State Of Decay è un gioco con caratteristiche atipiche e che mantiene alta la capacità di attrazione nonostante i numerosi bug che lo affliggono.

Nel mondo dei videogiochi, il tema zombi è uno di quelli più usati e talvolta abusati. Di titoli in salsa non-morti ce n’è a iosa, anche se la vera impennata si è avuta solo nell’ultima quindicina d’anni; State Of Decay è stato uno dei primi giochi ad unirsi a questa ondata, e lo ha fatto in modo sicuramente innovativo ed interessante.
Il titolo realizzato da Undead Labs e distribuito da Microsoft ci vede al centro della classica apocalisse zombi, e senza fornirci alcun preambolo o introduzione ci catapulta immediatamente al centro dell’azione; i primissimi secondi di gioco ci vedono infatti impegnati in combattimento per salvare noi stessi ed un nostro amico dall’attacco di alcuni folli che tentano di morderci. Da quel momento in poi non avremo mai un momento di tranquillità dovendo gestire il nostro piccolo gruppo, l’accampamento, le risorse disponibili e dovendo completare le missioni (legate alla storia o secondarie) che ci vengono proposte.

State Of Decay è uno strano ibrido, un survival d’azione che inserisce numerosi aspetti peculiari che non sono stati ancora riproposti in un gioco analogo.
Dal punto di vista della gestione del personaggio, la prospettiva in terza persona non agevola tantissimo quando si tratta di colpire i nemici: spesso e volentieri daremo mazzate alle farfalle, rimanendo girati dalla parte sbagliata rispetto ai nemici (che fortunatamente sono abbastanza tolleranti nei nostri confronti). Anche mirare con le armi da fuoco non è semplicissimo, con alcune pisole così imprecise da poter essere usate solo a cortissimo raggio (ma a causa dello zoom gli zombi ci saranno comunque addosso). Gli scontri sono comunque ben realizzati, essendo sempre sottonumero, dovendo fare i conti con la salute e soprattutto con la resistenza che ci impedirà di colpire o scappare quando le cose andranno per il verso storto.

State Of Decay ci consente di controllare diversi personaggi e di farci accompagnare da altri membri del nostro accampamento. Il sistema è molto buono dal punto di vista emozionale e per il fatto che vedere uno dei nostri beniamini fatto letteralmente a pezzi, sebbene possa essere un brutto colpo, non equivale alla fine prematura del gioco. D’altro canto però la scorta che possiamo richiedere è un’arma a doppio taglio: molto costosa in termini di punti-reputazione (che aumentano consegnando in base il frutto dei nostri saccheggi), diventa una beffa quando attivando una missione vedremo i nostri alleati sganciarsi (spesso senza dire una parola) e dirigersi verso casa, lasciandoci da soli e avendo buttato nel cesso i punti spesi. Non una buona implementazione per un concetto di fondo molto valido.

La gestione della base e delle risorse ha un ché di ruvido: la schermata dei miglioramenti può confondere e farci attivare funzioni o costruzioni senza chiederci conferma (costruzioni che ci permetteranno però di riparare auto e attrezzi o di costruire bombe incendiarie, proprio come in Dead State), mentre il sistema simil-MMO (pur essendo State Of Decay un titolo puramente single player) presume una certa persistenza del mondo, facendo consumare le risorse anche quando non stiamo giocando.

A dirla tutta trovare i materiali necessari a sopravvivere non è un problema: il mondo di gioco, estremamente ampio, è ricco di tutto quel che ci serve e non sarà necessario sbattersi più di tanto per ottenere quel di cui di volta in volta abbisognamo. Piuttosto manca un sistema che segnali dove siano gli oggetti che abbiamo lasciato indietro dopo aver speso tempo nella ricerca, magari perchè il nostro inventario è pieno: se ci sarà indicato in mappa se un edificio contiene ancora genericamente cibo o medicine da utilizzare unicamente per la base, non sarà indicato dove abbiamo lasciato pistole, o proiettili, pillole ristoratrici o quant’altro potremo equipaggiare personalmente.
Il gioco non è esente da bug anche importanti: dalla fisica delle auto che tendono a ribaltarsi senza motivi apparenti, all’apparizione dal nulla di fronte a noi di frotte di zombi, alla perdita di reazione nei tasti di movimento immediatamente dopo aver richiuso la mappa fino al fastidioso, costante stuttering che State Of Decay manifesta quando carica nuove porzioni di mappa e che rende il guidare i veicoli, specie quelli più veloci, un incubo. E questo, per non parlare della frequente compenetrazione dei solidi che accompagna le nostre partite.
Nonostante questo, State Of Decay è un titolo ben strutturato e che diverte sicuramente. Sebbene alcune missioni risultino alla fine ripetitive e complessivamente si respiri una certa aria stereotipata (l’esercito cattivo, i civili lasciati a morire e così via), la trama è interessante e il gameplay scorre via fluido. La possibilità di esplorare un’area di gioco amplissima, il fatto che se alcuni personaggi primari o secondari dovessero morire interi filoni narrativi verrebbero meno e che il gioco offre un approccio non diverso dal solito rende State Of Decay (magari nella versione YOSE, quella sempre imperfetta ma riveduta e graficamente migliorata) un videogioco sicuramente apprezzabile. Delle due espansioni, solo Lifeline è realmente interessante (spostando la storia in una città ed innalzando di molto il livello di difficoltà), mentre Breakdown è una semplice gara di sopravvivenza nel tempo che Project Zomboid ha sviluppato molto meglio.
State Of Decay è un gioco apprezzabile per gli appassionati di zombi, a patto di accettare i numerosi bug mai corretti da Microsoft; anche il suo seguito, State Of Decay 2, è un titolo da tenere d’occhio.









