Roma: otto mesi di impalpabile giunta Gualtieri

Quando la tessera di partito vuol dir tutto: Gualtieri come sindaco di Roma si sta rivelando una presenza incorporea, ma dai media non arrivano critiche.

 

 

Sono passati parecchi mesi dalle ultime elezioni comunali di Roma e, complici anche il Covid e la guerra in Ucraina, sulle criticità interne è sceso un velo di silenzio. Ma i problemi in casa nostra non si risolvono da soli, ed il nuovo sindaco di Roma non ha certo brillato per iniziativa e presenza sul territorio.

Membro del PD della prima ora, anzi addirittura fra gli iniziatori dell’esperienza meno di sinistra della sinistra italiana, Roberto Gualtieri è sempre stato legato all’area di D’Alema e della cerchia romana del partito. Più uno storico che un politico, ha ricoperto posizioni di rilievo in seno all’Unione Europea in merito alla stesura del funzionamento del tanto controverso MES (il trattato di stabilità tanto odiato in Italia) e nelle attività mirate a contenere la Brexit (con gli esiti che conosciamo). È insomma un uomo delle istituzioni europee e della élite del PD. Contatti con la vita di tutti i giorni, zero.

 

 

Gualtieri viene eletto sindaco di Roma il 18 Ottobre 2021, battendo l’avversario di centrodestra Enrico Michetti, altro esponente politico capitato più per caso che per motivazione, nell’ennesima votazione in cui i partiti propongono teste di legno e gli elettori votano per ideologie piuttosto che cercando il miglior candidato (e che Michetti lo fosse è tutto da dimostrare).
Da quel giorno, sui problemi che affliggono Roma è sceso il silenzio mediatico; non più un articolo di giornale, un servizio al telegiornale, un approfondimento.

Solitamente ai nuovi sindaci si concede un periodo di adattamento e di consolidamento, ma otto mesi sono fin troppi per non vedere l’immobilismo che sta imperando al Campidoglio. I punti dolenti sono sempre gli stessi: i rifiuti, la mobilità e la condizione delle periferie in generale.

 

 

La capitale, nella perfetta regola imposta dai salotti bene della sinistra, vive di una doppia anima. L’attenzione è tutta rivolta verso il centro, mentre le periferie sono abbandonate a sé stesse. Parlando di rifiuti, se noi per primi prima delle elezioni avevamo detto che il nuovo sindaco non avrebbe potuto sopperire a mancanze decennali in poco tempo, è anche vero che in otto mesi non si è mosso nulla. Dopo lo scandaloso premio pagato ai dipendenti AMA (la municipalizzata che raccoglie i rifiuti) dal Campidoglio sotto Natale agli operatori in servizio per evitare che ferie o malattie “strategiche” impattassero come sempre sulla raccolta, non si è visto altro. Gualtieri promise di avere la città “pulita entro Natale”, ma così non è stato e non è; Roma (che non è solo il centro, il Pigneto e Garbatella) ha al limite vissuto nei quartieri interni al raccordo anulare una situazione di galleggiamento, dove alla faccia della raccolta differenziata i cittadini erano costretti a buttare tutto nei cassonetti generici per il mancato svuotamento per diverse settimane di quelli dedicati a plastica o carta.
E nelle periferie la situazione è drammatica; nella rassegnazione generale dei cittadini, i cassonetti o i bidoncini del porta a porta rimangono stracolmi per settimane. Agli operatori l’AMA ha imposto il silenzio: impossibile tirar fuori loro una parola sulle evidenti mancanze gestionali della municipalizzata. All’informale domanda sul perché non venga effettuato un ritiro continuato dei rifiuti, la risposta è sempre la stessa: “non ne ho idea”, con gli occhi ad evitare quelli dell’interlocutore ad indicare una evidente differente realtà.

 

 

Ricordiamo benissimo il comizio negli ultimi giorni di campagna elettorale, nel quale Gualtieri rimase pressoché silente ed al suo posto parlarono soprattutto Zingaretti e gli altri compari di cordata; e con Zingaretti, ancora a capo della presidenza della Regione Lazio, guarda caso la questione termovalorizzatore sembra essersi miracolosamente sbloccata, dopo l’innegabile ostracismo della Regione Lazio nei confronti dell’altrettanto poco valida precendente consiliatura comunale. E comunque la partita è tutt’altro che conclusa, anche perché i territori di Albano e Pomezia (fuori dal comune di Roma, a rimarcare la competenza della Regione Lazio), dove potrebbe essere realizzato l’impianto, sono compatti contro la decisione; e sappiamo bene come in Italia alla fine non si prendano decisioni pur di non scontentare gli elettori.

È anche bene ricordare che per costruire un termovalorizzatore e metterlo in funzione servono circa tre anni e mezzo; e considerando che ancora non è stato messo nero su bianco né che questo termovalorizzatore si farà, né dove, e che non si parla si soluzioni alternative a quelle di mandare i rifiuti nelle discariche di mezza Europa (pagando!), rischiamo che i romani debbano vivere nell’immondizia e con i cinghiali a passeggiare per le vie dell’Urbe (ed a diffondere la peste suina in allevamenti di zona, come accertato lo scorso venerdì) per altri quattro-cinque anni.

 

 

Arrivando al discorso mobilità, le cose si fanno ancora più ridicole. In queste settimane c’è una forte accelerazione sulla riasfaltatura di numerose strade della cintura urbana, ma questo è un frutto fatto maturare dalla giunta Raggi. È infatti merito della precendente consiliatura il pareggio di bilancio e la revisione del sistema degli appalti che dopo un periodo di stasi ha portato ad una riassegnazione dei lavori pubblici con modalità di trasparenza; e lo stesso dicasi per i nuovi autobus (nuovi o quasi, visto che molti sono in realtà usati e comperati dall’estero). Tutte le migliorie che vediamo in questo periodo non sono merito di Gualtieri e del suo entourage, che però ne sta beneficiando.

Ma in questo periodo di proposte ed implementazioni aggiuntive non ne sono arrivate; continua il calvario dei pendolari che, complice il Covid e la penuria cronica di bus, metro e trenini, sono costretti a prendere l’auto di proprietà ed a passare ore nella loro scatola di latta per fare pochi chilometri. Se la giunta Raggi aveva proposto una ridicola e irrealizzabile teleferica per collegare alcuni quartieri della zona ovest di Roma, la giunta Gualtieri è semplicemente assente, silenziosa ed inerte come i calcinacci che popolano le tante discariche abusive che si possono trovare lungo le strade di periferia.

 

 

Per quanto riguarda le periferie, nulla è stato fatto. Gualtieri si è presentato come colui che voleva decentrare il potere ai vari municipi, ma la prima azione di rilievo viene da quello di Ostia, gestito da una giunta PD che include nomi legati alla precendente giunta PD collusa con le bande criminali della zona. Il Presidente Falconi vuole restituire al comune il mandato, dato al municipio una ventina d’anni fa, per la gestione del litorale; e questo per l’incapacità di questa giunta nel gestire il bene pubblico e per lotte interne al Partito Democratico di Roma.

Eppure la giunta Gualtieri aveva esordito con mirabolanti affermazioni: il risanamento ed il decentramento di AMA con la chiusura del ciclo dei rifiuti ed una impostazione più a misura di territorio; il rinnovo della flotta dei bus e tram ATAC (la municipalizzata dei trasporti), l’ammodernamento dei treni della metro ed il passaggio della Roma-Lido alla Regione. Tutte cose che non possono essere realizzate in otto mesi (ma per alcune, Gualtieri aveva promesso che ci sarebbe riuscito in sei); ma delle quali non si vede nemmeno l’embrione di un progetto o di un obiettivo.

 

 

Le uniche cose che ha fatto Gualtieri sono relative all’ideologia ed agli accordi commerciali che favoriscono i soliti noti; ed allora via alla canditatura di Roma all’Expo 2030, magari sfruttando la spinta del giubileo del 2025. Che poi fra gli ammodernamenti correlati all’Expo ci siano altre piste ciclabili (quelle attuali non le usa nessuno) quando uno dei problemi del traffico è che a Roma non esistono linee pubbliche che colleghino i quartieri periferici tra di loro e che tutte le direttrici siano verso il centro, e che i mezzi pubblici sono pochi, sporchi, logori ed inefficienti, evidentemente per i soliti salotti non è un problema.

E tornando alla giunta Raggi, per la quale si sono spesi (giustamente) fiumi di parole in merito al tempo necessario per arrivare a nominare tutti i consiglieri, è giusto notare come Gualtieri ed i suoi collaboratori non siano stati da meno: ci sono volute le stesse due settimane a presentare la giunta, a testimoniare che nulla era stato preparato e che non esisteva assolutamente un programma né un gruppo di lavoro già pronto. Esattamente come per i 5 Stelle nel 2016.

 

 

Insomma, ancora una volta Roma è stata utilizzata per dare poltrone importanti agli amici, senza alcun interesse a fare il bene della città.
Con il benestare dei giornalisti corrotti e degli elettori che votano esclusivamente secondo ideologie e bandiere.

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