Prove di ribaltone per Forza Italia?

L’allontanamento di Maurizio Gasparri dalla presidenza dei Senatori forzisti a favore di Stefania Craxi è un segnale che va oltre l’esito referendario.

 

 

C’è uno strano vento che soffia all’interno della maggioranza, dopo la sconfitta del referendum sulla magistratura. Se la Lega, abbastanza defilata sull’argomento, non ha avuto particolari scossoni, in Fratelli D’Italia Giorgia Meloni ha fatto leva sul voto per esautorare due personaggi come Daniela Santanchè e Andrea Delmastro che di certo non contribuivano a dar lustro al partito.
Ma è in Forza Italia che sta avvenendo un cambio sotto traccia che mette a rischio il futuro della maggioranza: la leadership di Antonio Tajani rischia di venire messa in discussione, e di conseguenza il posizionamento del partito in parlamento.

Forza Italia è stato lo strumento di Silvio Berlusconi per portare avanti la sua personalissima agenda politica, spesso finalizzata alla tutela dei propri interessi più o meno cristallini e all’arginare gli attacchi di una magistratura usata in modo politico fin dai tempi di Tangentopoli. L’impegno di Forza Italia e dei suoi principali esponenti nel referendum di poche settimane addietro non è casuale, ma figlio di una linea politica, economica e personalistica tracciata da Silvio Berlusconi.

Maurizio Gasparri, fedelissimo storico di Silvio Berlusconi e colonna portante dell’attuale segretario, è il primo a pagare lo scotto dell’esito referendario, e rischia di non essere il solo: si menziona la possibilità che l’altra stampella di Tajani, Paolo Barelli, possa fare la stessa fine. Il loro ruolo non è secondario all’interno del partito: sono (erano) i coordinatori dei Senatori e degli Onorevoli di Forza Italia. Ma l’elemento di vero disturbo e rottura è il nome chiamato a sostituire Gasparri: quella Stefania Craxi che col fratello Bobo fungono da pontieri, se non addirittura da quinte colonne, per avvicinare da tempo Forza Italia all’ala “progressista” del parlamento.

Stefania Craxi non è mai stata tenera con l’esecutivo Meloni, ed il suo nuovo ruolo potrebbe essere l’antefatto propiziatorio per il salto di sponda. Un ribaltone a fine legislatura non è così improbabile: Tajani ha non troppo tempo fa dato voce ad alcune anime del suo partito sostenendo una forma di Ius Soli che ha accomunato FI a Partito Democratico, AVS e altre forze di sinistra, tentando di scardinare i No di FdI e di Lega, ma soprattutto a rimettere in discussioni la storica alleanza di centro-destra sono gli ultimi sondaggi elettorali, che dopo la riuscita mobilitazione ideologica da parte della sinistra vede un possibile risultato di pareggio fra i due blocchi, cosa che paradossalmente aiuterebbe la sinistra, che ha voti più distribuiti nei vari collegi elettorali e quindi potenzialmente in grado di ottenere più seggi in parlamento.

Se Forza Italia dovesse sentir aria di sconfitta, grazie a personaggi come Stefania Craxi il movimento potrebbe disinvoltamente voltar faccia a Meloni e Salvini ed allearsi con PD e M5S, portando magari dentro la coalizione anche Renzi e Calenda alle spese di AVS. Insomma, il sentore che qualcosa di grosso possa succedere inizia a sentirsi.
Per gli elettori che anelano ordine e legge, rischiano di tornare i tempi bui.

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