Black Mirror – Stagione 7: la recensione

I sei nuovi episodi autoconclusivi di Black Mirror si attestano su buonissimi livelli qualitativi, rendendo la Stagione 7 una delle migliori della serie.

 

 

Black Mirror è una di quelle serie ormai entrate di diritto nel gotha della fiction di fantascienza. Sebbene la resa dei singoli episodi e delle intere stagioni abbia visto picchi e crolli nel corso degli anni (la prima, dirompente stagione è del 2011), la complessiva capacità di entrare in profondità nelle contraddizioni e nelle pericolosità dell’odierno mondo tecnologico rende Black Mirror una serie unica ed imprescindibile.

Anche la settima stagione ha i suoi alti ed i suoi bassi, ma nel complesso per una volta non ci sono episodi totalmente da evitare. Alcuni sono più spettacolari di altri, alcuni più profondi e toccanti di altri; ma globalmente la settima stagione di Black Mirror presenta opzioni che possono piacere a tutti i palati, e si arricchisce di un cast complessivamente di livello.

 

 

Gente Comune è l’episodio di apertura, che gioca ottimamente con l’avidità delle aziende informatiche: tramite servizi sempre più affascinanti ed invasivi, sono in grado di ammaliarci trascinandoci però in situazioni insostenibili. Gente Comune è probabilmente l’episodio più toccante di tutta la stagione e, sebbene pecchi di qualche forzatura qua e là, è in grado di smuovere le corde più intime dello spettatore. Sugli scudi i due protagonisti: Rashida Jones (The Office, Angie Tribeca) e Chris O’Dowd (The IT Crew, I Love Radio Rock, The Cloverfield Paradox) svestono i panni da commedia per indossare quelli da vero dramma, riuscendo benissimo nel compito. La capacità dei due aumenta la carica emozionale di Gente Comune, rendendolo un episodio di altissimo livello.

Buono è Bestia Nera, interpretato da Siena Kelly e Rosy McEwen. Qui l’inaspettato arrivo sul lavoro di una vecchia compagna di scuola stravolge e travolge la vita di una affermata ricercatrice alimentare; la discesa agli inferi ricorda molto i film di genere, ma la variabilità introdotta dalla tecnologia apre le porte ad imprevedibili evoluzioni della storia. Il finale è sinceramente troppo hollywoodiano, ma nel complesso Bestia Nera si lascia vedere decisamente bene.

 

 

Meno riuscito è Hotel Reverie, che vede una stella dello spettacolo reimpersonare un classico del cinema in bianco e nero grazie a una nuova tecnica in grado di far letteralmente rivivere la pellicola. Ovviamente non tutto va per il verso giusto, con le ovvie conseguenze del caso.
L’episodio ha un incipit sicuramente curioso ma si sviluppa intorno a una trama superficiale e a volte scadente, come nel caso dalla classica bibita rovesciata sul computer critico: il classico ritrovato privo di creatività per giustificare il problemone di turno. C’è poi l’amore saffico tra la protagonista Issa Rae, donna di colore sguaiata e fuori contesto, e la coprotagonista del film “originale” Emma Corrin che cambia miracolosamente di gusti sessuali: la cosa appare forzata, poco realistica e scritta solamente per realizzare un episodio che strizzi l’occhio alle comunità gay. Forse è proprio per questo che Hotel Reverie è l’unico l’unico episodio della stagione che non convince.

 

 

Come Un Giocattolo è un episodio visionario e accattivante, in grado di stimolare lo spettatore e di metterlo di fronte ad una possibilità terrificante o, per qualcuno, affascinante. L’episodio è girato in modo da centellinare le informazioni disponibili allo spettatore, tanto che la curiosità è sempre alta e l’epilogo arriva pressoché inaspettato ed in modo inarrestabile. Si tratta forse dell’episodio maggiormente riuscito dal punto di vista della suspance, e l’ottima prestazione di Peter Capaldi (La Tana Del Serpente Bianco, Le Relazioni Pericolose, Il Senso Di Smilla Per La Neve, World War Z, The Suicide Squad), in grado con il suo piglio folle e pacato di tenere lo spettatore sempre sulle spine, non fa che aumentare il magnetismo dell’episodio sullo spettatore.
Menzione di merito anche per Lewis Gribben, mentre è da segnalare l’ampio riferimento al mondo dei videogiochi degli anni ’90, cosa che sicuramente farà piacere agli appassionati di una certa età.

 

 

Eulogy è un altro episodio che tocca le corde della sensibilità, anche se forse non con lo stesso impatto di Gente Comune. Il bravo Paul Giamatti (La Dea Dell’Amore, Harry A Pezzi, The Truman Show, Salvate Il Soldato Ryan, Il Negoziatore, Man On The Moon, Lady In The Water, Una Notte Da Leoni 2, Too Big To Fall) si trova suo malgrado a ripercorre la storia del suo più grande amore, finito malissimo, tramite la guida virtuale impersonata da una convincente Patsy Ferran. Sebbene alcuni passaggi sembrano pretestuosamente definiti appositamente per rendere antipatica la figura interpretata da Paul Giamatti, Eulogy colpisce e non delude.

 

 

Si chiude con USS Callister: Into Infinity, una prosecuzione dell’episodio omonimo proposto nella quarta stagione. Volendo evitare di anticipare la storia a chi non ricordi o non avesse visto il primo capitolo, è meglio limitarsi al commento: l’episodio è fra i più spettacolari, a metà fra thriller e azione, e sicuramente piacerà agli amanti di Star Trek e dei videogiochi.
Molto rilevante è la capacità poliedrica del cast, a partire da Jimmi Simpson (Zodiac, Notte Folle A Manhattan, Il Giorno Sbagliato) capace di ricoprire due ruoli pressochè opposti. La parte del leone la fa però Cristin Milioti (The Wolf Of Wall Street, la serie How I Met Your Mother): la sua presenza fa da collante tra i diversi piani del racconto.

La settima stagione di Black Mirror può dirsi pienamente riuscita e, nonostante uno degli episodi sia meno capace di colpire nel segno, nel complesso il risultato è sicuramente meritevole. Si tratta di una delle stagioni più ispirate e corpose della serie inglese, e per questo gli appassionati di fantascienza e tecnologia non dovrebbero perderla.

 

Black Mirror – Stagione 7, 2025
Voto: 8
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