RuneQuest: Warlords – la recensione

Il nuovo titolo tattico di Slitherine offre una solida giocabilità a chi apprezza i videogiochi di ambientazioni fantasy, pur senza far gridare al miracolo.

 

 

Dungeons & Dragons è il gioco di ruolo da tavolo per eccellenza, ma non è certo l’unico. RuneQuest è un sistema di regole di stampo fantasy in giro dalla fine degli anni ’70, e che per un certo periodo ha ottenuto ampio favore tra gli appassionati.
Slitherine pubblica in questi giorni un titolo ispirato all’universo di Glorantha, la terra dove RuneQuest appunto si sviluppa, e lo fa utilizzando il sistema di gioco proprietario di wargame tridimensionale ampiamente testato in Battle Accademy, Pike & Shot, Field Of Glory II: Medieval e Warhammer 40K Battlesector.

 

 

RuneQuest: Warlords utilizza un sistema di gioco dove ogni squadra è rappresentata da più figurine ognuna con i suoi punti-ferita, o da un singolo eroe dotato di potenza sovrumana, moltissimi punti-ferita e le immancabili abilità che il mondo degli appassionati fantasy si aspetta. Il risultato è una campagna composta da 18 missioni che inizia in sordina per poi migliorare avanzando nel gioco, visto che ogni nuova battaglia aggiunge elementi e unità che arricchiscono le strategie utilizzabili ed i bestiario dei nemici, umani o meno che siano.

 

 

Gli scontri sono sicuramente intensi, frutto di una costante pressione da parte dell’AI nei confronti delle nostre truppe. Gli scenari sono discretamente realizzati e abbastanza vari, con minacce pianificate in modo che le battaglie siano sempre tese ma senza che durino in modo eccessivo.
Il sistema di gioco di per sé funziona, e si tratta di una conferma di quanto visto negli altri giochi Slitherine che lo utilizzano. Il coinvolgimento aumenta col passare delle missioni non tanto per la storia di fondo (oggettivamente i dialoghi non ci hanno impressionato) quanto per le battaglie che si fanno via via più ampie e difficili da portare a termine.
Peraltro, tra una missione e l’altra possiamo sbloccare numerose abilità per i nostri eroi tramite il classico sistema ad albero, così come variare lo schieramento delle truppe regolari senza eccedere il numero di unità previste e il costo complessivo del nostro piccolo esercito.

 

 

Ci sono però diversi aspetti del combattimento di RuneQuest: Warlords che non convincono pienamente.
Andando in ordine sparso, c’è una sensibile confusione sullo schermo quando i cadaveri cominciano ad ammassarsi sullo schermo: le unità sono ancora richiamabili dai loro stendardi, ma si rischia di perdere il colpo d’occhio della situazione sul campo. Le unità nemiche hanno a disposizione abilità particolari ma non è chiaro quali esse siano nel momento in cui vengono utilizzate: sarebbe bastata una classica scritta a scomparsa per capire quale abilità stiano usando. Anche i danni dei nostri attacchi non sono preventivabili a colpo d’occhio, e occorre cercare il valore non certo evidenziato nel pop-up che appare prima dell’attacco.
Ci sono anche alcune regole di combattimento che non sono chiarissime o affatto spiegate (come gli eroi, che hanno una seconda, ultima vita quando vengono abbattuti e del quale non si capisce l’origine), o particolarità che paradossalmente penalizzano attacchi particolarmente riusciti e che costringono le nostre unità ad avanzare, esponendone i fianchi ed impedendone nei fatti un arretramento controllato.
Ma su tutto, c’è da rivedere le logiche di combattimento dell’AI: spesso i movimenti sono poco razionali e non efficienti; sembra che colpire gli eroi sia quasi l’unico obiettivo, e per farlo l’AI è disposta a farsi colpire durante il proprio movimento e a perdere intere unità per attaccare obiettivi non adiacenti. Si tratta di routine tutt’altro che ottimizzate e che spezzano l’immersione nel gioco a causa dell’irrazionalità delle decisioni prese.

 

 

Nonostante questi problemi, affrontare le missioni del gioco è piacevole. La difficoltà della modalità single player di RuneQuest: Warlords è ben bilanciata anche se ottenuta soprattutto grazie ad un utilizzo massiccio di nemici più che per raffinate tattiche utilizzate per contrastarci, ed oltre alla modalità single player ci sono il comparto skirmish, che permette di realizzare scontri personalizzati al di fuori della campagna, e l’immancabile multiplayer.

RuneQuest: Warlords dovrebbe affascinare per la sua ambientazione, le sue musiche epiche ed il mondo fantasy da cui prende spunto; nel nostro caso questo fascino non si è palesato, ma potrebbe trattarsi di gusti personali (anche se stiamo notando un filo conduttore in tal senso nei titoli di Slitherine usciti dopo l’aggiornamento grafico e del motore di gioco arrivati con Battlesector).
Il gioco è comunque sicuramente riuscito; probabilmente non farà strappare i capelli, ma è una possibile alternativa per gli strateghi che apprezzino particolarmente il fantasy.

 

RuneQuest: Warlords, 2025
Voto: 6.5
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