Una pagina politica indecorosa: un provvedimento sacrosanto cassato da quasi tutti i partiti ed una esultanza anti-cittadini che ricorda le peggiori dittature.

Si, ha ragione Giorgia Meloni: Fratelli D’Italia ci sta mettendo la faccia. Insieme al gruppo di Futuro Nazionale, gli esponenti del partito di destra sono gli unici ad aver realmente sostenuto alla Camera gli emendamenti che miravano a far tornare nelle mani degli elettori il potere di scegliere realmente chi eleggere in parlamento. La battaglia è ancora aperta, ma il rischio che questo sacrosanto provvedimento non passi, nonostante il voto palese al Senato, è alto.
Introdotti nel 2005 dal governo Berlusconi, i listini bloccati sono da vent’anni un modo per gestire in modo diretto e totalitario gli eletti all’interno di un partito. Ne è l’esempio perfetto quello che avviene nel PD, dove a ogni cambio di segretario (si vedano i casi di Bersani, Renzi e Schlein) corrisponde un completo azzeramento dei rappresentanti che accedono al Parlamento. Insomma è il modo perfetto di zittire ed estromettere le correnti interne che non si accomunano al leader maximo di turno.
Nei casi di Lega ed ancor di più Forza Italia, storicamente si tratta di un modo per mantenere salda la leadership nelle mani del padre-padrone, Bossi all’epoca (ora Salvini) e Silvio Berlusconi, unica voce a dirigere Forza Italia fino alla sua morte.
Del partito centrista-affarista c’è poco da stupirsi (e da fidarsi), ma per la Lega il discorso è diverso: se Matteo Salvini fa del bene per gli italiani la sua regola prima, stupisce il suo ostracismo alle preferenze. Sappiamo bene che dall’estate 2019 c’è una lotta interna alla Lega esplosa dopo la decisione di far cadere il governo giallo-verde, ma è proprio tramite le preferenze che i migliori emergerebbero. Forse Salvini e i suoi temono non solo di perdere la direzione del partito, ma anche il seggio in Parlamento.
Cosa ancor più meschina è quella che avviene sui banchi della sinistra. PD, AVS e M5S si accomunano ancora una volta in una lotta all’insegna del “tanto peggio, tanto meglio” che fa solo il male dell’Italia. Con una vergognosa esplosione di gioia, una roba che si vede solo nelle curve degli stadi, la sinistra ha svilito l’importanza del Parlamento con urla, fischi e cartelli: qualcosa che non si era ancora visto nel loro comunque ostinato e cieco tentativo di far fallire qualsiasi provvedimento, anche quelli che dovrebbero condividere. Si cerca lo sfacelo pur di poter per l’ennesima volta gridare “Meloni a casa”; evidentemente poco importa che in questo caso si trattasse di un provvedimento di alta moralità: che si faccia del male al proprio Paese è qualcosa di normale per questa sinistra, per la quale regnare sulle macerie sembra essere un dovere.
Il ritorno alle preferenze sarebbe, insieme al ritorno al proporzionale puro, una vera vittoria per la democrazia; ma è evidente che la maggior parte delle forze politiche non ha a cuore l’onore, la dignità e la Nazione. Ricordiamocelo, alle prossime elezioni, quando ci chiederanno di votare “per loro”: a scatola chiusa, senza sapere chi sono, cosa hanno fatto per il territorio e per l’Italia. O sapendolo fin troppo bene.









