Va bene lo spettacolo; ma il rispetto dov’è finito?

Moto volanti in Moto3, botte da orbi in MotoGP; occorre calmarsi o può finire male.

 

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Una gara a eliminazione; fisica, più che tecnica. Quanto accaduto domenica scorsa, a Losail, durante Qatar-2, deve far riflettere.
Nelle gare motociclistiche la sportellata ci sta. Non è la cosa più pulita e più onorevole del mondo, ma tutti utilizzano la tecnica del “levati, ragazzino” quando l’ingresso in curva è chiaramente migliore, e lo si fa evitando di carambolare sull’avversario o spingendolo via. E quando capita, è giusto che volino gli stracci.

Sappiamo bene quanto le gare di Moto3 siano combattute, visto il livellamento delle moto e la costante del gruppone di testa che si sorpassa continuamente dalla prima all’ultima curva della gara; non a caso lo reputo il campionato più divertente da seguire.
Le collisioni sono di conseguenza più frequenti, anche considerando che i “pilotini” della Moto3 spesso hanno un’età compresa fra i 15 ed i 19 anni e la loro inesperienza è pari alla loro eccessiva foga. Non è certo la prima volta che vedo una gara con molti incidenti; cosa c’è stato di diverso dal solito?

 

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Beh, domenica si sono visti fin troppi impatti non causati dall’aver sbagliato nel calcolare l’angolo di piega, o la possibiltà di chiudere la curva, quanto dall’aver completamente ignorato i punti di staccata ed il rispetto per gli avversari (oltre che per la propria scuderia). Già avevamo visto qualcosa durante Qatar-1, con Artigas frombolare altre tre moto in staccata, ma qui si è passato il limite, con gente che si è deliberatamente appoggiata, che per l’ennesima volta è entrata in curva usando l’avversario come sponda (vero, Tatay?), o ancora abbattendo chi si trovava in piega, facendo la propria traiettoria, pur di farsi spazio. O peggio, facendo volar via la propria moto (Alcoba) dopo aver colpito il posteriore di quella davanti e finendo sulla testa di un avversario (McPhee).

Di situazioni oltre il lecito se ne sono viste troppe, ed anche se alla fine sono stati solo cinque i piloti a non tagliare il traguardo le cadute potevano essere molte di più.

 





 

Ed un segnale non certo migliore arriva dalla MotoGP: dopo l’indegna scena tra Marquez e Rossi di qualche anno fa, oggi in molti si sentono legittimati ad andare sopra le righe. L’ingresso in curva di Mir, oltre l’accettabile buon senso, è stato vendicato col violento colpo che Miller ha assestato in uscita di curva, mezzo giro dopo. E per quanto dicano i protagonisti, entrambe le manovre sono state deliberate e violente.

Qui c’è un problema di fondo di cui la Federazione e la Dorna devono assolutamente farsi carico. Occorre sanzionare duramente, ed in modo esemplare, chi mette a rischio la gara ma soprattutto l’incolumità degli avversari. Che si tratti dell’ultimo dei piloti o del campione del mondo, occorre cominciare a comminare squalifiche e sanzioni pecuniarie rilevanti, prima che qualcuno si faccia molto, molto male.

Il motociclismo non è uno sport di gladiatori, e non deve esserlo. Non si deve fare spettacolo sulla pelle delle persone (oltre ai rischi intrinsechi che le gare motoristiche comportano) e, oltre all’ipocrisia della commissione di gara, il perbenismo deve finire. È allucinante vedere che McPhee, tirato giù da una pericolosissima e spericolata manovra di Alcoba, si veda sanzionato perchè ha reagito ed una volta rialzatosi ha iniziato una mezza rissa. È semplicemente ridicolo. McPhee ha fatto quello che in un qualsiasi contesto sano si dovrebbe fare: insegnare la lezione a chi ti danneggia (visto che gli enti preposti non lo fanno). Ed invece, lo scozzese ha pure dovuto chiedere scusa. Follia.

Chi gestisce la baracca deve assolutamente cambiare rotta. Così non è possibile continuare; e lo si faccia prima che a rimetterci sia qualcuno che non si rialzi più.

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