Un amore millenario raccontato in Pharaoh’s Concubine

L’antico Egitto dei Faraoni è una cornice splendida per ambientare una storia d’amore che travalica i secoli e giunge fino ai nostri giorni.

 

 

Tra le tante cose che ho cominciato a leggere nel panorama manhua (manga cinesi), Pharaoh’s Concubine è stato il secondo titolo che mi ha maggiormente colpito; il primo è stato Tales of Demons and Gods. Mi piace viaggiare con la fantasia nelle epoche storiche, l’ho scoperto seguendo diversi anime che iniziano prendendo spunto da fatti realmente accaduti. Pure questo lavoro dello scrittore Yōu Shì, realizzato dall’artista Misha, trae dalla storia la sua ispirazione, ma poi viaggia per conto suo raccontandoci una favola del tutto nuova.

Ivy è una ragazza di buona famiglia, ha gli occhi azzurri e i capelli biondi; studia storia antica per entrare all’università. È una ragazza dolce e gentile a cui tutti vogliono bene. Il suo amato fratello le regala un braccialetto a forma di serpente proveniente dall’antico Egitto; dopo averle consegnato il regalo e averla rassicurata di volerla sempre accanto a se, le rivela di essere in procinto di sposarsi.

A Ivy si spezza il cuore. La ragazza capisce che questi sentimenti sono troppo forti per un semplice amore fraterno. Così prende coscienza di essere innamorata del suo stesso fratello. Il desiderio di scappare è così forte da attivare un’antica maledizione celata all’interno del braccialetto. La ragazza si ritrova in mezzo al deserto di tremila anni addietro.

Qui viene trovata da due viaggiatori che la traggono in salvo. Lei non capisce cosa sia successo e chiede di poter tornare a casa; i due ragazzi la rassicurano che faranno il possibile, ma la pregano di partecipare alla festa che si terrà la sera al palazzo del Faraone: una ragazza con le sue caratteristiche fisiche è una rarità che non può essere ignorata. Presentarla al figlio del Faraone può garantire i suoi vantaggi. L’insistenza dei suoi salvatori è tanta che Ivy cede, ma non vuole rivelare la sua vera identità. Decide quindi di farsi chiamare con il primo nome egizio che gli viene in mente: Nefertari.

 

 

La festa a palazzo del Faraone è lussuosa. Lei è l’unica ragazza dai capelli biondi e dagli occhi azzurri e conquista subito le attenzioni del figlio del Faraone, il giovane Bifet. Come potete immaginare, la differenza culturale tra un ragazzo, figlio di un Faraone, vissuto mille anni prima di Cristo e una ragazza del ventunesimo secolo, con una chiara cultura orientale, entrano immediatamente in contrasto. Questo non fa altro che sorprendere e incuriosire Bifet che decide di conoscerla meglio e tenerla a palazzo con se.

Ivy vuole tornare a casa, ma si rende conto che, per il suoi studi, questa è un’occasione imperdibile. Dopo le iniziali resistenze, decide di rimanere a palazzo. Bifet s’innamora di lei perdutamente, non può ancora decidere liberamente del suo futuro perché è costretto a seguire le decisioni di suo padre e dei sacerdoti del tempio, ma si ripromette di sposare Nefertari e renderla la sua prima ed unica sposa.

Ivy è scossa da queste attenzioni e rifiuta categoricamente di accettare l’amore di Bifet; questo le permetterà di riattivare la maledizione del braccialetto e tornare nel presente. La sua vita sembra essere tornata alla normalità quando scopre che la storia è cambiata. Ramese II, il Faraone più famoso della storia dell’Egitto, è morto pochi anni dopo la sua salita al trono e la storia del suo grande amore per Nefertari non è mai nata.

La storia d’amore di Rameses II e Nefertari, che l’autore fantasiosamente descrive come una amore che travalica i secoli tra Bifet e Ivy, ha un fondamento storico reale. Il Faraone ha realmente elevato la sua consorte ad un importanza sociale e politica mai vista prima in Egitto. Ha fatto realizzare per lei immense statue che venivano sempre poste affianco alle sue e a quelle delle più importanti divinità egizie.

 

 

Il gioco di prestigio che lo scrittore Yōu Shì ha realizzato creando questo rapporto tra una giovane ragazza moderna ed un Faraone dell’antico Egitto è fantastico. Un amore così forte che si sintetizza in una frase di Bifet: “Chiedimi qualsiasi cosa. Io sono un Faraone ragionevole, ma per te sono disposto a diventare un Faraone irragionevole e a darti tutto quello che vuoi, pur di farti rimanere vicino a me”.

In questa bellissima storia d’amore, che si tinge anche di intrighi politici e religiosi, si riesce a respirare l’antica cultura egizia. Si percepisce in modo netto l’importanza del Faraone per il proprio popolo, ma anche la grande influenza che i sacerdoti e le superstizioni avevano su chiunque. Molte figure descritte sono sicuramente romanzate, ma l’autore mantiene alcuni passaggi storici avvenuti realmente.

I disegni sono molto belli. Non riconosco un particolare tratto cinese, ma vi ritrovo qualcosa di più simile alla scuola coreana, con volti allungati ed appuntiti e corpi molto longilinei. Sono stato piacevolmente colpito dai dettagli, si nota che l’autore ha approfondito la conoscenza sull’architettura, sulla cultura e sulle usanze dell’antico Egitto. Uno sforzo che ha dato i suoi frutti, perché si percepisce molto bene lo spirito dell’antica civiltà nelle immagini di questo lavoro.

Ve lo assicuro, oltre la bella storia d’amore, c’è molto da scoprire. I personaggi sono ben caratterizzati e la storia è tambureggiante, ricca di imprevisti e svolte che mantengono la storia viva e vivace. Io ne sono rimasto positivamente colpito e sono convinto che questo lavoro valga la pena di essere seguito. Ringrazio come sempre i fan che, con il loro duro lavoro senza fini di lucro, ci permettono di poter leggere opere che non sono ancora state pubblicate in Italia e che forse non arriveranno mai.

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