Il degrado della stazione Termini: la violenza del disagio e l’immobilismo politico

L’accoltellamento di Termini è la punta di un iceberg che gran parte dell’opinione pubblica sembra non volere vedere; sopravviveremo o affonderemo col nostro falso perbenismo?

 

 

È il 31 dicembre, Termini brulica di persone anche a Capodanno, e come tutti i giorni la stazione nel cuore di Roma accoglie e contiene al suo interno migliaia di storie e di passeggeri in transito; è un luogo pieno di contrasti in cui si mescolano il lusso delle boutique e il degrado dei senzatetto che popolano le aree limitrofe, l’apparente sicurezza delle telecamere e gli attimi di follia istantanea ed impercettibile.

Un uomo, identificato come un senzatetto, si avvicina ad una turista israeliana intenta a fare un biglietto, le sferra due coltellate e fugge via. La giovane barcolla, si allontana e poi si accascia; successivamente verrà soccorsa e portata immediatamente al pronto soccorso dove i medici riusciranno a stabilizzare le sue condizioni.

L’episodio viene ripreso dalle telecamere della stazione e arriva immediatamente in rete raggiungendo ogni anfratto dell’opinione pubblica, dalle televisioni alle radio, ai social; in poche ore la società italiana, e romana in particolare, sembra accorgersi di quello che può accadere a Termini, e la macchina delle opinioni si mette subito in moto.

 

 

La sicurezza della stazione Termini di Roma e, per antonomasia, delle stazioni delle grandi città italiane, è il tema cardine di ogni dibattito, e la caccia ai capri espiatori di questa situazione è frenetica: c’è chi accusa la scarsità delle misure di sicurezza all’interno della stazione, chi si scaglia contro i senzatetto che popolano le stazioni delle grandi città, e chi afferma che l’episodio è solo il risultato delle gesta di un folle.

Probabilmente la verità, come di consueto, sta nel mezzo e questa situazione è il risultato di tutti questi fattori messi insieme all’interno di un contesto geograficamente piccolo come quello di una stazione; tuttavia tutte queste fattispecie non si sono materializzate dal nulla il 31 dicembre, ma sono il frutto di anni di disattenzione nei confronti di una realtà che, data la complessità, è probabilmente più facile ignorare che affrontare.

Termini, così come la gran parte delle stazioni ferroviarie delle metropoli, è un luogo in cui si arenano le vite difficili di molti uomini, in una somma di disagi che sfociano con tutta probabilità in azioni illegali dettate in molti casi dalla disperazione; queste situazioni però non sono mai state affrontate dalle varie amministrazioni pubbliche capitoline.

 

 

Le manovre in favore del decoro della stazione Termini hanno riguardato prettamente l’aumento del numero degli agenti. Contestualmente però ad essere aumentate sono anche le persone senza nulla da perdere che ciondolano in cerca di qualsiasi tipo di sostentamento intorno alla stazione, estendendo la complessità di questa situazione alla quasi totalità del quartiere Esquilino; il quartiere centrale di Roma ricco di attività turistiche ricettive, è praticamente abbandonato a se stesso nella speranza che prima o poi il quartiere stesso, e i suoi attori, riescano a trovare il giusto equilibrio fra turismo, abbandono, degrado e sicurezza.

Spesso le mancate azioni politiche volte ad un miglioramento del decoro della stazione e delle persone che praticamente la vivono denotano una più che presumibile incapacità mascherata da accettazione, pietà e tolleranza; ma accettare questa situazione ammantandola di tolleranza è forse un insulto alla tolleranza stessa, dal momento che questo sentimento non si basa sull’accettazione fine a se stessa, ma sulla comprensione di una diversità per un miglioramento collettivo.

 

 

Camminare per Termini dispiacendosi per quegli uomini è legittimo, ma lo è anche pretendere un miglioramento sia per quegli stessi uomini che per la restante parte della società. L’impegno civile all’interno della stazione e del quartiere in cambio di una retribuzione o di un pasto potrebbe essere una prima soluzione, così come potrebbe essere una soluzione riqualificare gli innumerevoli edifici abbandonati all’interno della città per togliere dalla strada questi uomini, che probabilmente non sono mai mossi dal piacere della delinquenza, ma dalla morsa delle necessità.

Dispiacersi per il degrado e per la violenza per poi girarsi o dimenticarsi non ci rende uomini tolleranti, ma solo attori passivi di uno spazio il cui controllo ci intimorisce.

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