Roma: emergenza abitativa e decoro, una soluzione comune

Roma ha diversi problemi; due dei più impellenti sono l’emergenza abitativa e il decoro. E se ci fosse una soluzione unica per entrambe le problematiche?

 

 

Secondo un’indagine dell’Istat datata 2021, Roma è la città d’Italia con più senzatetto. Delle oltre 96000 persone senza fissa dimora che vivono nel Paese infatti, il 25% vive nel territorio della Capitale. Per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che la quantità di senzatetto a Roma potrebbe tranquillamente costituire il 35° comune del Lazio per numero di abitanti.

Come descritto nell’articolo sul degrado della stazione Termini, il problema dei senzatetto permea tanto le aree centrali della Capitale quanto quelle più periferiche, ed è dunque un problema che impatta in maniera trasversale tutta la cittadinanza romana e il resto delle persone che quotidianamente vive la città, sia per motivi turistici che lavorativi.

Ovviamente vivere in strada crea situazioni disagianti sia per per la persona che le vive che per le persone che vivono, usufruiscono o attraversano quell’ambiente e sono costrette a subirle; questo disagio non deve però essere interpretato come la volontà di qualcuno di danneggiare un ambiente, ma piuttosto come la traduzione ambientale di una situazione di disagio umano.

 

 

Non ci dovrebbero essere dunque azioni coatte o violente nei confronti di queste persone perché queste non risolverebbero nulla; infatti la situazione probabilmente si verrebbe a ripresentare con attori diversi nel medesimo luogo, o comunque poco vicino, e questo perché dietro la scelta di un luogo ci sono dinamiche che, data la nostra condizione privilegiata, potremmo ignorare.

La rete di associazioni impegnate nell’aiuto diretto circa queste situazioni e le campagne di sensibilizzazione portate avanti da enti politici, sociali ed economici sono certamente pilastri portanti nell’azione di contrasto a tale fenomeno, ma la sua peculiare diffusione e la sua elevata complessità causale li portano spesso ad essere insufficienti rispetto a quelle che dovrebbero essere le reali azioni da compiere per debellare questa eventualità ormai quasi scontata nelle società metropolitane.

Una possibile soluzione potrebbe arrivare analizzando il problema del degrado soffermandosi su un altro elemento, legato parallelamente a quello dei senzatetto; Roma è infatti fra le prime città europee per numero di immobili abbandonati, il che vuol dire che nel territorio romano ci sono diversi immobili completamente chiusi, in stato di totale abbandono, inutilizzati e per questo soggetti a vandalizzazione e degrado.

 

 

È il caso delle Officine Romanazzi fra Via Tiburtina e Tor Cervara, un ampio complesso di capannoni e uffici abbandonati a causa di un contenzioso mai risolto fra la famiglia Romanazzi e lo Stato proprio sulla destinazione d’uso dei fabbricati; o spostandoci in pieno centro, il caso del cinema Apollo nel Rione Esquilino, un edificio a più piani la cui ristrutturazione si è arenata alla bonifica delle parti in amianto poste all’interno e mai proseguita. Oltre l’anello del raccordo poi gli edifici abbandonati si stagliano con la loro fissità e decadenza nel verde delle campagne romane, come l’ex orfanotrofio della Marcigliana o il vecchio castello della Cervelletta.

Il paradossale contrasto fra l’emergenza abitativa, il decoro e una grande quantità di edifici dismessi e abbandonati, dovrebbero generare nelle coscienze di tutti coloro che vivono la città un risentimento sincero e fisiologico verso tutte le amministrazioni che hanno combattuto la battaglia della propaganda impugnando le armi del decoro senza mai però agire in direzione di una reale soluzione del problema: nessuno ha mai infatti pensato di destinare questi edifici al riutilizzo per scopi abitativi.

Probabilmente le vuote casse del Comune di Roma non possono affrontare una spesa edilizia così consistente per poi destinare il risultato di questi lavori a progetti umanitari dalla bassa, o inizialmente nulla, rendita economica. Tuttavia, investire in questa direzione aiuterebbe non solo tutte quelle persone che ad oggi vivono in case occupate o in situazioni fatiscenti e che da anni aspettano un’assegnazione, ma anche tutti coloro che vivono in strada; rappresenterebbe una possibilità dalla quale poter ripartire.

 

 

Si potrebbero ad esempio formare alcune di queste persone, affiancandole ad operatori professionisti nel ramo delle costruzioni, ed impiegarle nella ristrutturazione di questi edifici garantendo loro un piccolo stipendio e una casa, magari con un affitto concordato gratuito per i primi mesi o fino all’ottenimento di un lavoro, magari proprio nel comparto edilizio in cui si sono precedentemente formate.

Immaginare e scrivere di un tale progetto è sicuramente molto più facile che renderlo realtà, ma l’immobilità di fronte a certe problematiche dovrebbe essere considerata imperdonabile, visto che non fa altro che aggravare entrambe le situazioni: gli edifici abbandonati si deteriorano sempre di più, i senzatetto aumentano e il decoro ne risente pesantemente.

Roma ha tutte le carte in regola per uscire da questa situazione, ma qualcuno deve iniziare quantomeno a mischiarle.

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