Rimangono due mesi per giocare a The Crew

Ubisoft renderà inaccessibile il titolo, già rimosso dagli store online, a partire dal 1 aprile; l’ennesimo gioco in licenza tolto dalla disponibilità dei giocatori.

 

 

Non si può certo dire che i grandi publisher siano sempre dalla parte dei giocatori. E quando si tratta di supporto di videogiochi esclusivamente online, sembra quasi che nonostante le finanze di queste software house non sia certo in rosso, preferiscano sbarazzarsi di titoli non recentissimi anche se ancora giocati piuttosto che trattare degnamente gli acquirenti.

L’ultimo caso è quello di The Crew: per chi ancora non lo sapesse, Ubisoft ha deciso di permettere l’accesso al gioco solo fino al 31 marzo 2024, data dopo la quale i server necessari alla sincronizzazione dei dati verranno spenti. La cosa colpirà anche i giocatori che non sono amanti del multiplayer, visto che The Crew è uno di quei videogiochi che richiedono un costante dialogo coi server centrali.
Per quanto odioso, è un comportamento legittimo tutelato dalla famigerata licenza d’uso; una licenza revocabile in qualsiasi momento da parte dei publisher e che non cede il possesso del videogioco all’acquirente.

 

 

Occorrerebbe parlare in modo più approfondito del fatto che ormai i giocatori non possiedono più i titoli che acquistano (a meno che non lo facciano su piattaforme che permettono di scaricare i file di installazione, come GOG), ma al momento la cosa più urgente per chi ha il gioco (che non è più acquistabile da circa un mese) e voglia provarlo o completarlo è di tuffarcisi e giocarlo il più possibile. The Crew, uscito nel 2014, non è certo il gioco migliore di sempre ma offre un vastissimo mondo open wolrd sul quale scorrazzare, e può valere la pena perderci sopra un po’ di tempo prima di essere impossibilitati definitivamente a farlo.

Occorre però fermarsi un istante a ragionare: visto che sono sempre di più i giochi “always online” che vengono chiusi, e che questi giochi sono quasi sempre distribuiti dai publisher più noti, forse è il caso di smettere di acquistare i loro titoli. D’altronde, di videogiochi più che validi realizzati da piccoli studi indipendenti è pieno il mercato.

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