NGSW – le armi del futuro: i produttori che si contendono l’appalto

Prosegue il nostro approfondimento sul Next Generation Squad Weapons (NGSW) Program con una disamina delle armi presentate dalle industrie all’US Army.

 

 

NEXT GENERATION SQUAD WEAPONS (2017-2022)

Nella prima parte abbiamo approfondito le ragioni che hanno spinto l’esercito americano a cercare un’alternativa alle sue attuali armi d’ordinanza (l’M4 e l’M249), alternativa che verrà scelta al termine del programma Next Generation Squad Weapons. L’NGSW, aperto nel 2017, non è che un’evoluzione del NGSAR, dovutamente esteso per includere la ricerca, oltre che di una nuova mitragliatrice leggera, anche di un fucile d’assalto di nuova concezione, e di un’ottica dotata di sistema di puntamento. Il programma viene quindi diviso in NGSW-AR (Automatic Rifle) per la mitragliatrice, NGSW-R (Rifle) per il fucile e NGSW-FC (Fire Control) per l’ottica.

La dottrina dietro il nuovo programma NGSW è sostanzialmente la stessa che ha guidato l’NGSAR, con le dovute differenze. Che si tratti di un mitragliatore o di un fucile, l’obiettivo è sempre quello di ottenere un’arma leggera, adatta ad ogni scenario (in campo aperto quanto in urbano) ed in grado di colpire qualsiasi tipo di bersaglio a qualunque distanza. Il progresso più significativo, raggiunto nel 2018, è finalmente la scelta del calibro: è deciso che entrambe le nuove armi saranno in 6.8mm o .277” (in base all’unità di misura), il giusto compromesso per dimensioni, raggio, precisione, danno e rinculo. Le armi dovranno essere adatte all’uso ambidestro, avere caricatori intercambiabili (nel caso in cui la NGSW-AR non sia alimentata a nastro), ma soprattutto dovranno essere dotate di silenziatore per le ragioni già esplicitate nella parte precedente. È interessante notare che l’esercito ha espressamente richiesto che le armi vengano già dotate di colorazione desertica (Coyote anodizzato) non solo per via della loro continua attività in Medio Oriente, ma anche in vista di possibili conflitti per corrispondenza con la Cina in terra d’Africa.

 

Requisiti parziali diffusi ai privati:

  • Peso dell’arma: NGSW-AR (includendo arma, tracolla, bipode, soppressore): 5,44 kg
    NGSW-R (includendo arma e soppressore): 4,08 kg; peso soppressore: 680 gr
  • Lunghezza: NGSW-AR 101 cm
    NGSW-R 91 cm
  • Modalità di fuoco: Semi-automatico ed automatico
  • Dispersione: NGSW-AR 15 MOA
    NGSW-R 8 MOA
  • Soppressione: NGSW-AR 80% meno dell’M249
    NGSW-R 50% meno dell’M4A1
  • Traccia acustica: NGSW-AR 150dB all’orecchio del tiratore
    NGSW-R 145dB all’orecchio del tiratore
  • Peso delle munizioni: 20% in meno dell’equivalente con bossolo in ottone

 




Video promozionale girato dalla General Dynamics per l’NGSW

 

CONTENDENTI

Nel giugno 2019 viene condotta un’indagine per valutare l’effettiva capacità da parte delle aziende di consegnare le armi nei tempi previsti; vengono selezionate cinque industrie tra quelle candidatesi che si dovranno rendere pronte alla prima fase di test per giugno 2019. Le contendenti dell’ambito programma sono: FN America, Desert Tech insieme a PCP Tactical, Textron Systems, General Dynamics in collaborazione con LoneStar Future Weapons e Beretta USA ed infine SIG Sauer.
Alla sfida posta dall’NGSW, le aziende hanno risposto sfruttando sia le più moderne tecniche, che evoluzioni di sistemi già di successo.

Prima di entrare nel dettaglio delle varie armi chiariamo però alcuni punti per comprendere la ragione dietro i vari progetti.
Dovendo alleggerire il peso delle munizioni di almeno il 20%, diverse aziende hanno optato per munizioni dal bossolo in policarbonato oppure munizioni telescopiche, ovvero munizioni in cui il proiettile è contenuto nel bossolo – del tutto o parzialmente – ed è circondato dal propellente. Queste munizioni sono generalmente ritenute instabili o poco affidabili, ma anni di ricerca e nuovi sviluppi in questo campo stanno dimostrando il contrario e le probabilità che possano essere accettate dall’esercito vi sono tutte. Certo è che, per perforare corazze poste a 600 metri di distanza, il proiettile deve avere una notevole velocità alla volata (velocità in uscita dalla canna), intorno ai 900 m/s. Più è corta la canna e più energia deve ricevere il proiettile per raggiungere la giusta velocità in uscita. Il bossolo deve poter tollerare una pressione ben maggiore: le 5.56mm si orientano sui 55.000psi e le nuove 6.8mm devono tollerarne quasi il doppio, 80.000psi.
Non a caso le aziende che hanno proposto munizioni dal bossolo in policarbonato hanno anche scelto una configurazione dell’arma bullpup, un’arma in cui culatta, otturatore e caricatore sono posti dietro grilletto ed impugnatura. Questa configurazione consente di avere un fucile dalla canna più lunga seppur di dimensioni contenute e di camerare in sicurezza i più delicati bossoli in policarbonato meno carichi di propellente.
I fucili bullpup, seppur diffusi in molti eserciti (il FAMAS in Francia, l’L85 nel Regno Unito o il QBZ-95 KN Cina), spesso vengono scartati nelle selezioni militari in quanto non sempre sono ambidestri, hanno la camera di scoppio vicina all’orecchio e non possono disporre di calcio ripiegabile (in questo caso richiesto dai termini dell’appalto).

 

 

FN America: HAMR (R) – EVOLYS (AR)

FN America, parte della belga FN Herstal, già produttrice di alcune delle armi più di successo di sempre, come per l’appunto la FN MINIMI, ovvero la M249 per l’US Army, propone ora due prototipi entrambi per la categria NGSW-AR nel corso delle fasi di sperimentazione. Offre il fucile XLAR, un’evoluzione del precedente design del 2008 HAMR – che già venne scartato dai Marines in favore dell’M27 alla finale dell’Infantry Automatic Rifle Program – che è a sua volta un’evoluzione del più noto SCAR. L’arma dimostra interessanti caratteristiche come la capacità di sparare ad otturatore chiuso o aperto e di cambiare automaticamente, in base alla temperatura raggiunta dall’arma, per evitare che fonda. HAMR significa per l’appunto Heat Adaptive Modular Rifle.

L’altra proposta di FN è la Evolys, una mitragliatrice leggera di grande ergonomia: consente l’uso ambidestro ed il controllo o la ricarica con una sola mano. Monta una slitta per ottiche superiormente, lungo tutta la lunghezza del corpo dell’arma, e per questa ragione non ha un coperchio di alimentazione; in ricarica il nastro viene inserito lateralmente grazie al vassoio di alimentazione posto a 45 gradi. Il sistema di ricarica brevettato da FN consente l’automatico collocamento dei proiettili e l’espulsione dell’ultimo anello del nastro. L’arma è ad otturatore aperto, ed il ciclo di sparo è consentito dal recupero di gas con pistone a corsa corta, pensato appositamente anche per compensare gli effetti che il soppressore ha sull’arma.

 

 

Desert Tech / PCP Tactical: Desert Tech MDR (AR)

Le fabbriche d’armi PCP Tactical e Desert Tech, hanno partecipato in collaborazione all’NGSW-AR con la loro mitragliatrice Desert Tech MDR. L’MDR è un’arma a sottrazione di gas, con otturatore ruotante e bullpup. L’arma è pensata a moduli intercambiabili all’occorrenza in base al contesto operativo; cambiandone poche parti si può adattare per sparare quattro calibri differenti e supporta canne di diversa lunghezza e spessore.
Innovazione della PCP è l’introduzione della loro nuova munizione da 6.8mm che alimenta l’MDR, ovvero la 6.8 PCP, una munizione brevettata bicomponente in polimeri e fondello in metallo che pesa il 28% in meno di una equivalente in ottone e promette una velocità alla volata tra i 890m/s e 970m/s da una canna di 53cm.

 

 

Textron System: Textron CT System (R) – LSAT (AR)

La Textron CT System, che gareggia nella categoria NGSW-R, è una delle armi più innovative del programma: usa delle munizioni telescopiche (ovvero, come già detto, munizioni in cui il proiettile è contenuto nel bossolo e circondato dal propellente) che arrivano a pesare addirittura il 30% in meno.
L’arma è ad otturatore chiuso ed a sottrazione di gas, molto leggera ma al contempo estremamente complessa, anche per via delle munizioni che usa: al contrario della quasi totalità delle armi che conosciamo, dove il colpo viene portato direttamente dal caricatore alla camera di scoppio e da lì direttamente espulso dopo lo sparo, con la CT, dopo la pressione del grilletto, che funge da attivatore elettro-meccanico, il colpo viene portato in camera e contemporaneamente il vecchio bossolo viene portato in luogo d’espulsione; un importante passaggio in più.
Per quanto valida, l’arma richiede un gran numero di parti, non ideale per la manutenzione ed è più facile sia soggetta ad inceppamenti in fase di operazione.

La seconda proposta di Textron System è la mitragliatrice leggera LSAT. L’arma è ad otturatore aperto ed a sottrazione di gas con pistone a corsa lunga, pistone che in fase di sparo ruota l’intera camera, consentendo lo sparo del colpo che avviene più in alto rispetto a dove è collocato il vassoio di alimentazione. L’arma è inoltre alimentata a nastro e consente la sostituzione rapida della canna.

 

 

General Dynamics / LoneStar Future Weapons / Beretta: RM-277R (R) – RM-277AR (AR)

General Dynamics e Beretta USA, hanno partecipato al programma offrendo il fucile RM-277R e la mitragliatrice RM-277AR. Le camerano con la munizione semi-telescopica .277 TVCM – sviluppata dalla True Velocity – costituita da un bossolo in polimero-metallo ed un fondello in metallo; promette le alte prestazioni richieste dall’esercito ed un peso del 30-40% in meno delle equivalenti in ottone.
Sia la RM-277R che la RM-277AR adottano la configurazione bullpup ed un nuovo sistema di funzionamento a gas e corto rinculo; entrambe sono pressoché identiche sia meccanicamente che esteticamente, differendo solo, nella versione AR, di una canna più lunga e la presenza del bipiede. General Dynamics – tenendo anche fede all’iniziale richiesta da parte dell’US Army di fornire una mitragliatrice leggera alimentata a caricatori (richiesta poi accantonata dopo il passaggio dal programma NGSAR ad NGSW-AR) – con la mitragliatrice RM-277AR non ha fornito una mitragliatrice a nastro e, considerando l’attuale rifiuto da parte dell’esercito di dotarsi di caricatori quadrifilari più capienti e la posizione arretrata dove vengono inseriti, ha dovuto limitarsi a caricatori di circa 30 colpi.

 

 

SIG Sauer: SIG MCX SPEAR XM5 (R) – SIG LMG 6.8 XM250 (AR)

SIG Sauer ha partecipato al programma con due armi. La prima, l’XM5, è un fucile d’assalto che potremmo definire “classico”, in quanto evoluzione dell’AR-15 ed AR-18. L’arma sfrutta il sistema di sottrazione di gas con pistone a corsa corta a due posizioni ed otturatore ruotante. La molla di recupero collocata sopra al castello consente l’uso di un calcio ripiegabile, come richiesto dall’esercito. La canna, di veloce rimozione, è il doppio più spessa di una AR-15 per calibri 5.56, consentendo di reggere in sicurezza l’enorme pressione generata dalla munizione di SIG.

L’altra arma offerta da SIG è la XM250, una mitragliatrice leggera ad otturatore aperto ed a sottrazione di gas. Sfrutta un sistema innovativo ideato da SIG che consente di limitare il rinculo a scapito di un minor rateo di fuoco: la canna, col blocco del gas e l’otturatore rinculano scorrendo all’interno dell’arma. Unica nota dolente è l’assenza di un sistema di smontaggio rapido della canna, ma la nuova dottrina non prevede lunghe soppressioni, ma raffiche mirate e quindi meno usuranti.
Entrambe le armi usano la nuova munizione di SIG, la FURY 6.8. Al contrario delle controparti, che per ridurre il peso delle munizioni hanno optato per bossoli in policarbonato o ibridi, SIG ha mantenuto un bossolo in ottone con fondello rinforzato in acciaio, per sostenere la grande pressione di 80.000psi generata dal propellente e necessaria per mantenere la giusta velocità alla volata, riducendo lo stesso il peso del 20% rispetto alle controparti in ottone. SIG ha sviluppato tre versioni di questa munizione: una civile più economica, meno carica e meno perforante, una Elite da combattimento ed una da caccia ancora più performante.
Le armi condividono anche lo stesso soppressore, lo SLX, un progetto sempre proprietario di SIG, frutto dei nuovi sviluppi tecnologici: il soppressore è infatti realizzato mediante tecniche di costruzione additiva, ovvero una tecnica di stampa 3d per metalli che consente la creazione di forme geometriche complesse impossibili da ottenere in altro modo. Ottimamente disegnato previene ogni ritorno di gas verso il tiratore quando in fase di sparo.

Nella terza ed ultima parte dell’articolo andiamo a svelare il vincitore dell’ambito appalto dell’US Army.

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