20 anni senza Chuck Schuldiner

Un ricordo, a 20 anni dalla morte, di colui che da tutti gli amanti del genere è riconosciuto come il padre del Death Metal.

 

 

Venti anni fa, oggi, un infame tumore al cervello si portava via, dopo una strenua lotta, l’immenso Chuck Schuldiner. Considerato da molti (a mio avviso a ragione) il vero creatore del Death Metal, Chuck ha lasciato un vuoto incolmabile in tutto il mondo della musica pesante. Fonte di ispirazione per generazioni di musicisti negli anni a venire, la sua morte fu un colpo terribile per tutti i fan, i colleghi e gli addetti ai lavori.

Dopo aver imparato a suonare la chitarra praticamente da autodidatta, Schuldiner è diventato un maestro del suo strumento, imponendosi come uno dei migliori chitarristi metal di tutti i tempi, sia a livello tecnico che compositivo. Con i Death, da lui gestiti sempre in maniera quasi dittatoriale (e il tempo gli ha dato ragione in questo), Schuldiner ha gettato le basi per il Death Metal, applicando per la prima volta al genere anche influenze derivanti dal jazz, che ne hanno innalzato notevolmente l’aspetto tecnico, creando così quello che verrà poi definito, appunto, Technical Death Metal.

Le prime mosse di Schuldiner in campo musicale risalgono al 1983, quando fonda i Mantas, embrione dei Death, con i quali registra i primi brani finiti sulle demo che daranno subito al gruppo una certa notorietà nel circuito underground. L’anno successivo il gruppo verrà sciolto e subito rifondato come Death, nome che Chuck sceglie in seguito al dolore per la morte del fratello maggiore Frank, avvenuta nel 1974 a causa di un incidente stradale.

Dopo vari cambi di formazione, i Death giungono infine al contratto con la Combat Records, che permette loro di registrare nel 1986 il loro primo disco, Scream Bloody Gore, pubblicato poi nel 1987. Il “Gore” del titolo è riferito a Tipper Gore, moglie del senatore Al, che in quegli anni tanto si batteva, lei, contro i gruppi rock definiti pericolosi e immorali… Da lì in poi inizierà per il gruppo un percorso trionfale che, nonostante i molti cambi di line-up, li porterà a diventare i portabandiera del Death Metal.

 

 

Sempre molto modesto e schivo circa questa sua “paternità” del genere, Chuck, con i sette album pubblicati dai Death tra il 1987 e il 1998, ha plasmato un’epoca nella storia del Metal tutto. Sette gioielli ovviamente dal punto di vista strumentale, ma anche per quanto riguarda i testi delle canzoni, perlopiù di denuncia sociale e trattanti i temi più profondi della vita, su tutti ipocrisia e dolore. Impossibile poi non citare il mitico Individual Thought Patterns, del 1993, capolavoro caratterizzato da una line-up mostruosa che annoverava Andy La Rocque all’altra chitarra, Steve Di Giorgio al basso e Gene Hoglan alla batteria. Un vero e proprio dream team, e si sente…

Altra menzione speciale anche per l’ultimo, meraviglioso, The Sound Of Perseverance, disco che chiude la carriera del gruppo come meglio non si sarebbe potuto.

Detto della sua presenza sul disco Jesus Killing Machine, del 1994, con la band thrash Voodoocult; Schuldiner, dopo i Death, mette su un progetto alternativo, i Control Denied, con cui pubblica nel 1998 The Fragile Art Of Existence.

L’anno dopo, a seguito di insistenti dolori al collo, arriva la terribile diagnosi del tumore. Inizialmente le terapie sembrano dare buoni risultati, ma poi la malattia ritorna e Chuck, infine stremato dalle pesanti cure, cede a una grave polmonite il 13 dicembre 2001, a soli 34 anni.

Si potrebbero fare i soliti mille discorsi su quanto altro di straordinario avrebbe creato Schuldiner negli anni a venire, ma è un esercizio inutile e doloroso. Resteranno di lui, per sempre immortali, una manciata di dischi stupendi e basilari per un intero genere musicale, uno stile chitarristico e vocale che ha fatto scuola e la determinazione incrollabile di un ragazzo gentile e modesto, a dispetto dell’aggressività della sua musica che, tra le tante difficoltà e i tanti dolori inflitti dalla vita, è riuscito a innalzarsi ai massimi livelli nel panorama di un intero genere musicale.

Grazie infinite Chuck!

 




 




Per condividere questo articolo: