene occupata da truppe arabe e berbere di fede musulmana.

I mori, come spesso vengono definiti gli occupanti musulmani della penisola iberica, amministrano con intelligenza e fanno prosperare la città che acquista il nome di Al-Usbuna, ampliandone il perimetro e costruendo all’interno imponenti edifici. Le lotte con i regni cristiani a nord del fiume Douro, nel nord del Portogallo odierno e della Galizia spagnola sono sporadici e soprattutto dettati non da questioni religiose bensì strettamente collegate a una questione di controllo territoriale, risorse e sbocchi commerciali. L’idea di una riconquista basata su fondamenti religiosi si rafforza soprattutto con il fenomeno delle crociate e con le prime spedizioni verso le zone del Medio Oriente. Nasce un nuovo tipo di scontro nell’Europa primordiale che per la prima volta si unisce sotto lo stendardo cristiano e si da un nemico comune esterno e diverso, infedele. Naturalmente la zona iberica non può che diventare terreno di scontro tra i regni cristiani del nord e Al-Andalus, il dominio musulmano nell’area.

 

 

Il primo tentativo di occupare la città di Lisbona viene fatto nel 1142, quando Alfonso, approfittando del passaggio di un folto gruppo di crociati normanni nel suo territorio, riesce a indirizzarli verso il sud di Portogallo fin sotto le mura della città. Nonostante il fallimento, la penetrazione di forze cristiane verso una delle città principali dei musulmani fa guadagnare fiducia al monarca portoghese che sente l’obiettivo e la gloria sempre più a portata di mano.

Il secondo tentativo, quello decisamente più fortunato, arriva pochi anni dopo, nell’estate del 1147. Ancora una volta, l’aiuto di truppe crociate provenienti da diversi angoli dell’Europa si rivela un fattore decisivo: un totale di circa 200 navi piene di truppe provenienti dai paesi che oggi individuiamo come anglosassoni, raggiungono la città cristiana di Porto a seguito di condizioni metereologiche sfavorevoli alla navigazione. Questo esercito, originariamente destinato a prendere parte alle lotte in Terra Santa, viene convinto dal vescovo Pedro II Pitoes a incontrare Alfonso. Segue una trattativa nella quale si garantisce bottino in cambio dell’aiuto nell’attacco dei territori a sud del fiume Tago, che sfocia proprio nell’area di Lisbona.

 

 

I cristiani arrivano sotto le mura della città di Lisbona il 1 luglio del 1147, dopo aver occupato i centri circostanti e isolando di fatto la città. I mori organizzano la difesa, forti anche delle alture e delle possenti cinte murarie che la città presenta. Lo scontro dura mesi, e più che per le armi (i mori riescono a distruggere le macchine d’assedio cristiane) la città cade per fame, arrendendosi ufficialmente il 21 ottobre dello stesso anno. L’ingresso del re e del suo seguito avviene quattro giorni dopo, e i patti presi con gli assediati, di garantire i possedimenti e i beni materiali di questi ultimi, viene subito meno. La città viene depredata, mentre colonne di musulmani abbandonano quella che era casa loro da secoli.

Inizia la cristianizzazione dell’area, e tanti di quei crociati del nord scelgono di rimanere e approfittare delle nuove opportunità che questa riconquista iberica ha da offrire. I mori tuttavia non abbandonano i possedimenti del sud, testimone il fatto che ci vogliono altri 100 anni per vedere una definitiva penetrazione e conquista dell’al-Garb al Andalus (l’Algarve musulmano) che oggi indentifichiamo con l’estremo meridione del Portogallo.

Coloro di fede musulmana che decidono di rimanere nel nuovo regno cristiano vedranno precipitare la propria condizione, tassati in maniera pesante e spesso relegati a lavori agricoli, mentre va creandosi una borghesia cittadina formata dai nuovi conquistatori. Nei grandi centri abitati osserviamo da subito anche la nascita delle Mourarias, i quartieri ghetto dove vengono isolati i mori, con severe restrizioni di mobilità quali l’impossibilità di uscire dal tramonto all’alba. Tutto si è capovolto, adesso Lisbona ha nuovi padroni che col tempo la renderanno grande, capitale di un immenso impero coloniale.

 

 

La conquista della penisola iberica si conclude nel 1492 con la caduta di Granada, ultimo possedimento musulmano nell’Al-Andalus.

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