Ogni episodio della terza stagione di Star Wars: Visions esplora mondi lontani, combinando estetiche sorprendenti, libertà creativa e un intrigante equilibrio tra azione e poesia.

La terza stagione di Star Wars: Visions arriva con nove episodi completamente realizzati da studi giapponesi. Come nelle due stagioni precedenti, la serie mantiene una struttura episodica in cui ogni storia è autonoma e animata con uno stile specifico per ogni studio. Il risultato è una raccolta di piccoli gioielli, curati in modo quasi maniacale, che permettono a sceneggiatori e autori di spaziare liberamente, dando vita a visioni originali e inaspettate.
I nove episodi della terza stagione presentano una qualità uniforme, pur adottando approcci e tecniche molto differenti tra loro: si va da disegni più tradizionali in bianco e nero fino a animazioni tridimensionali in computer grafica di buon livello. Gli otto primi corti si concentrano su storie lontane dal filone principale e canonico di Star Wars; le forze del bene e del male non seguono sempre lo schema classico di Jedi contro Sith, lasciando spazio a narrazioni più complesse e sfumate.

L’ultimo episodio si discosta radicalmente dal resto: BLACK è psichedelico, astratto e volutamente destabilizzante. Racconta gli ultimi istanti di uno stormtrooper poco prima dell’esplosione della Morte Nera, affidando interamente la narrazione a musica e immagini che si susseguono in un turbine ipnotico. Tra le sequenze si percepiscono dettagli e immagini iconiche che fanno quasi pensare a un tributo al momento cardine della saga; l’episodio sembra progettato per confondere e affascinare al tempo stesso, collocandosi più vicino a un’opera artistica che a un cortometraggio animato tradizionale.
Tra gli episodi più riusciti della terza stagione di Star Wars: Visions si distingue The Ninth Jedi: Child of Hope, che riprende e amplia la storia di The Ninth Jedi della prima stagione. Pur essendo collegati, gli episodi mantengono una propria autonomia narrativa; non è necessario conoscere il pregresso, ma seguire la vicenda della protagonista continua a risultare coinvolgente e ricco di tensione. La storia conferma il fascino del personaggio e la curiosità per il destino dei giovani sensibili alla Forza.

The Duel: Payback, noto anche come Il Ritorno Del Ronin, richiama con chiarezza il Giappone feudale. L’episodio mescola combattimenti stilizzati e un’ambientazione che evoca sapori antichi, con uno stile graffiante e crudo che accentua il pathos e la tensione. La regia e l’animazione puntano a un realismo stilizzato, in grado di trasportare lo spettatore direttamente in un mondo di duelli e onore, rispettando i canoni estetici e narrativi del cinema giapponese classico.
Alcuni degli studi di animazioni coinvolti per questa stagione erano già presenti nelle stagioni precedenti, Kamikaze Douga, Kinema Citrus (Made In Abyss, Il Mio Matrimonio Felice, The Rising Of The Shield Hero), Production I.G. (Psycho-Pass, Haikyuu!!, Kuroko’s Basketball, Tengoku Daimakyou, Kaiju N° 8) e TRIGGER (Dungeon Food); altri invece altri sono nuovi arrivi, come David Production (JoJo’s Bizarre Adventure), Polygon Pictures (Pacific Rim – La Zona Oscura, Kaina Of The Great Snow Sea), Project Studio Q, WIT Studio (L’Attacco Dei Giganti, Bubble, Vinland Saga, Vampire In The Garden) e lo studio ANIMA, quest’ultimo coinvolto solo in parte.
Star Wars: Visions conferma la capacità di offrire storie indipendenti ma coerenti con l’universo di Lucas. Ogni episodio è un laboratorio creativo, in cui la libertà narrativa si combina con una cura maniacale dei dettagli, dando vita a corti capaci di sorprendere e coinvolgere. La terza stagione dimostra come un progetto inizialmente audace sia diventato una certezza che riesce a sintetizzare perfettamente l’essenza di Star Wars unendo avventura, conflitto morale, eroismo e poesia dei gesti con un’estetica che richiama sia il western nello spazio sia i drammi storici giapponesi.









