La coalizione di governo non vive un momento tranquillo: sembra aver ignorato per troppo tempo il vero nervo scoperto dei suoi elettori.

Con la bocciatura del recente referendum sulla riforma della magistratura, il centrodestra si è risvegliato da un lungo sonno dorato che si è trasformato in eccesso di sicurezza e torpore.
Nei tre anni e mezzo di governo, la coalizione che guida il paese non ha mai veramente dato segni di cedimento, eppure su diversi fronti il centrodestra sta perdendo il polso delle necessità dei suoi elettori.
Il referendum sulla giustizia, vissuto come cardine da alcuni esponenti della coalizione (e soprattutto dall’intera Forza Italia), non era e non è il tema più caro agli elettori di centrodestra. Per quanto si possa concordare sul fatto che una buona parte della magistratura italiana (o perlomeno quella più influente) sia uno strumento piegato a ideologie e partigianerie talvolta eversive al servizio della sinistra italiana, questo è un tema che agli elettori del centrodestra sembra (sbagliando?) non essere particolarmente caro. Per l’elettore medio della coalizione di governo, il vero problema sul tavolo è la mancanza di sicurezza sul nostro territorio. E su questo punto, il governo Meloni ha fatto troppo poco.
Chi nell’autunno del 2022 ha votato per questo esecutivo, lo ha fatto chiedendo il ripristino della legalità in un Paese che è stato progressivamente devastato dalla ventennale gestione quasi ininterrotta di una sinistra che prima che ideologica sembra decisamente collusa con il malaffare. Il governo Meloni è stato votato da chi chiedeva e chiede ancora oggi di essere difeso da ladri, borseggiatori e topi d’appartamento; di porre una seria barriera all’arrivo incontrollato di clandestini dai paesi del terzo mondo e attuare una politica di rimpatri; di reimporre la presenza dello Stato nei territori sotto il controllo della criminalità.

Di tutto questo, il governo Meloni ha lavorato quasi esclusivamente sul fronte immigrazione, varando quel sistema-Albania efficacemente ostacolato dalla sinistra italiana e dalla magistratura compiacente ma che l’Europa, anche quella di sinistra, sta copiando e utilizzando per sé. I risultati però sono ad oggi modesti: se la farsa del dover riportare in Italia praticamente ogni detenuto trasportato in Albania (con i conseguenti insopportabili teatrini dei ridicoli Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli) ha messo interi tronchi fra le ruote del meccanismo, è pur vero che il governo non ha preso altre particolari misure per arginare il fenomeno, almeno a prima vista.
In realtà, il fitto lavoro di politica estera (specialmente nel nord Africa) ha permesso un rallentamento dei flussi migratori verso l’Italia; ma la percezione comune è che poco o nulla sia cambiato, vista l’ormai massiccia presenza di stranieri indesiderati (o indesiderabili) che continuano a insistere sul territorio italiano senza averne titolo.
Il vero elefante nella stanza è però l’assoluto immobilismo sulla certezza della pena. Le modifiche al codice penale effettuate dal governo Renzi prima e dalla riforma Cartabbia poi, che con lungimiranza già all’epoca criticammo, hanno elevato la pena minima per la detenzione carceraria e hanno reso impossibile agire d’ufficio contro rei colti in flagrante ma verso i quali manca una denuncia da parte dell’offeso. Sarebbe bastato tornare indietro per annullare gli effetti nefasti di queste norme tutte a favore dei malvivmenti; sarebbe bastato togliere la soglia minima di condanna penale (oggi sono 4 anni) per vedere finalmente i microcriminali finire in carcere, e rimuovere la necessità del privato cittadino di esporsi a pericolose ritorsioni per scoraggiare tanti dubbi personaggi dal delinquere.
Ma in tre anni e mezzo, di questi due semplici cambiamenti non si è minimamente parlato.

Forse si tratta di un immobilismo voluto; in fondo anche nel centrodestra ci sono figure compromesse con la criminalità organizzata, come purtroppo in ogni gruppo di potere. Sta di fatto che per l’elettore medio di Fratelli D’Italia o della Lega (meno, per quanto riguarda Forza Italia) il fondamentale concetto di ordine e legge che doveva caratterizzare questo governo non si è assolutamente visto in azione.
È proprio da qui che nasce il movimento di Roberto Vannacci: da un mal di pancia diffuso nell’elettorato di centrodestra che si sente tradito nelle promesse più profonde fatte da Giorgia Meloni. Il teorico 3.5% di cui è accreditato Futurno Nazionale è un segnale forte non è un problema interno di poco conto; anche se non basta per accedere al parlamento (cosa peraltro antidemocratica), nei fatti si tratta di voti tolti all’alleanza di governo. Le ultime proiezioni danno, con questa situazione, una sinistra appena sotto al centrodestra in termini di voti totali, ma che per una migliore distribuzione di elettori sul territorio nazionale potrebbe facilmente portare a casa un maggior numero di seggi e quindi tornare al timone del Paese nel 2027.
Si tratta di uno scenario drammatico, vista l’assoluta inconsistenza della proposta politica dell’attuale sinistra e della violenza ed intolleranza che la anima.
Se il governo Meloni vuole essere rieletto, deve immediatamente imporre una campagna di ordine e legge: l’unico elemento che potrebbe avere la giusta presa su quell’elettorato moderato che oggi non voterebbe centrodestra.









