L’Italia rafforza la presenza militare in Niger

L’Esercito italiano aumenta la propria presenza in Niger rimanendo l’unica potenza occidentale a bilanciare l’influenza russa nel Paese africano.

 

 

Il colpo di Stato avvenuto in Niger nel 2023 ha portato al ritiro dei contingenti militari di Stati Uniti, Francia e Germania dal Paese africano, e ad oggi l’Italia rimane l’unica potenza occidentale sul territorio. La cooperazione tra il nostro Esercito e il Niger ha assunto una rilevanza strategica crescente nel contesto geopolitico del Sahel, una regione caratterizzata da instabilità e minacce terroristiche; questa relazione si è evoluta attraverso accordi bilaterali e missioni operative che rendono l’Italia un attore sempre più importante nella regione.

Lo scorso febbraio il Generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha visitato il Niger per incontrare le autorità locali e il personale militare italiano impegnato nella missione MISIN; questa visita è servita per annunciare l’aumento della presenza militare italiana nel Paese africano, con un contingente autorizzato fino a cinquecento militari, cento mezzi terrestri e sei velivoli. Tale incremento è stato motivato dalla necessità di supportare le forze nigerine nel contrasto al terrorismo, al banditismo e alla criminalità organizzata, oltre che nella gestione dei flussi migratori irregolari.

Un ulteriore segnale dell’impegno italiano in Niger è quanto accaduto a dicembre 2024, quando si è tenuta a Roma la quarta edizione dei Bilateral Staff Talk nel settore della Difesa tra Italia e Niger, durante la quale è stato firmato il Piano di Cooperazione 2025. Questo piano prevede lo svolgimento di undici attività addestrative, di cui cinque in Italia e sei in Niger, con l’obiettivo di rafforzare specifiche capacità della difesa nigerina.

 

 

La collaborazione in materia di difesa tra Italia e Niger è stata formalizzata per la prima volta il 26 settembre 2017 con la firma di un accordo bilaterale tra i rispettivi ministri della Difesa; questo accordo ha posto le basi per una cooperazione strutturata, culminata nella missione bilaterale di supporto denominata MISIN, attiva dal 2018. L’obiettivo principale della MISIN è stato quello di incrementare le capacità delle forze di sicurezza nigerine nel contrastare traffici illeciti e minacce alla sicurezza, contribuendo alla stabilizzazione dell’area e al rafforzamento del controllo del territorio da parte delle autorità locali.

L’interesse italiano verso il Paese africano può ritrovarsi in diversi ambiti che spaziano dalla stabilità regionale al controllo dei flussi migratori. La stabilità del Niger, afflitto da insurrezioni e attività terroristiche, è una condizione fondamentale per evitare la propagazione di minacce verso l’Europa. Un Sahel stabile permetterebbe inoltre di alleggerire la pressione migratoria irregolare verso il Nord Africa e conseguentemente verso l’Europa meridionale.

A livello energetico è importante segnalare l’interesse italiano nei confronti della Trans-Saharan Gas Pipeline, un’infrastruttura che passando da Nigeria, Niger e Algeria, porterebbe forniture di gas verso l’Europa. La presenza dell’Italia nel Sahel è orientata anche a facilitare progetti di questo stampo volti a diversificare gli approvvigionamenti strategici.

Questa ampliata cooperazione è uno dei primi effetti del cosiddetto “Piano Mattei”, cavallo di battaglia del Governo Meloni che ancora fatica a trovare applicazioni pratiche nel continente africano. Per l’Italia, essere rimasto l’unico grande Paese in Niger oltre la Russia rappresenta un’occasione strategica ma anche una sfida ricca di insidie; rappresentare infatti l’unica alternativa ad una grande potenza come Mosca impone all’Italia di ritagliarsi il proprio spazio d’influenza per non venir schiacciata dall’azione regionale del Cremlino. Gli interessi di Roma e Mosca sembrano infatti differire, con la prima che cerca alternative energetiche per sganciarsi dall’approvvigionamento di gas russo, mentre la seconda prova ad espandere la propria influenza in Africa in funzione anti-occcidentale.

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