The Silent Age

Una buona ma breve avventura punta e clicca: The Silent Age svolge bene il suo lavoro, come il suo protagonista… a zampa di elefante.

 

 

Il panorama dei giochi d’avventura è ricchissimo di titoli. Essendo una tipologia di giochi tra le più facili da scrivere per uno sviluppatore, sono moltissime le avventure che mensilmente vengono rilasciate e date in pasto ai giocatori, ma non molte hanno le carte in regola per dire veramente qualcosa. The Silent Age ha dalla sua un’ambientazione atipica, quella dei primi anni ’70, che però è solamente accennata e non colpisce mai veramente il giocatore; ad ogni modo ben presto la nostra attenzione viene catturata dalla storia, che prende pieghe oscure ed oggettivamente piuttosto originali.

 

 

Ecco, in un gioco d’avventura la credibilità della storia è quasi sempre il punto nevralgico che definisce la buona riuscita del tutto. E qui ci troviamo di fronte ad una storia come detto piuttosto originale, ma che fila anche abbastanza bene: si tiene in piedi alla grande per quasi tutta la durata del gioco, ed anche quando nel finale ci sono delle piccole battute a vuoto, complessivamente la trama non può non definirsi solida ed apprezzabile.

Dal punto di vista del gameplay, il gioco scorre fluido senza particolari intoppi. L’interfaccia e le azioni disponibili sono ridotte all’osso: non ci sono comandi separati per osservare e manipolare gli oggetti e le aree sensibili, basta cliccarci sopra per avere un piccolo commento da parte del protagonista e fare quel che serve.

 

 

Questa semplificazione dell’interfaccia si accoppia con il livello di difficoltà del gioco: lineare e logico, non pone mai il giocatore in situazioni in cui la soluzione non sia a portata di mente. Non ci sono puzzle impossibili e anche chi, come me, non è un divoratore di questo tipo di giochi riuscirà ad avanzare nel gioco senza farsi esplodere il cervello.

Il pregio principale di The Silent Age è che con i suoi schemi di gioco ci costringe a “giocare su due campi” (non voglio anticipare nulla), a dover risolvere gli enigmi tenendo costantemente conto di due situazioni parallele. È un approccio atipico e decisamente ben riuscito.
Sviluppiamo poi anche una particolare empatica con il protagonista, che se all’inizio viene tratteggiato come un tizio poco sveglio, in realtà nel corso dell’avventura perde questo tratto, pur rimanendo sempre simpatico, anche grazie alle buffe cose che dice in reazione alle nostre “richieste”.

 

 

Le uniche due pecche che mi sento di dover rimarcare sono la breve durata del gioco (finito in 5 ore, e ripeto non sono un esperto delle avventure) e la gestione dei dialoghi a schermo, che partono con un percettibile ritardo rispetto al nostro click, provocando un’inutile ma ancora tollerabile attesa. Per il resto, forse il finale avrebbe meritato migliore attenzione (sembra un po’ tirato via) e poco altro.

The Silent Age è una discreta avventura grafica, un gioco che può fare da pausa fra sessioni intense o per variare la nostra dieta videoludica. Non è un capolavoro ma sa intrattenerci validamente nel breve tempo concessogli.

 

PRO:

  • Storia abbastanza originale
  • Adatto anche ai neofiti del genere
  • Le cose che dice il protagonista sono spesso buffe

CONTRO:

  • Breve durata
  • Dialoghi tecnicamente rivedibili

 

The Silent Age, 2015
Voto: 7