Cursed – Stagione 1: la recensione

Cursed stravolge in peggio tutte le storie su Artù, Morgana e Merlino. Brutto, ma aiutami a dire brutto!

 

 

Brutto per com’è stato pensato e brutto per com’è stato realizzato: la scelta degli attori è in linea con la moda del “politicamente corretto”, per cui risulta decisamente sbagliata. Se non avessero inserito alcun riferimento alle saghe arturiane, allora si sarebbe potuto parlare di un lavoro mediocre che avrebbe potuto migliorare con le prossime stagioni, ma avendoci messo dentro tutti i possibili riferimenti legati ai leggendari personaggi di Camelot, esigo un minimo di coerenza.

Katherine Langford veste i panni di Nimue, la protagonista della serie nonché la futura dama del lago. Katherine è un’attrice molto carina, ma questo è quanto: immagino che quello di Nimue non fosse il personaggio più adatto a lei e alle sue doti interpretative, visto che non è stata in grado lasciarmi un ricordo diverso da quello dei puri canoni estetici; è stata scelta però per raccontare, attraverso gli occhi della protagonista, una rivisitazione della leggenda arturiana che trae spunto dall’omonimo libro di Frank Miller e Tom Wheeler.

Quando prendi una storia super conosciuta cui tutti attingono a piene mani, ti devi aspettare d’incorrere in critiche feroci quando decidi di stravolgere i personaggi delle saghe arturiane: non dico che non ti sia concesso di variare la storia o il destino dei personaggi, ma tanto vale scrivere un racconto senza dover per forza usare i nomi di Artù, Morgana, Lancillotto e Ginevra; lo fanno tutti, persino la DC con la trasposizione cinematografica del suo Aquaman, perché non optare per questa semplice scelta?

 

 

Come dicevo, la storia narra della maledetta Nimue che, disprezzata dal suo popolo per essere differente, si ritrova da sola a dover fare i conti con le sue origini. Nel suo viaggi incontrerà Artù, un giovane ed inesperto guerriero che vorrebbe diventare un cavaliere. A questo punto mi chiedo perché è stato scelto Devon Terrell, un giovane attore di colore per interpretare Artù? Non ha molto senso: l’immaginazione collettiva di chiunque conosca il sovrano di Camelot è di raffigurarlo come un qualsiasi abitante del medioevo britannico, in altre parole bianco e probabilmente anche molto pallido come gli inglesi o gli scozzesi. Non riesco ancora a capire quest’assurda moda di voler per forza essere politicamente corretti e dare ruoli sbagliati ad attori che, saranno anche capaci e bravissimi, ma sono palesemente fuori ruolo per le evidenti caratteristiche fisiche. Capiamoci, non ho niente contro gli attori di colore, ma ci sono cose che stonano e stoneranno sempre. Il miglior personaggio che ho visto in questa serie è stato Merlino, che è ubriaco per quasi tutta la prima stagione, quindi in sostanza inutile.

Strane rivisitazioni di alcuni personaggi rendono il lavoro strano: Pendragon ad esempio, il sovrano che ha provato a riunire l’isola inglese, che sembra essere un povero idiota nelle mani di una madre despota; il popolo di Nimue è un miscuglio di razze e di creature fatate, che ci possono anche stare nelle dinamiche del racconto; la crociata cattolica, capitanata da un monaco dipinto come un inquisitore, è la giustificazione per mettere tre forze in campo dove ne sarebbero certamente bastate due per scrivere la stessa storia; tanto per esagerare poi, la popolazione vichinga del nord, che fa la sua comparsa per scompigliare ancora di più le trame. Se questo non dovesse essere ancora sufficiente, altre creature più oscure faranno la loro comparsa in questo calderone di razze in lotta per un lembo di terra; mancano giusto i Pirati dei Caraibi e gli Eschimesi per completare l’accozzaglia di gente che appare in questa serie. Capite ora la mediocrità di questo lavoro?

 

 

Passiamo al secondo punto discutibile, in altre parole l’ambiente in cui la storia si dipana: tralasciando le belle scelte di alcune scene evidentemente digitalizzate, il resto della storia è girata, per assurdo, nei giardini di Villa Pamphilj; evidentemente hanno deciso di risparmiare, visto che ci sono tante ma proprio tante scene girate nel bosco. Piccole baracche tirate su alla come viene fanno da intermezzo tra la selva di alberi che ormai conosciamo per nome; detto questo, vi segnalo l’interpretazione del terzo pino che viene inquadrato nella maggior parte delle battaglie, perché è proprio bravo a fare il pino. Battute a parte, due stanze in croce, una grotta e la ricostruzione parziale di due vie di una cittadina medioevale sono il massimo che viene proposto; gli ambienti sono praticamente gli stessi, cambiano l’arredamento per sembrare diversi, ma con un buon occhio allenato ci si accorge subito che stiamo negli stessi luoghi. Il resto è buon vecchio ambiente digitale che puoi solo approvare quando nel complesso rende meglio di pino e dei suoi amici alberi.

Spero di essere stato abbastanza chiaro, ma se così non fosse ve lo ripeto: per me Cursed rimane mediocre, anche se provassimo a digerire l’uso forzato dei personaggi delle leggende arturiane. Ho letto di recensioni positive, che provano a leggere quest’opera come una storia di formazione i cui temi sono propri della nostra epoca: la distruzione della natura, il terrorismo religioso, le guerre insensate e il coraggio di andare oltre l’impossibile. Semplicemente controbatto dicendo che forse è il caso di accendere la TV e vedere la serie prima di dare giudizi: realisticamente parlando, senza doverci trovare per forza un messaggio nascosto, Cursed non è un capolavoro e si attesta in un’immensa mediocrità di altri lavori… anzi no, ha l’aggravante di essere tratto da un libro che vuole rivisitare storie immortali alla base del Fantasy moderno, che è peggio!

 

Cursed – Stagione 1, 2020
Voto: 4
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