Soul

Tanti lo elogiano come un capolavoro, per me è un film che non è stato pensato per il vero pubblico della Disney.

 

 

Soul, l’ultimo lavoro targato Disney-Pixar, non arriva al cinema causa Covid ma viene rilasciato direttamente sulla piattaforma streaming Disney+. Ho apprezzato molto la scelta imprenditoriale di rilasciare il film senza costi aggiuntivi anche perché, oltre a The Mandalorian ed a pochi altri titoli, Disney+ ha pubblicato poco materiale nuovo. In attesa delle serie Marvel e Star Wars che sono state annunciate per il 2021, ci dobbiamo accontentare di quello che “mamma” Disney ci propone. Vista la grande cassa mediatica fatta intorno a questo lavoro, mi sono incuriosito ed il venticinque sera mi sono messo davanti allo schermo con mia figlia di sette anni.

La storia è particolare: un musicista jazz, appena dopo aver ricevuto l’ingaggio della sua vita, muore cascando in un tombino aperto e la sua anima finisce nell’aldilà… Un concetto spinoso da dover spiegare ad un bambino. Prima di entrare nella luce per proseguire il suo viaggio verso l’ignoto, riesce a scappare precipitando nel luogo in cui vengono formate le anime dei nascituri; anche questo è un concetto abbastanza ostico da spiegare ai figli durante una serata rilassante. Il nostro protagonista, Joe Gardner, tenterà in tutti i modi di tornare sulla terra per suonare al concerto che ha così tanto desiderato.

Il primo impatto è fortemente musicale: il jazz si diffonde in ogni dove durante le prime battute del film ed accompagna la storia come un abito elegante ben cucito sulla trama. Non mi stupirei minimamente se questo film vincesse l’Oscar per i migliori accompagnamenti musicali, ma definirlo un capolavoro solo per questo mi pare abbastanza superficiale: se la musica la fa da padrona, bisogna comunque contestualizzare questo lavoro che dovrebbe essere stato pensato per i bambini.

 

 

La trama contiene buoni spunti, ma non sono per nulla indirizzati verso i più piccoli. Com’è possibile che un film per bambini non sia rivolto ai più piccoli? Eppure Soul risulta un capolavoro principalmente per gli adulti. Come faccio a dirlo? Basta chiedere a mia figlia di sette anni, che dovrebbe essere il prototipo del pubblico cui è rivolto il film. Alla fine della visione l’ho guardata e non mi è parsa per nulla entusiasta: alla domanda “Ti è piaciuto?”, ha alzato la manina ed ha mimato il gesto internazionale del “così, così”. Devo ammettere che anche a me ha dato la stessa impressione. Non è un film proprio adatto ai più piccini. Com’è possibile che la Disney sbagli così un film di animazione per il suo pubblico?

La risposta è semplice: il regista è lo stesso che aveva già provato in Inside Out a fare un passo importante verso la spiegazione dei sentimenti. La differenza che intercorre tra i due film è però netta: se nel primo aveva costruito una storia divertente che toccava in modo marginale le emozioni più complesse rimanendo in un campo più che comprensibile per i bambini, in Soul si spinge a toccare tematiche scomode da dover affrontare con un bambino piccolo, come la morte, la nascita e le questioni in sospeso. Anche in Coco era presente la morte come spunto narrativo, ma il concetto si perdeva velocemente nella frenetica ricerca del protagonista e veniva quindi assorbito senza troppe domande dai più piccoli. In Soul la storia si basa praticamente solo sullo schema: nasco, vivo e muoio. Nei piccoli spettatori, che sono molto attenti e recettivi, non scappano riflessioni importanti che poi andranno gestite dai genitori. Sinceramente è un argomento che avrei preferito evitare il venticinque sera dopo l’abbuffata del pranzo di Natale.

 

 

A mio avviso il pubblico adatto per Soul non è quello dei bambini piccoli, quindi non ritengo che questo sia un film del tutto adatto alla Disney. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono molte parti comiche e d’azione che tendono a distrarre i più piccoli, verissimo: lo stile della Pixar, che è quello di movimentare le storie con velocità d’azione e battute divertenti, è stato ampiamente rispettato. Non posso negare che il film contenga ampie parti adatte ai bambini, ma i concetti contenuti nella trama sono più adatti ad adolescenti ed adulti.

Lo stile grafico è carinissimo, soprattutto per quanto riguarda la trasposizione delle anime, ma mi sento di dire che, al contrario, la rappresentazione di alcune figure astratte che fungono da controllori nell’aldilà è meno efficace. Diversamente dal mondo ultraterreno, i personaggi in carne ed ossa hanno tutt’altra connotazione e sono caricature in movimento, divertenti da vedere con la loro animazione così strana e goffa. Gli ambienti sono molto più realistici delle caricature umane che si muovono al loro interno. Al contrario, nell’aldilà, lo spazio è principalmente vuoto e nero, ad eccezione del luogo in cui vengono formate le anime dei futuri nascituri che è carico di colori delicati e figure molto semplici.

In conclusione, il film merita di essere visto perché è un bel lavoro! Come detto, però, non è pensato per essere visto dai giovani spettatori senza la presenza di un adulto pronto a disinnescare correttamente eventuali domande che potrebbero giungere come un fulmine a ciel sereno da chi ti siede vicino ed ha tutta una vita davanti per preoccuparsi di “faccende lasciate in sospeso”. Di conseguenza valuterò l’opera in modo positivo perché il lavoro è di ottimo livello, ma non mi sento di poterlo annoverare tra i capolavori più riusciti della Disney.

 

Soul, 2020
Voto: 7

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