Thunderbolts*: la recensione

Thunderbolts* sorprende per coerenza, ritmo, storia e realizzazione; è sicuramente uno dei migliori film della quinta fase del Marvel Cinematic Universe.

 

 

Le teste a capo della Marvel sono cambiate e, finalmente, questo si comincia a percepire chiaramente nelle nuove pellicole uscite di recente. Se Captain America: Brave New World aveva provato, in corsa, a riorientare l’universo cinematografico verso una nuova direzione, Thunderbolts* arriva con un’impostazione più solida e una visione finalmente più chiara.
Il marketing che ha preceduto l’uscita aveva lasciato intendere un’impostazione simile a The Suicide Squad, con un gruppo di antieroi sgangherati, una missione all’apparenza impossibile, umorismo demenziale e caos dichiarato. In parte la somiglianza c’è, ma il film Marvel prende una direzione inaspettata, arrivando a sorprendere con una proposta davvero interessante. I meriti sono almeno tre: taglia in modo netto con gli errori del passato, eliminandoli senza troppi fronzoli già nelle prime battute; presenta una storia ben congegnata che riesce anche a sorprendere; e lavora seriamente sulla caratterizzazione dei personaggi, rendendoli parte integrante del racconto anziché semplici macchiette.

Il film segue le vicende di Yelena Belova (Florence Pugh), alle prese con il lutto per la sorella Natasha Romanoff. Sempre più distante dall’idea di seguirne le orme come eroina, Yelena viene reclutata da Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus) per una missione non ufficiale: fermare un ladro intenzionato a violare un deposito top secret in un’installazione ad alta sicurezza. La situazione degenera inaspettatamente, costringendo lei e un manipolo di individui caduti in disgrazia o compromessi (Red Guardian, U.S. Agent, Ghost e il misterioso Bob) a collaborare per salvarsi la vita. Dietro all’evidente trappola che il gruppo si trova ad affrontare si cela una minaccia ben più ampia, legata a esperimenti illegali, tradimenti e al rischio concreto di scatenare una forza distruttiva in grado di annientare tutto con un solo gesto.

 

 

Come da tradizione Marvel, l’obiettivo finale riguarda una minaccia su larga scala; ma il modo in cui viene affrontata è decisamente diverso, grazie a questi personaggi tormentati. Un gruppo di sbandati, “Poco super. Poco eroi. Molto determinati”, come recita la locandina: individui che non hanno più nulla da perdere, fondamentalmente soli, ai margini della società e con un vuoto interiore difficile da sostenere. È proprio questa consapevolezza a costruire la narrazione: solitudini costrette a entrare in contatto, a sviluppare una fiducia che inizialmente non volevano nemmeno considerare. Ne nasce una dinamica di gruppo intensa, a tratti commovente, dove il vero nemico spesso è il senso di colpa. Thunderbolts* è però un film che non disdegna battute divertenti, combattimenti intensi ed anche bei momenti imbarazzanti: un mix ben equilibrato che funziona davvero molto bene!

Il perno emotivo è Yelena. Florence Pugh le dà anima e corpo, rendendola una protagonista imperfetta, con un mix di durezza e fragilità che la rende credibile e umana. È decisamente diversa dalla Natasha di Scarlett Johansson, e giustamente: non è una sostituta, ma un personaggio con una propria identità e un proprio percorso. A brillare accanto a lei è Alexei/Red Guardian, con David Harbour che alza volutamente i toni del grottesco, generando un personaggio esagerato e divertente, ma senza diventare mai stucchevole. E poi c’è John Walker, finalmente liberato dalla rigidità delle pellicole passate. Wyatt Russell si prende dei rischi, osa, e riesce a dare al suo personaggio un retrogusto sfacciato ma anche agrodolce: una maschera perfetta per la sua malinconia nascosta, che in alcuni momenti ricorda le performance cult del padre Kurt nei panni di Jena Plissken. In questo caos emotivo si inserisce Valentina Allegra de Fontaine, marionettista perfetta, interpretata con maestria da Julia Louis-Dreyfus, che riesce a sfruttare ogni occasione con abilità e prontezza.

 

 

Sentry merita un discorso a parte: è un personaggio complesso, virtualmente onnipotente e quindi difficile da gestire narrativamente. Il film trova la soluzione più intelligente possibile: non si concentra tanto sui suoi poteri, comunque ben mostrati, quanto sul suo vuoto interiore e sulle crepe della sua mente. Viene così presentato quasi come un esagerato specchio degli altri protagonisti, un simbolo oltre che una minaccia, decisivo nel far emergere le fragilità di ciascuno.

Dal punto di vista tecnico, Thunderbolts* convince per storia, personaggi e scelta stilistica. Gli effetti speciali sono presenti, ma non invadono la scena e risultano sempre funzionali al racconto, senza mai diventare puro esercizio o riempitivo come in passato. Le sequenze d’azione sono chiare, ben montate, e restituiscono il senso del rischio e il peso fisico dei combattimenti. La fotografia, con toni cupi e luci soffuse, amplifica l’intensità emotiva e accompagna con coerenza il vuoto che i personaggi portano dentro. La colonna sonora, firmata dai Son Lux, aggiunge ulteriore profondità emotiva: suoni elettronici, melodie dissonanti e accenti malinconici che si integrano senza mai appesantire.

La Marvel sembra aver davvero cambiato rotta e il finale sorprende con un colpo di scena ben riuscito. Non manca la consueta scena post-credit, che rilancia con sviluppi futuri davvero interessanti; ora resta solo da attendere i prossimi film, sperando che questa nuova direzione venga mantenuta. Thunderbolts* non è perfetto, ma è sicuramente uno dei titoli migliori di questa travagliata fase e rappresenta un segnale importante che la strada intrapresa potrebbe finalmente essere quella giusta.

 

Thunderbolts*, 2025
Voto: 7,5
Per condividere questo articolo: