Una Volta C’Erano Più Stegosauri

A volte mi chiedo se sia necessario avere un buon prodotto per mettere qualcosa in commercio. Questo fumetto dimostra il contrario.

 

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Ultimamente mi chiedo se il fatto di essere “diventato grande” mi stia facendo cambiare radicalmente gusti. Faccio fatica ad approcciarmi a giochi da tavolo dal regolamento complesso, ho iniziato a vedere meno film e più serie (tanto mi addormento dopo mezz’ora), e trovo più difficile farmi coinvolgere da qualche storia. Una Volta C’erano Più Stegosauri però è probabilmente qualcosa che mi avrebbe fatto schifo anche da ragazzino.

Cominciamo col dire che Stegosauri propone una storia dove non esiste alcuna storia; non c’è un filone logico, e non ci sono messaggi, o sottotesti, ma nemmeno trame secondarie. Non c’è nulla. C’è solo il protagonista che si trova invischiato in qualche vicenda a causa della sua inettitudine e che dovrebbe, con le sue azioni, provocare qualche sensazione. Ed invece l’unica cosa che si prova è astio nei confronti di questo personaggio così piatto, scialbo, privo di nerbo, incapace di fare alcunché.

 

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Ci sono personaggi analoghi in altri fumetti che sono stati sapientemente tratteggiati e che sono diventati delle vere e proprie icone (su tutti il mitico Ataru Moroboshi di Lamù), ma qui Antonio “Toni” Cancelli è solo un povero deficiente che ti fa odio solo a guardarlo. Nel centinaio di pagine che compongono il volumetto, la coppia formata da Andrea Baricordi (autore) e Gianmaria Liani (disegnatore) è incapace di entrare nel dettaglio, di approfondire in alcun modo i personaggi che girano intorno al protagonista (e il protagonista stesso). Sembra quasi che i due si siano messi a scrivere questo fumetto tanto per svago, senza alcuna idea in mente, e solo sul finale qualcosa sembra iniziare a decollare (ma il fumetto finisce, e quindi…).

Come detto non esiste alcun filo logico ad unire le varie storielle prive di mordente e che spesso irritano più che interessare (nel migliore dei casi annoiano). In una sola occasione ho riso ed in due ho sorriso; magari non era nelle intenzioni quella di fare di quest’opera un fumetto comico, ma onestamente allora non si capisce cosa dovesse essere.

 

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Le numerose citazioni sono fin troppo invadenti, dai comprimari mutuati da Charlie Brown ad un intera storiella dedicata ad un corto su Star Wars. L’autore è privo di idee ed il disegnatore gli va di pari passo, con un tratto deciso che di tanto in tanto può ricordare quello di Leo Ortolani ma comunque generalmente piuttosto anonimo e che non attira l’attenzione del lettore.

Stegosauri è uno di quei fumetti che non si capisce come abbiano fatto a finire in libreria. Oltre al titolo ed alla copertina accattivante, non c’è proprio nulla di buono che possa essere proposto al lettore (fatto salvo il disegno). Il prezzo di copertina di 9 euro è troppo alto di almeno 10 euro: dovrebbero pagarvi per leggerlo.

Una prova disastrosa, che non provoca alcun interesse nel lettore se non quello di finirlo il prima possibile per levarselo di mezzo e non rimanere col dubbio che nel finale si nasconda un capolavoro (no, non si nasconde proprio nulla). I dialoghi sono fini a se stessi, non c’è mai un momento di pathos, i personaggi sono delineati in modo superficiale e sciatto.

Una porcheria, ecco cosa: Stegosauri è un pessimo fumetto dal quale dovremmo tenerci tutti alla larga.

 

Una Volta C’erano Più Stegosauri, 2009
Voto: 4