L’Amore Sta Bene Su Tutto è l’ennesima evitabile commedia italiana che ricorda agli attori nostrani che fare anche il regista non è obbligatorio.

Girato nel 2025 ma distribuito solo quest’anno, L’Amore Sta Bene Su Tutto vede sia davanti che dietro la cinepresa l’attore partenopeo Giampaolo Morelli (Dillo Con Parole Mie, Smetto Quando Voglio: Masterclass). Già nell’istrionico ruolo del mattatore, Morelli risulta simpatico come soffiarsi il naso con la carta vetrata, ma nei panni di Dino Risi è semplicemente offensivo. Il lungometraggio non fa ridere, non commuove, non intrattiene e non lascia col fiato sospeso. Supportato da un buon cast (speriamo che Claudia Gerini si sia fatta pagare molto bene), tutto il resto è una citazione di una canzone di Califano: noia.
L’idea brillantissima è quella di affrontare un tema poco percorso come l’amore (davvero?) e di farlo in modo innovativo, e cioè attraverso tre storie differenti (davvero?) ma che, alla fine, si riuniscono (wow!). Praticamente un Love Actually senza Richard Curtis alla scrittura e senza Hugh Grant alla recitazione. Cosa resta? Novantasei minuti di scene trite e ritrite, di colpi di scena prevedibili, di dialoghi imbarazzanti e di scenette surreali. Morelli è uno scrittore di successo che dà idee su come non soffrire quando si è lasciati… ma poi viene lasciato e soffre (mmm).
Non solo: alle soglie degli anni trenta di questo secolo c’è ancora chi ci racconta che amanti o spioni scappano sui cornicioni dei palazzi. Ma chi? Ma dove? Forse in Spider-Man: Brand New Day, visto che in Italia non siamo acrobati e siamo tutti un po’ pigri.
E poi la chicca delle chicche: il personaggio dell’immigrato che è quasi un mistero alla X-Files. La politica italiana di sinistra adotta un bambino africano per fare bella figura con l’elettorato, ma invece arriva… un uomo adulto! Perché? E’ comico? E poi per quale ragione questo signore è sempre sorridente e spensierato come se avesse in testa una RAM pronta a resettarsi ad ogni riavvio?
In questo disastro, una citazione speciale merita Ilenia Pastorelli, ma non nel senso che vorrebbe l’attrice romana. Il suo calo è costante e inesorabile e in questo film di Giampaolo Morelli, forse, raggiunge il fondo. La dizione (mai troppo precisa) è ormai affogata in una parlantina da borgata spinta, le sue espressioni facciali sono ricercate come quelle di Nicolas Cage e le capacità trasformative sono le stesse di una cabina telefonica degli anni ottanta. Questa (miracolata) ragazza è identica dal suo ottimo esordio in Lo Chiamavano Jeeg Robot senza essersi mai evoluta. Studiare un po’ di recitazione tra una pellicola e l’altra no?

L’unica lucina in fondo al buio sarebbe il personaggio di Max Tortora, un cantante ormai passato di moda che cerca in ogni modo di tornare sulla cresta dell’onda. Il problema è che, dietro ad un attore bravo, c’è un manico pessimo; l’impatto del regista lo dimostra per esempio Ambra Angiolini, che con Ferzan Ozpetek sembrava quasi brava, e lo dimostra in questo film il piacione Morelli sprecando spunti e talenti vari.
Come dicevamo in apertura, questo film è del tutto inutile e rischia di innervosire chi si sente derubato del proprio tempo. Forse l’amore starà pure bene su tutto, ma chi ha tirato fuori i soldi per finanziare questo scempio forse non sarà tanto contento!








