L’ennesima serie prodotta da Netflix che parte bene e finisce molto male: peccato, vista la capacità di reggere botta nelle prime puntate.

La domanda che gli utenti si fanno sempre più spesso in relazione a Netflix, è se mantenere l’abbonamento abbia senso vista la scarsa qualità dei prodotti a catalogo e il recente aumento dei prezzi. La risposta dovrebbe essere evidente ma, un po’ per pigrizia, un po’ per la speranza di trovare qualcosa di decente da vedere e un po’ perché evidentemente la capacità critica dei più sembra essere drammaticamente crollata, la sopravvalutata piattaforma di streaming statunitense continua a fare il pieno di utenti.
Nella speranza di trovare qualcosa di buono che possa smentire la salda opinione che ci siamo ormai fatti di Netflix, abbiamo provato a visionare una produzione europea che pareva avere il carattere di un buon thriller. Il risultato è stato più che deludente: è stato irritante.

Who Is Erin Carter? è una serie anglo-spagnola prodotta dalla N rossa che vede una ragazza inglese arrivare in Spagna con una bambina e là rifarsi una vita. Di lei nulla sappiamo: il suo passato, le motivazioni che la portano a cambiare Paese, chi sia la bimba che porta con sé. Who Is Erin Carter? riesce immediatamente a costruire un palcoscenico ricco di fascino e mistero, grazie a evidenti situazioni che non tornano e che lasciano chiaramente intuire che c’è un non detto nel passato della protagonista e della non-figlia che l’accompagna.
Who Is Erin Carter? ha tante doti: la prima è quella di saper appunto realizzare una storia che si lascia aperte tantissime porte, da quella dello spionaggio a quella del soprannaturale aa quella del crimine; la seconda è di non voler spettacolarizzare le sue scene, preferendo uno stile asciutto e di sostanza; e la terza si poggia sulla caratterizzazione di una protagonista affatto appariscente, vincente o perfetta. Tutti questi aspetti formano un’eccezionale base di partenza che rende Who Is Erin Carter? una serie assolutamente avvincente. Almeno per le prime tre puntate e mezza.

Poi il giocattolo si rompe, e lo fa malamente. Da un prodotto dove sembra regnare sobrietà e profondità si scade sempre più rapidamente in una serie la cui sceneggiatura propone situazioni e scelte dei personaggi non credibili, completamente irrealistiche e non proponibili ad uno spettatore che abbia almeno tre neuroni funzionanti. Più si va avanti, più Who Is Erin Carter? sembra un insulto all’intelligenza umana.
E tutto questo è un vero spreco: il preambolo iniziale poteva, similarmente a Black Summer nel suo genere, far presagire ad una serie di spessore e di vero interesse. E nemmeno basta l’ottima prova attoriale di Evin Ahmad, solidissima nelle scene recitate per quanto non del tutto a suo agio nelle sequenze d’azione.
Per una volta abbiamo una protagonista che non ha bisogno di svestirsi o di fare la parte della femme fatale per conquistare il pubblico; la sua semplicità ed efficacia da sole sono la metà di quanto di buono propone Who Is Erin Carter?.
Peccato che lei e le prime tre puntate della serie non bastino a salvare la produzione dal disastro.

Oltre ad una sceneggiatura da colonia penale, accanto alla protagonista c’è praticamente il vuoto.
Ad essere promossa a pieni voti troviamo in pratica solo Susannah Fielding, mentre sufficienze strappate arrivano per Douglas Henshall e lo spagnolo Pep Ambros. Tutti gli altri attori, che hanno parti non secondarie nella serie, sono terrificanti nelle loro parti: a partire dal belloccio inespressivo Sean Tale, passando per la presunta figlia della protagonista Indica Watson (che ha tratti anglosassoni mentre Evin Ahmad è mediorientale: viva i cultori dell’inclusività che giustificano ogni assurdità) e giungendo all’insopportabile e posticcia Denise Gough. Una nota a parte va per Charlotte Vega, chiusa in un personaggio stereotipato che non le può lasciare spazio di manovra e che quindi evitiamo di valutare.
Un altro aspetto di Who Is Erin Carter? che lascia perplessi è la scelta cromatica utilizzata per la serie: toni accesi chiaramente artificiali che forse servono da pubblicità turistica per le ammirevoli coste spagnole, ma che cozzano con la realtà (esattamente come per Stay Close) e che danno allo spettatore un senso di “sbagliato” almeno fino a che non ci si abitua.
Il risultato finale di Who Is Erin Carter? irrita chi si cimenti nella sua visione. Si parte da una serie potenzialmente di altissimo valore e si finisce a voler denunciare Netflix e gli sceneggiatori per averci fatto buttare nel secchio sette ore della nostra vita.
Uno spreco come non ne vedevamo da tempo.









