Con le sue dinamiche semplicistiche ma potenzialmente piacevoli, Rogue Point sembra sembra essere destinato ad un pubblico generalista e meno attento al realismo.

Non tutti i videogiochi devono necessariamente essere realistici e simulativi, anche se personalmente è proprio quello il genere che preferisco. Crowbar Interactive, il gruppo di sviluppatori che ha realizzato un capolavoro come Black Mesa, sta mettendo a punto Rogue Point, il titolo cooperativo del quale abbiamo parlato in anteprima un annetto fa.
Il nostro primo contatto con Rogue Point ci consegna un gioco dalla chiara natura arcade, dove lo stile di gioco punta ad essere facile da far proprio nonostante le diverse opzioni tattiche che ci vengono offerte: andremo a partecipare in una squadra di operatori (fino a quattro, ma possiamo giocare anche da soli) che deve compiere alcune azioni molto rapide, sulla decina di minuti, per recuperare dati, eliminare minacce o liberare degli ostaggi; e ogni operatore può essere personalizzato con armi e attrezzatura di vario tipo. Insomma, ci troviamo di fronte a qualcosa che almeno sulla carta si lega fortemente al filone dei vari Swat 4 e Rainbow Six.

Il gameplay di Rogue Point punta ad unire lunghi tratti di tensione, legata all’esplorazione ed alla ricerca dell’obiettivo, con brevi ma intensi scontri a fuoco, dove i nemici che possono metterci rapidamente a terra (anche se al momento non brillano per capacità operative). Sotto questo aspetto la natura arcade di Rogue Point viene fuori in modo preponderante, con gli esiti delle sparatorie che ricordano più certi sparatutto anni ’80 (anche in Operation Wolf si guadagnavano soldi in base alle uccisioni effettuate) e con i segnalini dei colpi messi a segno che riempiono lo schermo.
Ma oltre a scelte puramente estetiche, ce ne sono altre più impattanti e discutibili: ad esempio i segnalatori sullo schermo della presenza nemica, che tolgono buona parte della suspance sulla nostra riuscita nel passare inosservati, o la mancanza del classico puntamento dell’arma (dobbiamo accontentarci di uno zoom generico). Se su questo punto gli sviluppatori hanno però annunciato che faranno marcia indietro e che questa basilare funzione verrà implementata, diversa è la situazione legata all’estrazione, dove uno stuolo di rinforzi nemici appare pretestuosamente dal nulla e per un minuto siamo costretti a difenderci dalle ondate nemiche.

Se la cosa ricorda l’evacuazione delle mappe finali di Left 4 Dead, non è un caso: per Rogue Point, Crowbar Interactive ha dichiarato di volersi ispirare all’iconico titolo di Valve, ricalcandone semplicità ed immediatezza. La scelta è condivisibile, ma qui l’ambientazione è differente, con i conseguenti paletti del caso, e sembrano esserci troppe contaminazioni legate a giochi più recenti (tipo Back 4 Blood o The Division, tanto per citarne un paio), che con le loro scelte hanno banalizzato gli scontri a fuoco e spostato la centralità del gioco dalla coordinazione del gruppo all’esaltazione del singolo.
Anche se un gameplay frenetico e tutto sommato semplice non è necessariamente sinonimo di cattiva riuscita di un videogioco (anzi, in certi tratti la pressione si sente positivamente), Crowbar Interactive deve capire quale strada far prendere al suo Rogue Point; e se c’è una fetta di giocatori più casuali che potrebbe apprezzare uno stile molto arcade, per gli altri Rogue Point potrebbe non essere un’opzione valida.
La data di rilascio di Rogue Point non è stata ancora confermata, e Crowbar Interactive ha ancora tutto il tempo per affinare il suo nuovo gioco.









