La vittoria a valanga di AFD in Sassonia è la risposta di chi da vent’anni chiede una diversa politica europea sull’immigrazione.

Non poteva essere altrimenti: da domenica sera, il tam tam meditico scatena anatemi sull’elettorato tedesco, reo di aver votato in massa Alternative Fur Deutschland nelle elezioni regionali dell’Anhalt-Sassonia. Il 44% raggiunto dal partito di estrema destra parla chiaro, e si associa ad un movimento lento ma costante che coinvolge tutta l’Europa.
Stanno infatti venendo al pettine tutte le crisi sociali che da due decenni la miope e ideologica guida dell’Unione Europea a trazione social-democratica ha voluto ignorare: la crisi migratoria e di sicurezza in primis, ma anche la sistematica cancellazione delle tradizioni e della cultura di ogni singolo Paese aderente all’UE, per non parlare della distruzione dei valori tradizionali che hanno reso il vecchio continente quello che era fino ai primi anni 2000 (famiglia, principi cristiani, dialogo e tolleranza).
E il risultato in Sassonia è l’ovvio risultato di quando si ignora un malcontento che cresce ogni giorno di più.

Non si tratta di nazismo, e per capirlo non ci vuole un genio. È innegabile che i germi che hanno permesso la nascita di AFD possano ricondursi a posizioni di estrema destra e probabilmente legate ad un passato vecchio di quasi 100 anni, tendenzialmente morto e sepolto (anche se mai dire mai); nei dieci anni di esistenza AFD ha però affinato il tiro. Ed è per questo che oggi AFD raccoglie quasi il 50% dei voti nell’est della Germania: non solo perchè è l’unica voce discordante rispetto alla piattezza dell’offerta politica tedesca, ma anche perchè ha perso quei connotati più estremisti che indubbiamente la contraddistinguevano nei primi anni di esistenza.
La situazione è simile in molti Paesi europei, d’altronde. Se in Italia abbiamo un governo di centrodestra in carica da quasi cinque anni (il più longevo della storia, complimenti) che ha fatto bene in campo economico ed internazionale, la sua poca efficacia sulla certezza della pena, sulla sicurezza e sull’immigrazione ha prestato il fianco alla creazione di un partito, Futuro Nazionale, che sta progressivamente erodendo voti alla coalizione guidata da Giorgia Meloni. L’8% stimato (ed in crescita) raggiunto dal partito di Roberto Vannacci è una spina nel fianco che dovrà essere gestita: i temi proposti da Vannacci sono ampiamente condivisibili dalla maggioranza di elettori di centrodestra, con l’esclusione di quell’occhiolino strizzato alla Russia che rischia di far saltare il banco e di riconsegnare il Paese alle sinistre più becere dai tempi del dopoguerra.

In Francia Rassemblement Nationale si candida fortemente a guidare il paese alla scadenza del mandato affidato a Emmanuel Macron, il quale sta ridicolmente tentando di tenere strette le leve del potere fino all’ultimo, avvicendando governi sempre meno presentabil e stabili facendo solo il male della nazione. L’ostacolo per Marine Le Pen è più legato alle azioni giudiziare portate nei suoi confronti agli assenti programmi politici di rilievo proposti dalla sinistra; come in Italia, spesso le scelte della magistratura sembrano essere mirate e non del tutto trasparenti.
In Inghilterra i movimenti di destra (estrema e non) si fanno sempre più sentire a causa dei continui crimini commessi da immigrati (soprattutto islamici). Dopo il caso Southport se ne sono susseguiti numerosi altri, e la situazione è tesa soprattutto lungo le coste sud, dove approdano i clandestini in arrivo dalla Francia.
In questo quadro, solo la Spagna tra le principali nazioni europee sembra ancora restare in finestra e non aver scelto di cambiare rotta, anche se il recente caso Ceuta e la sempre maggiore impresentabilità di Pedro Sanchez sembrano essere la possibile goccia capace di far traboccare il vaso.

Come dicevamo al tempo delle ultime elezioni amministrative europee, l’Europa sta virando a destra; ancora troppo piano a dirla tutta, con un elettorato moderato a cui è stato insegnato che un voto a destra può far ricadere il continente nei totalitarismi della prima metà dello scorso secolo. L’alternativa che abbiamo oggi è però una politica molto brava a coniare termini e slogan solidali, ma sostanzialmente ostile all’europeo di nascita e la cui agenda sembra essere unicamente quella della distruzione del tessuto sociale del nostro continente.
Il governo Meloni in Italia ha dimostrato che una destra parlamentare può tranquillamente esistere, e che la campagna delle sinistre basata sulla paura e sull’odio attecchisce solo su chi è ideologizzato. Forse il vento sta finalmente cambiando, e una nuova rotta in Germania, in Inghilterra ed in Francia potrebbe consentire all’Europa di tornare a difenedere sé stessa da una distruzione interna ed esterna che dura da troppo tempo.









