La pericolosa svolta no-pass di Giorgia Meloni

Cara Giorgia, stavolta non ci siamo: non è una buona opposizione quella che supporta gli estremisti del dei no-pass.

 

 

Ho sempre stimato Giorgia Meloni, fin dalla sua scelta di sganciarsi dal codazzo di Fini e Berlusconi per iniziare un’avventura politica del tutto indipendente e capace di tenere posizioni sane ma scomode, puramente di buon senso e senza scendere a compromessi. È così che ha portato il suo partito, Fratelli d’Italia, a navigare oggi intorno al 20%.

 

Negli ultimi mesi però la figura di riferimento per i patrioti italiani sta inanellando una serie di uscite poco condivisibili. Forse per la necessità di dover ricordare all’opinione pubblica che esiste anche un’alternativa al governo Draghi, forse per contrastare la manovra che il duo Berlusconi-Salvini hanno architettato per cannibalizzare l’intero schieramento di centrodestra, ma si ha quasi la sensazione che Giorgia Meloni debba necessariamente trovare delle battaglie da combattere pur di far sentire il suo nome – cosa che non rientra nel suo stile e che stona visibilmente.

 

 

L’ultima mossa in ordine di tempo è quella di criticare aspramente la stretta decisa dal governo in merito all’uso della carta verde vaccinale. La Meloni è sempre stata su posizioni libertarie sull’approccio alla vaccinazione, scelta possibile e fondamentalmente democratica; e al contrario di Salvini non ha mai dato l’idea di avvicinarsi alle posizioni oltranziste dei no-vax più radicali. Eppure questa volta la Meloni sembra sbagliare completamente il bersaglio: se siamo d’accordo che questi vaccini sono sperimentali e non sappiamo se possano comportare problemi nel lungo perido (ne abbiamo parlato non molto tempo fa), è incontestabile il fatto che maggiore il numero di persone non vaccinate, maggiore la possibilità che nascano nuove varianti, potenzialmente resistenti ai vaccini (proprio in questi giorni si parla di variante epsilon) con sonseguenti nuove emergenze mediche, morti, chiusure, blocco dell’economia.

 

 

Uno dei punti cardine della polemica in essere verte sulla presunta discriminazione in atto tra vaccinati e non vaccinati, e si fa fatica a condividerla. Oggettivamente determinate categorie professionali devono essere messe in posizione di essere tutelate e di tutelare gli altri: il personale sanitario, quello scolastico ed in generale tutto quello a contatto col pubblico, anche nelle strutture private, deve essere necessariamente vaccinato per ridurre il rischio di veicolare l’infezione. Si tratta semplicemente di una questione di buon senso.
Rimane verissimo il fatto che al tempo stesso sia necessario salvaguardare il lavoro di chi decida liberamente di non vaccinarsi (non essendo il vaccino obbligatorio); nel pubblico questo è  abbastanza semplice, basta cambiare le mansioni, eventualmente formando nuovamente il personale (una scelta normalmente antieconomica ma che è d’obbligo vista la situazione).

 

 

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei no-pass è clamorosamente, e assurdamente, quella degli accessi ai ristoranti, alle palestre, ai mezzi di trasporto, ai pubblici eventi: è qui che i no-pass fanno capire di non essere in grado di capire cosa li circonda. Evidentemente in molti non hanno assolutamente compreso cosa sia successo negli ultimi 18 mesi di emergenza sanitaria ed economica in Italia e nel mondo, e che certe scelte governative sono necessarie e addirittura auspicabili.

La tanto sbandierata libertà di cui si riempiono la bocca i no-pass è qualcosa di completamente privo di raziocinio se non addirittura un pretesto. Come già osservato in passato, queste frange, a cui si associano quelle formazioni di estrema destra che non hanno mancato di cercare lo scontro con le forze dell’ordine, non capiscono che la libertà non è fare ciò che più ci aggrada quando ci aggrada, ma fare quello che si vuole nello spazio possibile che non leda i diritti altrui. Una persona ha tutto il diritto a non vaccinarsi, ma non può pretendere che la società non prenda precauzioni (il green pass, in questo caso) per tutelarsi da situazioni emergenziali in grado di destabilizzarla.

 

 

Spiace dirlo, ma in questo frangente questo elettorato avvicinabile alla destra italiana si sta dimostrando estremamente simile ai peggiori elementi della sinistra; in entrambe i casi non si ragiona per il bene comune e puntando verso obiettivi a lungo termine ma ci si limita al proprio immediato tornaconto personale.

 

Male, molto male fa Giorgia Meloni a parlare di un governo che cerca di instillare il terrore. La leader di Fratelli d’Italia dovrebbe guidare il proprio elettorato verso una elevazione etica e morale, anche attraverso scelte scomode. Associarsi ai peggiori elementi della destra italiana le potrà far guadagnare voti nell’immediato ma le alienerà le simpatie dei suoi simpatizzanti più moderati.

 

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