American Born Chinese: la recensione

Se amate i B-movies e i filmetti trash sui ninja, questa è la serie per voi… tra uomini scimmia e gemme rare.

 

American Born Chinese recensione

 

In un’epoca di puro revisionismo storico, prima o poi doveva accadere e infatti è successo: questa serie proposta su Disney+ va proprio ad affondare le radici in quella cosmogonia orientale delle pellicole alla Grosso Guaio a Chinatown e Superninja (capolavoro assoluto!), e il pubblico subumano di questo subgenere gioisce… Inclusi molti di noi. Gioiamo perché gli otto episodi ideati da Kelvin Yu sono costruiti seguendo esattamente le regole di questa narrazione; d’altronde si parla delle vicende di Jin Wang e di Wei-Chen, due adolescenti apparentemente molto diversi, che dovranno formare una squadra e salvare il Regno Celeste dalle mire dello spacconissimo Re Demone del Toro. Vi serve altro?

Mimetizzata in una tipica ambientazione da liceo americano, tra armadietti e partite di calcio con le cheerleader, questa storia propone foreste incantate, salti tra le nuvole e duelli di katane per mettere le mani su formidabili armi magiche. Il regista getta definitivamente la maschera in un paio di episodi centrali dove l’America sfuma e cede del tutto il passo ad un Paradiso immaginario fatto di guerrieri bestiali e affascinanti dee porno soft da happy ending. La particolarità ma anche pecca del prodotto è che gli episodi sono interamente parlati in cinese (!) e sottotitolati in italiano.

Si tratta di un problema perchè alla lunga, per quanto possa piacerti questo adorabile carrozzone di boiate, risulta davvero faticoso leggere continuamente il testo, e come se non bastasse spesso i dialoghi sono così veloci che le parole appaiono e spariscono come un lampo. La bestemmia è dietro l’angolo ma anche il cazzotto sullo schermo. Cosa non buona, considerando quanto costano le smart tv in questi ultimi mesi.

 

American Born Chinese recensione

 

Ispirato all’omonimo fumetto americano di Gene Luen Yang, questo titolo ha un grande merito. Non racconta di supereroi ma di “quelle persone che intraprendono il loro cammino, che mostrano coraggio, che aiutano gli altri”. Perché “un eroe è una persona con superpoteri, o solo una persona che decide di combattere per qualcosa di importante”. Non solo.

Nella sua indubbia leggerezza, American Born Chinese si sforza ad analizzare le difficoltà di inserimento dei ragazzi cinesi di seconda generazione nella rete sociale degli Stati Uniti. Come? Col divertente espediente del personaggio di Freddy Wong, protagonista della fittizia sitcom Beyond Repair dove viene ampiamente perculato per la sua sfiga ma anche per la sua etnia. La scelta di non accettare il ritorno del successo pur di non accettare anche il ritorno della presa in giro del pubblico è il simbolo di una minoranza che ha il suo orgoglio e non vuole calpestarlo per soldi.

“Cos’altro può succedere?” chiede Wong prima che gli cada in testa un lampadario. Di certo accadrà che verrà girata una seconda stagione. Il finale lo chiama facile.

 

American Born Chinese, 2023
Voto: 7
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