Dopo la disfatta di Caporetto, le truppe italiane resistono sul Piave salvando l’Italia dal collasso. Da qui partirà la riscossa che un anno dopo la porterà alla vittoria.
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Con le truppe italiane arretrate enormemente a seguito dello sfondamento del fronte nella dodicesima battaglia dell’Isonzo, la cosa più importante per l’esercito italiano e per il nuovo Capo di Stato Maggiore Armando Diaz rimane quella di creare una forte saldatura tra la nuova linea Adriatico-Monte Grappa e il fronte del Trentino, in modo da evitare un secondo e ancora più pericoloso sfondamento tra le due linee. Ciò viene reso possibile grazie al fatto che con la ritirata l’estensione totale del fronte si è ora ridotto di circa 170 km, e le manovre militari si svolgono in zone ben più pianeggianti.
Diaz decide di spostare la 4° Armata dal Cadore al Monte Grappa per rinforzare questo vitale caposaldo, mentre sul basso Piave si schiera in assetto difensivo la 3° Armata di Emanuele Filiberto Duca d’Aosta. A fungere da importante riserva strategica arrivano anche le attesissime divisioni francesi e inglesi, promesse nel trattato di Rapallo del novembre 1917, che permettono di schierare tutte le riserve italiane nella prima linea difensiva senza temere di lasciare scoperte le seconde linee.

Diaz, oltre a imporre un nuovo assetto difensivo alle truppe sotto il suo comando e a riposizionare le armate sulla mappa, si fa notare anche per il miglior trattamento nei confronti della truppa che, memore di una cocente sconfitta, è sempre più afflitta dal morale basso e ha fame di alti comandi in grado di capire i bisogni quotidiani del soldato semplice.
Per tutta la durata dell’inverno tra il 1917 e il 1918 il fronte rimane relativamente calmo, ma la situazione interna degli austroungarici diventa sempre più precaria. Le risorse iniziano a scarseggiare, le sommosse aumentano e il rapporto con l’alleato tedesco si fa sempre più subordinato e sottomesso tanto che, in primavera, all’Austria viene imposto un nuovo massiccio attacco nel tentativo di chiudere una volta per tutte la partita con l’Italia.

Mentre i tedeschi si preparano all’ultima offensiva contro la Francia, il 15 giugno 1918 ha inizio la Battaglia del Solstizio, l’ultimo disperato tentativo austriaco di sfondare le linee italiane: alcuni reparti riescono ad attraversare il Piave in alcuni punti, ma la difesa e la resistenza italiana si fa accanita e non cede terreno; il poco terreno ceduto viene subito riconquistato con mirate azioni controffensive tese solo a respingere il nemico oltre il fiume, ma non ad inseguirlo. Già solo una settimana dopo, il 23 giugno, la situazione iniziale è del tutto ripristinata su tutta la lunghezza del fronte e, a fine agosto, anche l’offensiva tedesca contro la Francia si esaurisce con un fallimento.

Il fronte italiano tra l’estate e l’inizio dell’autunno si svuota di circa duecentomila soldati austriaci, con ben sette divisioni che vengono richiamate nelle zone interne per sedare le rivolte tra l’Ungheria e l’Austria; l’impero bolle, si indebolisce giorno dopo giorno e l’Italia fiuta l’opportunità. Il 24 ottobre, come per ripagare con la stessa moneta l’affronto subito appena un anno prima, le truppe italiane si scagliano all’attacco: alle tre del mattino una pioggia di fuoco cade sulle truppe austriache nelle vicinanze del Monte Grappa, ma la fanteria italiana non riesce ad avanzare molto. È nel settore del Piave, più a sud, che si fanno invece significanti progressi.
Il 26 ottobre, componenti della 10° Armata riescono ad attraversare il Piave e ad ingaggiare gli austriaci, creando una prima testa di ponte, mentre altre due armate, l’8° e la 12° vengono bloccate; il secondo giorno viene aperta la seconda testa a Sernaglia. L’obiettivo di Diaz è quello di spezzare il fronte austriaco in due, sulla strada che porta verso Vittorio Veneto, e ci sta riuscendo, nonostante il maltempo e la resistenza nemica. Le truppe italiane avanzano mentre il 29 ottobre viene diramata una prima ritirata delle truppe austriache, molte delle quali vengono catturate o iniziano a disertare in massa.

Il 30 ottobre, tutte le truppe hanno attraversato il Piave e le nostre avanguardie fanno il loro ingresso nella città veneta di Vittorio Veneto. La resistenza austriaca ha ormai poco senso, il fronte era già indebolito anche prima dell’offensiva italiana e il generale austriaco Von Straussemburg ordina finalmente una ritirata totale dal fronte italiano.

È la fine: il 31 ottobre gli alti comandi italiani e austriaci si incontrano a Villa Giusti per discutere le condizioni di pace. L’armistizio verrà finalmente firmato nel pomeriggio del 3 novembre 1918 e sancirà la fine di una lunga e logorante guerra per l’Italia, ma per l’Austria la fine di un Impero.









