Money Forest: mai fidarsi delle prime impressioni

Un fantasy che sorprende continuamente il lettore con rivelazioni imprevedibili, ma che rischia di smarrire la propria identità cambiando direzione a ogni svolta narrativa.

 

 

Money Forest si presenta al pubblico come un fantasy un po’ diverso dal solito, nel quale il protagonista è un elfo atipico che, invece di vivere pacificamente all’interno del bosco, ha deciso di intraprendere la carriera di mercante; almeno, questo è ciò che l’inizio della storia porta a pensare.

La storia di Kyohei Tawara prende avvio in un periodo nel quale la caccia agli elfi da parte degli esseri umani è diventata una pratica diffusa. Rhodri arriva nella foresta elfica portando con sé una conoscenza del mondo e una capacità di negoziazione fuori dal comune; il suo obiettivo sembra essere quello di aiutare gli elfi sfruttando proprio le sue straordinarie doti commerciali. Il protagonista cerca così di salvare gli elfi caduti nelle mani degli uomini attraverso scambi, accordi e trattative, trasformando il commercio in una vera e propria arma.

L’impostazione iniziale incuriosisce proprio per la sua stranezza. Gli elfi vengono presentati come una popolazione pacifica, organizzata in piccoli villaggi isolati all’interno di un’immensa foresta, mentre Rhodri appare completamente avulso da questo contesto; il personaggio ragiona in termini di valore, scambio e convenienza, cercando una soluzione commerciale anche quando la situazione sembrerebbe richiedere ben altro. Il manga introduce così molto rapidamente elementi di economia, politica, rapporti di potere, schiavitù e diplomazia, costruendo un fantasy nel quale una trattativa può diventare più importante di uno scontro.

Qualche dubbio sulla natura di Rhodri può quindi sorgere abbastanza presto, ma l’anomalia funziona proprio perché il personaggio riesce a risultare interessante anche senza ricorrere ai classici espedienti dell’eroe fantasy. La sua compagna Mee, invece, rappresenta quasi l’esatto opposto; l’elfa accompagna Rhodri come assistente e guida, osservando con crescente entusiasmo le sue capacità fino a lasciarsi conquistare completamente dalla sua filosofia commerciale. Mee appare genuinamente affascinata dalle possibilità offerte dal commercio e, proprio per questo, tende anche a dimostrarsi fin troppo semplice da ingannare.

La vera particolarità di Money Forest, però, emerge quando la narrazione comincia a mostrare quanto poco sia prudente fidarsi delle prime impressioni. Kyohei Tawara costruisce la storia attraverso rivelazioni improvvise che modificano radicalmente ciò che è stato raccontato fino a quel momento; alcune informazioni cambiano il significato delle azioni di un personaggio, altre costringono addirittura a rivalutare intere porzioni del mondo narrativo.

 

 

Il meccanismo è indubbiamente affascinante, perché il lettore si trova improvvisamente a rivalutare quello che ha letto per rimettere in ordine gli eventi passati alla luce delle nuove rivelazioni. Una soluzione apparentemente assurda può acquisire un significato completamente diverso pochi capitoli dopo, mentre un personaggio inizialmente considerato affidabile può essere osservato sotto una luce completamente nuova. In questo senso, il manga riesce a giocare bene con le aspettative del pubblico; le trattative di Rhodri diventano quasi una metafora della storia stessa, perché anche il lettore deve capire continuamente quale sia il vero valore di ciò che gli viene mostrato e il vero obiettivo delle trattative concluse.

Il problema è che questa scelta narrativa presenta anche un rovescio della medaglia. Le continue svolte sono così radicali da spezzare più volte il percorso costruito in precedenza, modificando la direzione del racconto al punto da far sorgere una domanda inevitabile: Money Forest è davvero ancora un fantasy? La componente fantastica rimane importante, ma la storia sembra progressivamente avvicinarsi a una forma di fantastico più difficile da incasellare; ogni nuovo elemento modifica il precedente e rende sempre più complicato capire quale sia la vera natura dell’opera.

L’ambientazione rimane comunque ben strutturata e lo scorrere dei capitoli permette a Tawara di aggiungere dettagli sempre più intricati al suo mondo. Le tavole sviluppate da Kyohei Tawara rientrano invece nei canoni del manga giapponese contemporaneo, con una buona pulizia delle immagini e una costruzione che mantiene sempre alta la leggibilità. Le anatomie dei personaggi sono proporzionate e riconoscibili, mentre volti ed espressioni seguono soluzioni ormai consolidate; il disegno accompagna bene la narrazione, ma non sviluppa una personalità visiva particolarmente marcata. Anche le ambientazioni fantasy risultano curate e ordinate, pur rimanendo legate a un immaginario piuttosto classico. Le tavole svolgono quindi egregiamente il proprio compito, senza però diventare uno degli elementi capaci di distinguere Money Forest da altre produzioni contemporanee.

Le prime impressioni su Money Forest sono quindi difficili da formulare con sicurezza. Il manga cambia rapidamente direzione e scombussola le aspettative quasi come una trattativa del mercato calcistico, dove fino all’ultimo minuto l’affare pare concluso e poi, improvvisamente, viene invece acquistato un giocatore mai sentito prima. La capacità di sorprendere rappresenta sicuramente il suo elemento più interessante, ma la stessa scelta rischia di compromettere la coerenza complessiva del racconto. Money Forest cambia pelle a ogni svolta; resta da capire se, alla fine, questa continua trasformazione sarà stata la sua più grande forza oppure il suo principale limite.