Albania: la religione come strumento di potere

Edi Rama vuole creare una Città del Vaticano islamica dentro Tirana; quali sono i veri obiettivi del leader albanese?

 

 

Il primo ministro dell’Albania, Edi Rama, ha recentemente annunciato l’intenzione di creare uno Stato autonomo all’interno della capitale Tirana, chiamato “Stato Sovrano dell’Ordine Bektashi”. La creazione di questo microstato, che occuperebbe una superficie pari a un quarto di Città del Vaticano, sembra essere una mossa politica di Rama, il quale cerca strade originali per porre l’Albania al centro della politica internazionale.

L’Ordine Bektashi, fondato nel XIII secolo in Anatolia, è un ramo islamico sufi di derivazione sciita, noto per il suo approccio inclusivo; la loro interpretazione del Corano, che incorpora elementi mistici e pre-islamici, è spesso vista con sospetto da parte dei musulmani più tradizionalisti. Nonostante questo, l’Ordine ha svolto un ruolo significativo nella diffusione dell’Islam nei Balcani, trovando une terra permeabile alla propria dottrina. Oggi i Bektashi sono particolarmente attivi in Albania, Kosovo e Macedonia, con la loro sede mondiale situata proprio a Tirana.

L’Albania è un Paese multiconfessionale, dove cristiani e musulmani convivono pacificamente da secoli e la sfera religiosa non alimenta alcun tipo di dibattito politico. La creazione dello Stato Bektashi vuole simboleggiare il dialogo interreligioso e mettere l’Albania sulla cartina geografica della geopolitica; da millenni, infatti, la religione rappresenta una dimensione del potere politico e oggi Tirana vuole crearsi un ruolo di mediatore in un momento storico in cui le questioni di fede stanno vivendo un nuovo protagonismo nei conflitti che scuotono Mediterraneo e Medio Oriente.

Il nuovo Stato avrebbe una sua amministrazione, con un proprio Governo e passaporti propri; conformemente al credo dell’Ordine Bektashi, noto per la sua tolleranza, nel futuro Stato non verranno imposte regole restrittive: sarà permesso il consumo di alcolici e le donne potranno vestirsi liberamente. Il leader dell’Ordine, Baba Mondi, ha dichiarato che la libertà di pensiero e la moderazione saranno i pilastri fondamentali della nuova entità statale.

Nonostante l’annuncio ufficiale del Primo Ministro Rama, molti esperti rimangono scettici sulla possibilità che questo progetto si concretizzi in un vero e proprio Stato sovrano. Se l’iniziativa non conta di danneggiare nessuno, sono problemi di tipo operativo quelli che sembrano ostacolare la nascita del nuovo Stato confessionale: chi definisce i confini? come verranno presidiati? Quali risorse economiche saranno messe a disposizione del nuovo Governo? Lo Stato avrà una propria forza militare? Interrogativi a cui il Gabinetto di Edi Rama non ha dato spiegazione e che per adesso rendono il progetto una mera idea.

 

 

Il Bektashismo, con la sua visione liberale e non ortodossa dell’Islam, è stato a lungo perseguitato, sia durante la caduta dell’Impero Ottomano che in Turchia, dove venne bandito. In Albania, però, i Bektashi hanno avuto un ruolo cruciale nel risveglio nazionalista contro gli ottomani, promuovendo una forma di Islam tollerante che ha favorito la coesione delle comunità musulmane e cristiane attorno alla causa dell’indipendenza. Questo spirito inclusivo e moderato è ciò che Rama spera di mettere in luce attraverso la creazione del nuovo Stato, un simbolo per l’incontro di culti sempre più in conflitto tra di loro.

Edi Rama si è distinto negli anni come un politico abile nel catturare le esigenze di altri Paesi e rendere l’Albania un posto attraente per realizzarle. Con il progetto dello Stato Bektashi, il Primo Ministro albanese ha da subito catturato l’attenzione internazionale ma l’asticella si alzerà quando l’operazione simbolica e diplomatica dovrà trasformarsi in un reale strumento di potere geopolitico.

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