La Romania nella Prima Guerra Mondiale

Dopo due anni dall’inizio delle ostilità, la Romania si schiera con la Triplice Intesa dichiarando guerra al vicino Impero Austro-Ungarico.

 

 

Legata segretamente dalla fine del diciannovesimo secolo con i tedeschi e gli austroungarici, sia da alcuni trattati che da un legame dinastico della casa regnante, il Regno di Romania declina già nel 1914 il diretto invito delle potenze centrali di entrare in guerra contro la Russia zarista. Un atto che non solo le garantisce una neutralità necessaria se guardata dal punto di vista militare, ma provoca degli attriti non indifferenti con i membri della Triplice Alleanza.

La situazione della Romania alla vigilia della Prima Guerra Mondiale è molto simile agli stati vicini che confinano con l’imponente seppur decadente Austro-Ungheria: una nazione che conta fuori dai propri confini milioni di etnici. Circa tre milioni di rumeni vivono in quel momento nella Transilvania amministrata direttamente dall’Ungheria e sono a tutti gli effetti cittadini e sudditi dell’impero. A Bucarest, capitale della Romania e centro culturale del paese si rumoreggia ormai da decenni sulla questione, in un misto di fervore nazionalista e abile calcolo politico. Il governo rumeno guidato dal primo ministro liberale I. Bratianu, seguendo la scia di un’opinione pubblica contraria alla difesa delle potenze centrali, inizia i preparativi di avvicinamento diplomatico con le nazioni facenti parte della Triplice Intesa e in particolare Francia e Russia.

 

 

I diplomatici di Bucarest sono chiari e fermi: il paese ha bisogno di prepararsi al conflitto anche con l’aiuto economico e militare esterno, inoltre vengono richieste delle garanzie sui territori da accaparrarsi alla fine del conflitto. La Francia e la Russia, che hanno un disperato bisogno di alleggerire la pressione sui propri fronti di guerra, si mostrano accondiscendenti alle richieste del possibile nuovo alleato. È solo nell’estate del 1916 che la Romania decide di entrare a pieno titolo tra i paesi belligeranti. Le condizioni sembrano più che favorevoli dato che a nord dei Carpazi rumeni, i russi guadagnano terreno grazie alla grande offensiva Brusilov volta a spingere verso l’interno del continente le truppe nemiche. Una grande spina nel fianco è rappresentata dalla Bulgaria a sud del Danubio, che, schieratasi con Germania e Austro-Ungheria, impone alle armate rumene di dividersi per coprire anche il settore meridionale e in particolare la Dobrugia, territorio già contestato dai due paesi dell’area balcanica.

Il 27 Agosto 1916 le truppe rumene iniziano ad attraversare i valichi dei Carpazi verso i territori transilvani formalizzando di fatto la dichiarazione di guerra che arriva a Vienna in giornata. La Germania e la Bulgaria dichiarano immediatamente guerra al piccolo paese dell’est e nasce così un nuovo fronte a oriente. Il piano del comandamento rumeno è infatti chiaro: tenere un assetto difensivo nel settore sud contro i bulgari e concentrare risorse e mezzi per colpire con una grande offensiva i territori dell’impero. Sorprendentemente per le prime tre settimane il piano sembra funzionare, con le armate rumene che riescono a penetrare verso l’interno transilvano ma presto la situazione si capovolge.

 

Il noto generale tedesco August Von Mackensen, arrivato in Bulgaria di tutta fretta, prepara una fulminea offensiva nella Dobrugia con l’aiuto di reparti tedeschi bulgari e anche ottomani. Le divisioni rumene forse colte di sorpresa indietreggiano verso l’interno il che impone un richiamo di forze dall’altro fronte per arginare il pericolo da sud. Indebolita quindi anche la linea del fronte transilvano, gli austroungarici ne approfittano per passare all’attacco e lo fanno in grande stile: le truppe sono capeggiate da Erich Von Falkenhayn e per la fine di settembre ripristinano la situazione con le truppe rumene ricacciate sul confine pre-bellico; ma per due mesi la situazione rimane invariata in quanto i dispositivi difensivi rumeni riescono a reggere l’urto almeno per il momento.

È sul finire del mese di novembre che la situazione inizia a peggiorare per la Romania. Le truppe rumene e il corpo russo arrivato in aiuto degli alleati non riescono ad arginare la spinta di Mackensen da sud, e i bulgari occupano integralmente la Dobrugia. Falkenhayn inoltre riesce a valicare i Carpazi dopo svariate ondate e si riversano verso l’interno del paese. È una manovra a tenaglia che converge verso la capitale Bucarest, che verrà occupata nel mese di dicembre dopo una controffensiva rumena e russa fallita.

 

 

L’esercito rumeno insieme ai reali e al governo, non può far altro che dirigersi verso la storica zona della Moldavia con la città di Iasi in veste di nuova capitale e centro di resistenza. Due terzi del paese vengono occupati e poco più di 200.000 soldati rumeni sono morti nei tre mesi di ostilità. I russi corrono ai ripari facendo arrivare più truppe in zona, così da proteggere il fianco esposto dalle sconfitte rumene. Seppur in ritirata, l’esercito rumeno riesce a non sfaldarsi del tutto e a creare una nuova linea difensiva che evita la cattura dell’ultima loro storica regione. Un importante aiuto (e quasi insperato) arriva dai francesi che attivano una missione di ricostituzione delle capacità belliche rumene, così come già fatto in precedenza con i serbi. Ufficiali e personale addestrato entrano tra le fila rumene, così come cannoni e medicine contro il tifo. La missione francese, così come una stabilità al fronte, fanno riguadagnare la fiducia e il morale alle divisioni.

Alla fine del luglio 1917 le forze rumene colgono di sorpresa gli austriaci e sfondano il fronte con la battaglia di Marasti. Gli austriaci rispondono prontamente con una controffensiva atta a togliere di mezzo i restanti territori moldavi, ma vengono fermati nelle due battaglie di Marasesti e Oiutz. Sarà solamente l’uscita della Russia dal conflitto, a seguito della rivoluzione interna, a destabilizzare irrimediabilmente la situazione del fronte rumeno. Vedendosi senza l’appoggio russo, e circondata da tre parti dalle potenze centrali, appare chiaro che prima o poi il fronte verrà spezzato e tutto il territorio annesso. La Romania semplicemente non ha la forza necessaria ad opporsi da sola, perciò opta per un armistizio che viene siglato il 9 Dicembre dello stesso anno, seguito da un trattato di pace nella primavera del 1918. La pace però arriva con condizioni dure: parte del paese rimane occupato, e viene richiesto lo smantellamento dell’esercito rumeno. I diplomatici, nella speranza che la guerra possa essere ancora vinta su altri fronti, prendono tutto il tempo per ritardare sulle richieste, lo smantellamento viene reso lento e inefficace volutamente, e anzi si preparano nuclei combattivi e attivi sul territorio. In questi mesi la Romania è alla disperata ricerca di tempo e di una vittoria alleata che possa capovolgere la situazione. Già nell’estate del 1918, con la situazione in peggioramento per le potenze centrali, i rumeni si preparano a rientrare a pieno titolo nel conflitto e vengono preparati i piani di riconquista del territorio perso. A novembre, reparti rumeni rioccupano le zone della Bucovina e si spingono fino al fiume Mures, mentre il rientro ufficiale come paese belligerante è datato 10 Novembre 1918.

 

 

Come sappiamo, Germania e Austria verranno sconfitte da li a poco, e la Romania avrà i suoi territori richiesti, formalizzati nell’Unione di Alba Iulia. Nasce la Grande Romania del periodo interbellico con la Transilvania e la Dobrugia intera facenti parte della nazione.